“La straordinaria giornata di lotta del 7 maggio ha segnato un passaggio importante per l’intero mondo del lavoro portuale italiano. Lo sciopero nazionale promosso da USB Porti, che ha aperto e reso possibile un percorso di mobilitazione oggi sempre più ampio nel settore, ha registrato una partecipazione ampia e determinata nei principali scali del Paese, dalle banchine ai piazzali, fino al presidio nazionale davanti al Ministero del Lavoro a Roma.
Una mobilitazione che ha costretto il Governo ad aprire un primo tavolo tecnico sul riconoscimento del lavoro portuale come attività usurante ai fini pensionistici, una rivendicazione che nasce direttamente dalla fatica, dai rischi e dall’usura fisica e psicologica che migliaia di lavoratori affrontano ogni giorno nei porti italiani. La convocazione del tavolo rappresenta un primo risultato concreto prodotto dalla mobilitazione nazionale dei portuali.
Particolarmente significativa è stata la presenza della delegazione proveniente dal porto di Gioia Tauro, che ha partecipato al presidio romano. Tra i componenti della delegazione anche Mimmo Macrì, segretario dell’ORSA Porti, protagonista di una collaborazione sindacale ormai storica con USB Porti e componente della delegazione ricevuta presso il Ministero del Lavoro.
Nel corso dell’incontro istituzionale, Mimmo Macrì ha richiamato con forza un punto che per noi è politico, sindacale e morale insieme: il porto di Gioia Tauro è un porto commerciale e non può diventare, direttamente o indirettamente, uno snodo logistico di traffici collegati alle guerre che stanno devastando interi popoli.
È stato ribadito con chiarezza che non è accettabile che lavoratori, spesso inconsapevolmente, possano trovarsi a movimentare carichi collegati ai conflitti che stanno insanguinando il pianeta, a partire dal genocidio che colpisce il popolo palestinese.
Per questo abbiamo richiamato ancora una volta il caso dei container bloccati a Porto di Gioia Tauro e la necessità che venga pienamente rispettata la legge 185/90, che disciplina esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento, chiedendo al Governo trasparenza, controlli reali e il blocco di ogni complicità con l’economia di guerra.
Lo sciopero del 7 maggio si inserisce dentro uno scenario più generale di mobilitazione che lega salario, pensioni, salute, sicurezza, opposizione al riarmo e difesa dei beni pubblici, dentro quella prospettiva di mobilitazione permanente che si sta costruendo in tutto il Paese.
Da Gioia Tauro e dalla Calabria tutta rilanciamo quindi i prossimi appuntamenti di lotta: lo sciopero generale del 18 maggio e la grande manifestazione nazionale operaia del 23 maggio a Roma, due tappe fondamentali per continuare a costruire una risposta collettiva contro precarietà, sfruttamento, militarizzazione e guerra.
I portuali di Gioia Tauro, come hanno dimostrato ieri, saranno ancora una volta in prima fila”.
E’ quanto si legge in un comunicato stampa dei sindacati Or.S.A. Mari e Porti USB Calabria.
