Nella notte tra il 29 e il 30 aprile, le imbarcazioni della Flotilla sono state fermate e sabotate dalla Marina Militare Israeliana in acque internazionali al largo di Creta, in aperta violazione del diritto internazionale e mettendo in pericolo la vita degli attivisti e delle attiviste a bordo, privati persino dell’accesso ai canali di soccorso.
Quanto avvenuto sottolinea l’urgenza di ribellarsi e porre fine al delirio di onnipotenza di Israele e del movimento sionista, tanto da minacciare concittadini e concittadine nel Mar Mediterraneo e in prossimità di Paesi europei.
Mentre in Palestina continua l’assedio, il genocidio a Gaza e le violenze dei coloni in Cisgiordania facilitate dalle IDF, il nostro Paese ha scelto di stare dalla parte sbagliata della Storia con il voto contrario alla sospensione degli accordi tra Unione Europea e Israele, caso unico in Europa insieme alla Germania.
Mentre in Palestina continua l’assedio, l’aggressione con arma ad aria compressa contro una coppia di militanti ANPI vede tra i responsabili un giovane membro della Comunità Ebraica di Roma: ciò si aggiunge, come confermato da alcuni organi di stampa, a una serie di intimidazioni del movimento sionista da ottobre 2023 ad oggi nel nostro Paese.
Chiediamo la liberazione dell’equipaggio della Flotilla, la fine di ogni collaborazione militare ed economica con Israele che configura una complicità vergognosa e inaccettabile.
L’equipaggio di terra a Reggio Calabria, in Italia, in Europa e nel resto del mondo è pronto a uno stato di mobilitazione permanente.
