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L’approfondimento dello studio su Pasolini insegna una nuova forma di consapevolezza critica ai liceali di Mesoraca

Nell’auditorium dell’Istituto “Raffaele Lombardi Satriani” di Mesoraca, gli alunni delle classi quinte del Liceo delle Scienze umane, coordinati dalle docenti Marzia D’Ambrosio e Daniela Miletta, hanno presentato l’incontro formativo dal titolo “Pier Paolo Pasolini: Scomodo e necessario. Troppo libero per essere ignorato”,  iniziativa prontamente accolta dalla dirigente scolastica professoressa Antonella Parisi.  La giornata formativa ha preso il via proprio con l’intervento della dirigente,  che ha aperto i lavori introducendo la complessa e affascinante figura di Pier Paolo Pasolini. Nel suo discorso introduttivo, ha sottolineato l’importanza di riscoprire il pensiero pasoliniano, non solo come momento di approfondimento letterario, ma come stimolo etico e civile per le nuove generazioni. L’incontro non è stato ospitato in uno spazio trasformato, per l’occasione, in un suggestivo set narrativo. Grazie al prezioso contributo della professoressa di storia dell’arte, Francesca Carvelli, l’ambiente è diventato parte integrante del racconto: una scenografia curata nei minimi dettagli ha riprodotto la scrivania di Pasolini, con la sua macchina da scrivere e quegli oggetti quotidiani che ne evocano l’intimità e il rigore intellettuale. A illuminare simbolicamente la scena, sono stati collocati dei barattoli di lucciole, richiamo potente a una delle metafore più celebri dell’autore. Durante l’incontro si è dato vita ad un dibattito sul poliedrico intellettuale, scaturito da un percorso formativo di approfondimento intorno alla figura di Pasolini. Numerosi sono stati gli spunti di riflessione, portati avanti con estrema puntualità dai liceali. Sono intervenuti: la professoressa Eloisa Tesoriere, che ha ripercorso il legame viscerale tra Pier Paolo Pasolini e la terra calabra, una vera e propria affinità elettiva con il Sud, ma non ha omesso di affrontare le pagine più delicate di questo rapporto: la nota incomprensione con la città di Cutro. Attraverso un’analisi puntuale di quegli eventi, la professoressa Tesoriere ha spiegato come quel ‘disguido’ storico non abbia scalfito l’importanza che Pasolini ha rivestito per la Calabria, anzi, ne abbia sottolineato il ruolo di intellettuale capace di leggere le contraddizioni di un territorio, che amava profondamente e che considerava una delle ultime roccaforti di autenticità. Nel corso del suo intervento, la professoressa di lettere Daniela Miletta ha offerto una disamina profonda sulla statura di Pasolini come letterato a tutto tondo, capace di spaziare con maestria tra generi diversi. La docente si è soffermata in particolare sulla sua identità di ‘poeta delle figure’, evidenziando come la sua scrittura non fosse mai puramente estetica, ma sempre intrisa di un realismo carnale e simbolico. La professoressa Miletta ha fatto il ritratto di un intellettuale provocatore, sottolineando come la sua provocazione non fosse fine a se stessa, ma uno strumento letterario per scuotere le coscienze. Analizzando la sua produzione, è emersa la figura di un autore che ha saputo usare la parola come un’arma di verità, capace di leggere i mutamenti della società italiana con una lucidità quasi profetica. Un focus particolare è stato dedicato alla sua capacità di elevare il quotidiano e il marginale a dignità letteraria, rendendolo un punto di riferimento imprescindibile per lo studio della letteratura del Novecento. La professoressa di storia e filosofia, Marzia D’Ambrosio,  ha guidato gli studenti in un viaggio attraverso le radici ideologiche del pensiero pasoliniano. Partendo dai cardini delle sue discipline, la docente ha illustrato il complesso rapporto tra Pasolini e il Marxismo, mettendo in luce le divergenze sostanziali che separano il poeta dal filosofo di Treviri. La professoressa D’Ambrosio ha spiegato come, mentre per Marx il proletariato era il soggetto storico e organizzato, protagonista cosciente della lotta di classe, per Pasolini l’attenzione si spostava sul sottoproletariato: quella massa di ‘ultimi’, spesso ai margini della storia ufficiale, che il poeta vedeva come gli unici ancora dotati di una vitalità e purezza, non ancora codificata dal capitalismo. Questo percorso filosofico ha permesso ai ragazzi di inquadrare Pasolini non solo come artista, ma come un pensatore politico che ha saputo reinterpretare le categorie del Novecento con una sensibilità profetica. L’avvocato Eugenio Attanasio, regista e presidente della Cineteca della Calabria, il cui contributo di alto spessore ha illuminato il versante cinematografico dell’autore, ha esplorato la cinematografia pasoliniana, partendo dall’esordio folgorante di ‘Accattone’, per poi soffermarsi sul legame indissolubile tra il regista e il paesaggio calabrese. Il momento più significativo della sua relazione è stato il richiamo a ‘Il Vangelo secondo Matteo’, capolavoro in cui la Calabria non è solo sfondo, ma protagonista spirituale e materica. Attanasio ha raccontato come Pasolini avesse trovato nelle pietre e nei volti della nostra regione (e in particolare del Crotonese) la verità arcaica e sacra, necessaria per la sua narrazione evangelica. Attraverso il racconto di aneddoti e scelte registiche, il presidente della Cineteca ha trasmesso agli studenti la forza di un cinema che si fa testimonianza e impegno, sottolineando come la Calabria sia stata per Pasolini una ‘scoperta’ fondamentale, capace di influenzare profondamente il suo linguaggio estetico e poetico.
A rendere ancora più vivo il racconto della vita del poeta è stato il giornalista Luigi Stanizzi, che ha arricchito l’incontro con una serie di preziosi aneddoti legati alle frequentazioni calabresi di Pasolini. Stanizzi ha rievocato il legame profondo e quasi fraterno con Ninetto Davoli, compagno di vita e di set, che spesso accompagnava il regista nelle sue incursioni nel Sud Italia alla ricerca di quella ‘verità’ umana che Pasolini tanto amava. Particolarmente affascinante è stato il riferimento al leggendario incontro tra Pasolini e Totò: Stanizzi ha descritto come queste figure, apparentemente distanti, si siano intrecciate nella storia del nostro cinema e come la Calabria sia stata, spesso, lo scenario silenzioso di queste grandi amicizie intellettuali. Grazie al suo racconto, gli studenti hanno potuto percepire un Pasolini più umano, lontano dal mito distante dei libri di testo, immergendosi nella realtà di un uomo che viveva il territorio e le sue relazioni con autentica passione. Il giornalista professionista Luigi Stanizzi ha, infine, suggerito di rappresentare questo prezioso evento su Pasolini prodotto dalla scuola, anche con proiezioni di video, a beneficio degli abitanti di Mesoraca e di altre città, oltre che in altri istituti scolastici. Protagonisti attivi del dibattito sono stati, infatti, gli alunni e le alunne delle classi quinte del liceo, convinti che Pier Paolo Pasolini si annoveri tra gli autori e i poeti che meritano di vivere nella memoria delle generazioni future.  Partendo dall’analisi di numerosi prodotti del genio dell’autore quali articoli di giornale, saggi, film, romanzi, versi, hanno toccato i punti che li hanno particolarmente colpiti e che di più li hanno stimolati a riflettere. Le ragazze e i ragazzi hanno evidenziato la grande attualità della visione di Pasolini, riflettendo oltre che sulla sua figura di intellettuale e poeta, anche sul suo ruolo di osservatore attento dei cambiamenti dei costumi e della società dei suoi tempi, con le implicazioni antropologiche e sociali delle sue osservazioni. Non si è trattato di un semplice esercizio di memoria storica, ma di un vero e proprio corpo a corpo con il pensiero pasoliniano. Tutti gli studenti hanno saputo isolare i nervi scoperti della sua produzione, rintracciando in opere diverse un filo conduttore che parla ancora prepotentemente al presente. Nello specifico, l’analisi si è articolata attorno a questi nuclei tematici fondamentali: L’aspetto letterario dell’opera di Pasolini; Il mistero intorno alla morte di Pier Paolo Pasolini; Il romanzo “Ragazzi di vita”;  L’intellettuale scomodo; Il Pci ai giovani;  I fatti di Valle Giulia; L’omologazione culturale; Fascismo degli antifascisti e il Vuoto del potere in Italia;  Premio letterario di Crotone a Pasolini; Commento della poesia “Supplica a mia madre”;  “Salò” e il caso Epstein, connessioni e riflessioni critiche.
Ciò che è emerso con maggiore forza da questo incontro non è stata solo la precisione accademica, ma la passione civile con cui i ragazzi hanno abitato le parole di Pasolini. In un’epoca spesso accusata di superficialità, gli studenti del liceo hanno dimostrato una
maturità rara, affrontando la complessità del poeta con un impegno che è andato
ben oltre il dovere scolastico. C’è stata serietà nell’ascolto e coraggio nel confronto: i giovani hanno saputo raccogliere l’eredità di un intellettuale che chiedeva di ‘gettare il proprio corpo nella lotta’, traducendola in un’analisi lucida e partecipe. È la prova che Pasolini, a centoquattro anni dalla nascita, continua a trovare nei ragazzi gli interlocutori più attenti, capaci di trasformare la sua ‘disperata vitalità’ in una nuova forma di consapevolezza critica.

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