“Il sequestro preventivo che ha oscurato iacchite.blog – disposto dal Gip di Cosenza su richiesta della Procura e confermato a febbraio 2026 – non è una semplice vicenda tecnica, né un “capriccio” di chi seguiva le inchieste di Gabriele Carchidi e Michele Santagata. È un banco di prova per chi ha responsabilità pubbliche: amministratori, parlamentari, redattori di testate nazionali e regionali. Tocca a loro chiedersi, ad alta voce, se una democrazia possa permettersi che la verità venga spenta perché scomoda.
C’è un precedente storico che aiuta a inquadrare la questione. I ciclostilati anonimi degli anni Settanta diffondevano calunnie, ma anche notizie che nessun giornale avrebbe stampato. Oggi il meccanismo si è rovesciato: chi firma il proprio lavoro – Carchidi, e Santagata, aggredito nel 2020 per le inchieste sulla “cupola” politico-mafiosa calabrese – finisce emarginato, denunciato, talvolta arrestato. La responsabilità personale, che dovrebbe dare peso alle parole, diventa un’etichetta di rischio.
Per questo la solidarietà che conta non è quella di un singolo cittadino che condivide un link, ma la presa di posizione visibile di chi occupa poltrone istituzionali. Interrogazioni parlamentari, articoli di approfondimento che ricostruiscano senza giri di parole il decreto di sequestro, spazi concessi agli autori per spiegare la loro versione: sono questi gli atti che impediscono al silenzio di diventare complicità.
Chi ha la coscienza pulita non teme Iacchité. Chi trama, nasconde o trae profitto dall’opacità della Calabria – politica, magistratura, affari – ha invece tutto l’interesse a vederlo oscurato. Non si tratta di assolvere preventivamente contenuti poi giudicati diffamatori: la Cassazione stessa ha annullato condanne per eccesso di pena, ricordando che il carcere per diffamazione deve restare eccezionale. Si tratta di difendere il principio che la critica, anche scostumata, non si soffoca con un blocco totale del sito ma si contesta nel merito, articolo per articolo, in giudizio.
Se i politici che si proclamano garanti dell’opinione pubblica – anche quelli che si sentono colpiti dalle inchieste di Iacchité – continuano a voltarsi dall’altra parte, saranno i fatti a ricordargli che la paura della verità è già una confessione. La libertà di stampa, anche quando graffia, resta l’unico anticorpo contro il buio. Tocca a chi ha voce istituzionale usarla, ora”.
Così in una nota Sergio Nucci (Buongiorno Cosenza).
