Di temperamento roccioso, tutto sudore e fatica, al punto da resistere in una casa dove mancava l’acqua calda, quando, nel 1996, le difficoltà di essere ammesso al Conservatorio di Cosenza lo costrinsero a continue peregrinazioni tra la città dei Bruzi e Bari dove, finalmente, dopo gli inspiegabili rifiuti che gli erano stati opposti in patria, fu ammesso al Conservatorio Niccolò Piccinni del capoluogo pugliese. Una tempra, quella del musicista e percussionista cosentino Tarcisio Molinaro, contenuta già nel nome di battesimo che il padre volle attribuirgli per obbedire alla sua “cieca” fede calcistica da tifoso della grande Inter di Helenio Herrera. Tarcisio come Burgnich, il terzino destro dei nerazzurri, quello della felice cantilena Sarti, Burgnich, Facchetti, musica per le orecchie dei frequentatori di fede nerazzurra di San Siro, la Scala del Calcio. E come Burgnich era soprannominato roccia, anche Tarcisio Molinaro ha dimostrato strada facendo di esser tale. La sua storia musicale, dopo aver tentato timidamente, per compiacere la volontà paterna, di dare anch’egli qualche calcio ad un pallone, senza successo, somiglia un po’ a quella del jazzista Paolo Fresu, il trombettista sardo che si fece le ossa nella banda del suo paese, Berchidda. Un’esperienza che Tarcisio Molinaro visse nella sua Marano Principato nella cui banda cominciò a militare. Qui in ballo, però, non c’era la tromba, ma il sassofono che Tarcisio provò a suonare solo all’inizio, restando, però, presto folgorato dalle percussioni. Dopo aver capito che l’Università non era fatta per lui, tenta per ben tre volte l’ammissione al Conservatorio di Cosenza, ma la strada è in salita. Nulla è perduto per uno tenace come Tarcisio che, per fatal combinazione, decide di cambiare aria e di trasferirsi in Puglia dove, nel 1996, gli si schiudono le porte del Conservatorio di Bari. Ed è qui che si impegna fino allo spasimo per recuperare il tempo perduto e ci riesce. Poi arriva anche la laurea in Scienze Politiche e, piccola grande rivincita, la titolarità della cattedra a Cosenza dove insegna ormai da quasi dieci anni. La storia di Tarcisio Molinaro è approdata davanti alla commissione cultura di Palazzo dei Bruzi, ad iniziativa del Presidente Mimmo Frammartino, che ha introdotto l’incontro, e su impulso della consigliera Bianca Rende che ha attribuito al riconoscimento tributato al percussionista cosentino non il significato di una mera premiazione, ma quello di una forma di riconoscenza della città rispetto a quello che uno dei suoi figli ha costruito in Italia, ma anche nel mondo. Tarcisio Molinaro ha calcato in questi anni tantissimi palcoscenici arrivando persino in Cina.
“Non è facile –ha detto Bianca Rende – emergere da una terra come la nostra dove si tende a pensare che sia impossibile rompere il tetto di cristallo. Tarcisio ci è riuscito, non solo perché dotato di un grandissimo talento, ma anche perché provvisto di una notevole forza di volontà, sorretto, com’è sempre stato, dalla sua famiglia (nella sala consiliare del Comune presenti la madre del musicista e la moglie, signora Lucrezia)”.
La consigliera Rende ha ricordato l’apprezzamento a Molinaro per le sue performance al Rendano nell’Orchestra Sinfonica Brutia, “ma molti di noi – ha aggiunto – si rifanno alla sua partecipazione al festival di Sanremo diventato da sei anni a questa parte un evento che ci appartiene ancora di più, da quando abbiamo consapevolezza che nella grande orchestra sanremese diretta dal maestro Leonardo De Amicis c’è anche un cosentino nel quale tutti ci riconosciamo”. Nel corso della cerimonia ha portato la sua testimonianza anche Gianluca Ferraro, Assessore del Comune di Casali del Manco, il cui figlio, Mario, è stato un allievo di Tarcisio Molinaro ed ora ha spiccato il volo e vive e studia all’estero, sia negli Stati Uniti e, attualmente, a Strasburgo.
Ferraro ha riconosciuto in Tarcisio Molinaro la grande qualità di far appassionare alla musica i suoi allievi, trasmettendo loro un sempre crescente entusiasmo. Prima della consegna del riconoscimento, Tarcisio Molinaro ha ringraziato il Presidente e i membri della commissione cultura e, non senza emozione, ha raccontato del suo approdo al Festival di Sanremo che lo vedrà nell’Orchestra per il sesto anno consecutivo, mentre si sta godendo, a parte la kermesse sanremese, la conferma all’interno della formazione di Anna Oxa.
“Sanremo per me era un sogno. Quando seguivo il festival in tv pensavo che forse un giorno sarei riuscito a salire su quel palco e quel sogno si sarebbe potuto avverare. Mai avrei immaginato una situazione del genere”. Eppure a volta accade e, come diceva quella vecchia canzone, “uno su mille ce la fa”. Non nasconde che il suo rapporto con Cosenza, da nemo propheta in patria, è proprio un mix di odi et amo. “Non mi aveva dato la possibilità di esprimermi- ammette candidamente. Ho iniziato a studiare a 21 anni e a 28 mi sono diplomato. Studiavo 10 ore al giorno. Poi ho deciso di diventare imprenditore di me stesso. Il primo anno a Bari abitavo in una casa senza acqua calda e suonavo nei locali per pagarmi la retta. Bisogna crederci sempre, non arrendersi mai. A 50 anni ho dato un perché alla mia esistenza”. Al termine dell’incontro arriva la consegna del riconoscimento. Secondo un collaudato cliché, è il Presidente del Consiglio comunale che provvede a premiare Tarcisio, “musicista di straordinario talento – come recita la motivazione – figlio illustre della terra di Calabria per la sua capacità di dare lustro alla città di Cosenza”.
