“Assumere la Pasqua di Risurrezione come criterio della nostra esistenza: entrare dentro la storia e dove ci sono croci, noi, come hanno fatto gli apostoli, dobbiamo annunciare la resurrezione”. Potrebbe essere racchiuso in questa riflessione la sollecitazione che il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha voluto lanciare nell’omelia della Veglia Pasquale da lui presieduta in Cattedrale.
Il Vescovo, che ha rimarcato che “è suggestivo l’annuncio apostolico della Pasqua perché trasforma ognuno di noi in apostolo che porta parole di vita, di speranza e di gioia”, ha evidenziato che “l’annuncio della Pasqua arriva nell’esistenza concreta di ognuno di noi e, in forza della morte di Gesù, tutto ciò che è segno della morte nella nostra vita viene annullato” mentre “in forza della Resurrezione, tutto ciò che è principio vitale viene potenziato. Questa è la forza della Pasqua” che “è dinamismo storico della trasformazione della storia dell’umanità, della storia e della vita degli uomini. Noi – ha aggiunto monsignor Parisi – crediamo nella Pasqua, nella resurrezione di Gesù perché ce lo hanno detto gli apostoli. E sapete perché è bella e interessante questa verità di fede che ci fa dire che la Chiesa è Apostolica, cioè è fondata sulla testimonianza degli Apostoli? Perché gli apostoli sono stati i primi ad essere trasformati dalla Pasqua, liberati da quella forma di negatività che aveva segnato la loro esistenza, sino alla fine”.
“Il grande annuncio della Pasqua – ha proseguito il Vescovo – è che il Signore non si è dimenticato di noi come non si era dimenticato della promessa fatta ad Abramo, del Popolo d’Israele che gridava per essere liberato. Il Signore non si dimentica mai e opera instancabilmente la sua precisa volontà di salvare l’umanità e, in termini concreti, questa salvezza può essere chiamata liberazione: è un processo, un dinamismo di liberazione. Questa è la Pasqua e questa è la narrazione della Pasqua che ci mette in collegamento con questa determinazione di Dio di liberare l’uomo perché la Pasqua diventa, poi, il principio operativo per l’umanità così come è stato principio dinamico, operativo, per Dio stesso”.
Nel concludere, monsignor Parisi ha evidenziato che “questa Pasqua noi la dobbiamo collocare dentro il cuore sofferente del mondo che tocca tutti. Pensiamo alla follia delle guerre” il cui “linguaggio è sempre stato il linguaggio della morte che chiedeva e chiede di avere la vittoria, Ma, la morte può vincere? Si può vincere ammazzando? Dentro questo cuore malato dell’umanità, ma anche nella mente malata dell’umanità, è lì che dobbiamo collocare la Pasqua. E la dobbiamo collocare in tutte le situazioni di disperazione” e di “sofferenza dell’umanità per dire che quella pietra che chiudeva la bocca del sepolcro, è stata rotolata via una volta per sempre e la morte non ha l’ultima parola”.
