Si chiude la fase dell’istruttoria dibattimentale nel processo Maestrale relativo all’omicidio di Maria Chindamo, l’imprenditrice di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria, scomparsa la mattina del 6 maggio a Nicotera e vittima di lupara bianca.
La Corte d’Assise di Catanzaro ha respinto tutte le richieste di integrazione probatoria avanzate dall’accusa e dalla difesa di Salvatore Ascone, imputato per concorso nel delitto, dichiarando conclusa la fase di acquisizione delle prove.
Il procedimento entra così nella fase della discussione. La requisitoria del pubblico ministero Annamaria Frustaci, della Direzione distrettuale antimafia, prenderà il via il prossimo 18 novembre.
Tra le richieste avanzate dalla DDA nel corso della precedente udienza figuravano l’acquisizione di tre verbali del collaboratore di giustizia Pasquale Alessandro Megna e la sua audizione in aula.
Figlio di Assunto Natale Megna, ritenuto elemento di spicco del clan Mancuso e detenuto al regime del 41 bis, il collaboratore era già stato sentito nell’ambito del processo «Maestrale-Carthago». In quella sede, secondo quanto emerso, aveva indicato Ascone tra le persone coinvolte nella distruzione e nell’occultamento del cadavere di Maria Chindamo.
All’audizione di Megna si erano opposti i difensori di Ascone, gli avvocati Francesco Sabatino e Salvatore Staiano. La Corte ha accolto le obiezioni della difesa, respingendo la richiesta del pubblico ministero e ritenendo che l’esame del collaboratore non fosse assolutamente necessario.
Rigettate anche le altre istanze istruttorie presentate dalle parti. Con la chiusura dell’istruttoria dibattimentale, il processo si avvia dunque verso la fase conclusiva, con la requisitoria dell’accusa fissata per il 18 novembre.

