Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per gli effetti che l’attuale sistema di reclutamento e di mobilità del personale docente sta producendo, con particolare riferimento alla classe di concorso A046 – Discipline giuridiche ed economiche, dove le recenti procedure di immissione in ruolo autorizzate per l’anno scolastico 2026/2027 stanno facendo emergere rilevanti criticità sul piano dell’equità sostanziale e della coerenza complessiva dell’ordinamento scolastico.
Il CNDDU intende precisare che non è in discussione la legittimità delle procedure di reclutamento, né il diritto dei docenti utilmente collocati nelle graduatorie a conseguire l’immissione in ruolo secondo le modalità previste dalla normativa vigente. Le procedure assunzionali trovano infatti fondamento nel D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, nel D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, nella Legge 13 luglio 2015, n. 107, nelle disposizioni introdotte dai più recenti interventi legislativi in materia di reclutamento, nonché nei decreti ministeriali annualmente emanati per disciplinare le assunzioni a tempo indeterminato.
Parimenti, la mobilità territoriale, professionale e annuale del personale docente è regolata dal Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sulla mobilità, dal CCNI sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie e dalle relative ordinanze ministeriali, costituendo un sistema distinto rispetto alle procedure di reclutamento.
È proprio la mancata armonizzazione tra questi due ambiti ordinamentali a produrre, tuttavia, effetti che meritano un’approfondita riflessione istituzionale.
Nelle ultime settimane si stanno infatti registrando, in diverse regioni del Mezzogiorno, immissioni in ruolo sulla classe A046 con punteggi significativamente inferiori rispetto a quelli posseduti da numerosi docenti già assunti a tempo indeterminato, molti dei quali immessi in ruolo ai sensi della legge n. 107/2015 e costretti, da oltre un decennio, a prestare servizio lontano dalla propria residenza e dal proprio nucleo familiare.
Una parte consistente di tali docenti vanta oltre vent’anni di servizio, ha maturato un’elevata professionalità nella specifica disciplina ed ha garantito con continuità il funzionamento del sistema scolastico nazionale, sostenendo rilevanti sacrifici personali, familiari ed economici. Ciononostante, in molti casi continua a non ottenere il trasferimento né l’assegnazione provvisoria, pur in presenza di nuove disponibilità che vengono contestualmente utilizzate per le immissioni in ruolo.
Ulteriore elemento di criticità è costituito dalla disciplina dei passaggi di ruolo e di cattedra, istituti certamente legittimi e funzionali alla valorizzazione della professionalità docente, ma che, nell’attuale configurazione, possono incidere ulteriormente sulle possibilità di mobilità di chi ha scelto consapevolmente di investire l’intero proprio percorso professionale nella classe di concorso A046, acquisendo competenze specialistiche ed assicurando continuità didattica nell’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche.
Il CNDDU ritiene che tali dinamiche pongano una questione che travalica il mero ambito sindacale, investendo direttamente i principi costituzionali che regolano l’organizzazione della Pubblica Amministrazione.
L’articolo 3 della Costituzione impone che situazioni omogenee ricevano un trattamento ragionevolmente coerente; l’articolo 97 prescrive che l’azione amministrativa sia ispirata ai principi di imparzialità e buon andamento; il D.Lgs. n. 165/2001, agli articoli 1 e 2, individua nell’efficacia, nell’efficienza, nell’economicità e nella valorizzazione delle risorse umane i criteri fondamentali cui deve conformarsi l’organizzazione del lavoro pubblico.
Alla luce di tali principi, appare necessario interrogarsi se l’attuale assetto realizzi effettivamente una razionale gestione delle professionalità già presenti nell’Amministrazione ovvero determini, pur nel rispetto formale delle disposizioni vigenti, effetti sostanzialmente irragionevoli.
È infatti difficile non rilevare come il sistema finisca, nella concreta applicazione, per riconoscere maggiori opportunità di stabilizzazione territoriale a personale di nuova immissione, mentre docenti già di ruolo, con elevata anzianità di servizio e pluriennale esperienza professionale, continuano a permanere per lunghi periodi lontano dal proprio contesto familiare.
Analoga riflessione riguarda il rapporto tra nuove assunzioni e mobilità del personale già assunto. Pur trattandosi di istituti distinti sul piano giuridico, appare opportuno verificare se l’attuale distribuzione delle disponibilità realizzi il principio di economicità dell’azione amministrativa, tenuto conto dell’esistenza di personale già formato, stabilizzato e inserito nell’organizzazione scolastica che attende da anni il ricongiungimento territoriale.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge pertanto un formale appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe Valditara, affinché promuova con urgenza una revisione dell’attuale disciplina legislativa e contrattuale in materia di reclutamento, mobilità territoriale, assegnazioni provvisorie e passaggi di ruolo, verificando se l’attuale sistema sia realmente coerente con i principi costituzionali di imparzialità, buon andamento, ragionevolezza e valorizzazione del merito che devono orientare ogni scelta organizzativa della Pubblica Amministrazione.
Il CNDDU ritiene che il permanere dell’attuale assetto rischi di consolidare una disparità di trattamento sostanziale tra docenti appartenenti al medesimo ruolo, determinando un progressivo affievolimento del valore riconosciuto all’anzianità di servizio, alla continuità professionale e alla disponibilità dimostrata da chi, nel corso degli anni, ha accettato di prestare servizio in sedi lontane dalla propria residenza nell’interesse esclusivo dell’Amministrazione scolastica.
Per tali ragioni il Coordinamento auspica l’apertura di un immediato confronto istituzionale finalizzato alla revisione della disciplina vigente, affinché il sistema di gestione del personale scolastico recuperi quella coerenza ordinamentale che costituisce il necessario presupposto per garantire l’effettiva attuazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e dei principi generali di proporzionalità, ragionevolezza, tutela dell’affidamento e corretta amministrazione elaborati dalla giurisprudenza costituzionale e amministrativa. Solo attraverso un intervento organico sarà possibile ricondurre il rapporto tra reclutamento e mobilità entro un quadro normativo capace di coniugare le esigenze organizzative dello Stato con la piena valorizzazione del merito, dell’esperienza professionale e del servizio reso alla scuola della Repubblica.
Reclutamento e mobilità del personale docente, CNDDU: “Sollecitata una revisione dell’attuale assetto normativo a tutela dei principi costituzionali di imparzialità, buon andamento e valorizzazione del merito”
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