«Un’altra vertenza, un’altra bomba sociale pronta a scoppiare, capace di mettere a repentaglio la stabilità e il futuro di decine di lavoratori e lavoratrici e delle loro famiglie. Il 2026 si apre esattamente come si era chiuso l’anno precedente: con mobilitazioni e presidi per difendere il proprio posto di lavoro. Perché ciò che troppo spesso le grandi aziende, i proprietari e chi le dirige sembrano dimenticare è che, quando si parla di commesse e contratti, non si parla solo di procedure, ma di persone. Uomini e donne, con storie, responsabilità e dignità che meritano rispetto».
È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”, commentando lo sciopero che ha interessato nella giornata di oggi Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria.
«Questa mattina in piazza c’erano lavoratrici e lavoratori impegnati nelle attività di customer care di Enel, Enel X ed E-distribuzione, ai quali va la mia piena solidarietà e vicinanza. Parliamo di circa 7.000 persone che, da anni, garantiscono un servizio essenziale, rappresentando quotidianamente il volto e la voce di una delle principali aziende del Paese nel rapporto con cittadini e imprese».
«Negli anni – prosegue Bruno – queste lavoratrici e questi lavoratori hanno svolto il proprio lavoro confidando in un impianto normativo che assicurasse continuità occupazionale, stabilità e rispetto dei diritti. Oggi, però, quell’equilibrio viene messo seriamente in discussione. Al centro della vertenza c’è il rischio concreto di un aggiramento della clausola sociale, a partire dal principio di territorialità, con la prospettiva di trasferimenti forzati anche di centinaia di chilometri come condizione per mantenere il posto di lavoro».
«Non si tratta di una semplice riorganizzazione aziendale – sottolinea ancora – ma di scelte che incidono profondamente sulla vita delle persone, sui legami familiari, sulla possibilità stessa di continuare a lavorare. In gioco c’è prima di tutto il rispetto di una normativa che, negli anni, ha garantito tutele in un settore storicamente fragile come quello dei call center in appalto. Tornare indietro significherebbe riaprire una stagione che il Paese conosce bene: precarietà, licenziamenti e ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali».
Bruno richiama poi la responsabilità istituzionale del gruppo Enel: «Parliamo di un’azienda che vede una presenza significativa di soggetti pubblici nel proprio azionariato e che, proprio per questo, non può sottrarsi a una responsabilità sociale che va oltre il mero rispetto formale delle regole di mercato. Le istituzioni non possono restare a guardare, subendo passivamente una visione padronale che trasforma il lavoro in una variabile delle gare d’appalto, alimentando instabilità e precarietà».
«Le richieste avanzate dalle lavoratrici e dai lavoratori sono legittime e chiare – conclude il capogruppo di “Tridico Presidente” –: serve una revisione immediata dei bandi di gara, la piena applicazione della clausola sociale, la tutela della territorialità e il rispetto del contratto collettivo delle Telecomunicazioni recentemente rinnovato. Sono condizioni indispensabili per garantire continuità occupazionale, qualità del servizio e coesione sociale. Questa vertenza non riguarda solo chi oggi ha incrociato le braccia, ma il modello di sviluppo e di relazioni industriali che si vuole costruire nel Paese».
