Sciopero generale, Movimento Popolare Nazionale e Cgil: “l 20 novembre uniti contro l’arroganza del Governo Meloni”

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– Le proteste contro il carovita, iniziate a fine settembre e culminate il 10 ottobre a Cosenza nella manifestazione nazionale proclamata dal nostro Movimento e sostenuta dalla Cgil dal primo momento, confluiscono nello sciopero generale nazionale. Il Movimento Popolare Nazionale conferma l’adesione alla giornata di protesta di venerdì 20 novembre e porterà la vertenza dei comparti produttivi primari e dei trasporti nelle piazze della Cgil. Uniamo le mobilitazioni nate in Calabria con la protesta sindacale nazionale, anche grazie alla lungimiranza del segretario generale Maurizio Landini e del segretario regionale calabrese Gianfranco Trotta, che hanno rilanciato la nostra battaglia sollevata dai presidi degli agricoltori e degli autotrasportatori, tra i principali motivi della mobilitazione nazionale contro l’aumento del costo della vita.

Il 27 ottobre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida hanno offeso la dignità della nostra delegazione di circa 800 lavoratori arrivata a Roma per manifestare e si sono rifiutati di parlare con noi. Ignorare le nostre richieste non cancella i problemi e non ferma il disagio di chi, ogni giorno, lavora e produce. Abbiamo rotto il silenzio che imperava su una parte fondamentale dell’economia e della società civile. Per questo invitiamo ancora una volta tutti gli agricoltori, gli autotrasportatori, i pescatori, gli studenti e tutti i cittadini italiani a incrociare le braccia e a partecipare in massa alle manifestazioni, perché questa giornata di mobilitazione è nata dal nostro sforzo e appartiene a chi difende il Paese reale.

La convergenza tra le strutture territoriali del Movimento e le piazze sindacali previste in Calabria e nel resto d’Italia è un passaggio cruciale a difesa dello Stato sociale. La partecipazione è lo strumento che abbiamo per chiedere al Governo azioni immediate, incisive e definitive per contrastare i rincari energetici e l’aumento dei costi delle materie prime, e porre rimedio al malessere vissuto non solo da agricoltori, pescatori e autotrasportatori, ma soprattutto dalle famiglie che, persino con doppio stipendio, non riescono ad arrivare nemmeno a metà mese.

L’Italia arretra e rischia di implodere per l’indifferenza di chi governa. La nostra è una battaglia per tutti, per il diritto di lavorare, produrre e vivere dignitosamente. Non assisteremo in silenzio al collasso delle nostre aziende e delle nostre famiglie: la nostra protesta civile e pacifica si farà sentire ovunque e la nostra voce sarà ferma.