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Abitare come processo collettivo. Galati: “Abbattere quel muro alto tre metri che da trent’anni ha creato una divisione tra Scordovillo e il resto della città”

Prosegue il percorso di “Intrecci – Abitiamo il Lametino” all’interno del progetto “Inclusione e integrazione dei cittadini di origine rom residenti in località Scordovillo nel Comune di Lamezia Terme”, con i suoi incontri itineranti di sensibilizzazione per rimettere al centro del confronto pubblico cittadino il tema dell’abitare come esperienza comunitaria.

Venerdì scorso, 20 febbraio, l’appuntamento, si è svolto presso il Salone della Chiesa di San Giuseppe Artigiano, e ha rappresentato un momento partecipato di ascolto e riflessione su ciò che significa costruire soluzioni durature che incidano nel tempo sulla vita delle persone e sul tessuto urbano. Ripercorrendo la storia di Scordovillo – il più grande campo rom del Sud Italia, una storia di marginalizzazione che risale al 1982 – si è parlato di condizioni di vita, di accesso ai servizi, di legami di vicinato, di fiducia da ricostruire, in dialogo con il pubblico partecipante. Nel corso del confronto è emersa l’esigenza di dare spazio a un lavoro paziente e strutturato che tenga insieme politiche abitative, accompagnamento sociale, scuola, lavoro e partecipazione civica. Un’idea di abitare, dunque, che non riguarda solo chi attraversa una condizione di fragilità, ma interroga l’intera comunità sul modo in cui si costruisce convivenza e corresponsabilità.

Ad aprire l’incontro è stato Don Fabio Stanizzo, direttore della Fondazione Caritas Diocesana, che ha richiamato il valore dell’abitare come spazio di dignità e riconoscimento reciproco. A seguire Marina Galati, direttrice del progetto INTRECCI – Abitiamo il Lametino ATS, ha illustrato il percorso in atto, soffermandosi sulla scelta dell’abitare diffuso come orizzonte capace di evitare nuove forme di separazione e concentrazione.

Un contributo importante è arrivato anche da Nada Amato, mediatrice del progetto, che ha restituito uno sguardo sulle difficoltà e sulle possibilità quotidiane dei percorsi di inclusione, sottolineando il ruolo della mediazione come strumento di costruzione di fiducia tra persone e con il territorio. “Il campo di Scordovillo non permette di vivere in condizioni dignitose e umane. Ho preso a cuore questo progetto per aiutare chi abita il campo ad avere un’esistenza che può essere definita tale. La paura di fallire c’è, ma la speranza di riuscirci è più forte” – ha detto Amato – “Le persone che vivono nel campo desiderano fortemente uscire da questa realtà: dopo anni di promesse, forse per loro è arrivato il momento in cui si potrà finalmente fare qualcosa di concreto. Mi auguro tantissimo che un giorno, fra uno, due o tre anni, passando dal campo di Scordovillo si possa dire a voce alta che la comunità rom ce l’ha fatta a uscire da lì”.

Il confronto pubblico proseguirà con altri due appuntamenti già programmati. Il primo è previsto sabato 28 febbraio alle ore 18.30, presso la Sala parrocchiale della Chiesa del Carmine. Interverranno: Marina Galati (direttrice del progetto), Cosimo Cuomo, Dirigente di Settore del Dipartimento Salute e Welfare Regione Calabria, Pamela Berlingeri, mediatrice Progetto Intrecci – Abitiamo il Lametino, e Don Pasquale Di Cello (Direttore Caritas Diocesana).

Il successivo si svolgerà martedì 3 marzo ore 18.30 presso il Teatro della Chiesa di San Giovanni Battista, alla presenza di Don Giacomo Panizza, Presidente Associazione Comunità Progetto Sud – Capofila Progetto Intrecci Abitiamo il Lametino, Claudia Caruso, Segreteria Organizzativa Progetto Intrecci Abitiamo il Lametino, Jessica Amato Mediatrice Progetto Intrecci Abitiamo il Lametino, e Padre Stefano Seri, Parroco della chiesa San Giovanni Battista.

Il progetto INTRECCI – Abitiamo il Lametino, che  si configura come un intervento multilivello che affianca alle politiche abitative azioni educative, culturali e sociali, riconoscendo come l’inclusione richieda continuità, tempo e alleanze tra istituzioni, terzo settore e cittadinanza tutta, è realizzato grazie ai fondi europei della Regione Calabria, nell’ambito della programmazione PR Calabria FESR FSE+ 2021–2027.

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