Storie e Memorie
 

Coronavirus, una reggina a Londra: “Qui se ne fregano. Ho paura, piango e lotto da sola”

londradi Pasquale Romano - "Gli italiani, sappiamo come sono, per loro ogni scusa è buona per chiudere tutto, interrompere il lavoro e fare una lunga siesta". Le parole dell presentatore britannico Christian Jessen sono una coltellata nella ferita aperta degli italiani. Un'imbecillità che fa a pugni con la dignità e l'orgoglio che tutta la nazione sta mettendo in campo per contrastare il Coronavirus.

Le parole di Jessen fanno il paio con quelle del premier brittanico Boris Johnson che ha annunciato il suo modello 'innovativo' di intervento: lasciar correre il virus, pagare il dazio di una infezione fino al 60 per cento della popolazione e uscirne fuori, quando sarà, con la cosiddetta "immunità di gregge".

"Tutto a posto, noi siamo inglesi". Sembra essere questo il sentimento che unisce il popolo d'oltremanica. La conferma arriva da Valeria, una delle tante calabresi (reggina nello specifico) presenti a Londra. "Vivo qui da sette anni ormai, mi sono trasferita in Inghilterra nel 2013. Quello che sta succedendo nelle ultime settimane è incredibile, mi sembra di vivere in un mondo parallelo", racconta.

Se le telefonate con amici e parenti raccontano di una situazione drammatica in Italia, con spostamenti limitati alle urgenze e città 'fantasma', in Inghilterra la vita scorre normalmente.

"Qui se ne fregano. Nei mezzi pubblici tutte le persone o quasi sono senza mascherina. Distanza di sicurezza o norme igieniche da rispettare? Neanche a parlarne. Il Coronavirus non sembra esistere. Serve una decisione forte da parte del Governo, altrimenti tutti si sentiranno autorizzati a comportarsi come se nulla fosse e il virus non potrà che diffondersi in modo preoccupante".

Il racconto di Valeria si fa arrabbiato quando i sacrifici fatti vengono resi inutili dai comportamenti altrui. "Vivo in una grande casa, con altre 10 persone. Ognuno di loro continua a vivere la vita di prima. Nei giorni scorsi hanno partecipato a party e serate in discoteca nelle quali erano presenti almeno 100 persone.

Tutto questo è inaccettabile. Ho dovuto alzare la voce, provare a far capire che la situazione è da affrontare con serietà e attenzione. La loro risposta ? "Sei un'italiana paranoica, il problema è vostro. In ogni caso il virus colpisce solo gli anziani, a noi non ci fa nulla", mi hanno detto. Sono rimasta senza parole. Non credevo che l'egoismo e la mancanza di rispetto potesse arrivare a questi livelli", racconta la giovane reggina.

Londra vive in una bolla di sapone. Una delle principali metropoli d'Europa sembra farsi beffe del Coronavirus. Gli italiani , in particolare, recitano l'assurdo ruolo dei colpevoli. "Io faccio la quarantena da sola in casa. Ma a cosa serve se ho 10 persone in casa che si comportano in questo modo?

Ieri in un bar -l'incredibile racconto- una persona sentendomi parlare in italiano mi ha detto 'Ah sei italiana, allora stai a distanza per favore'. L'ho mandato a quel paese senza mezzi termini. E' una vergogna vedere che noi italiani veniamo trattati in questo modo".

Numerosissima la colonia di italiani presente a Londra. "Soltanto noi e gli asiatici rispettiamo le regole e ci preoccupiamo, siamo i popoli che l'hanno vissuto più da vicino e sappiamo cosa significa. Ma il Coronavirus è un dramma che riguarda il mondo intero, non riesco a capacitarmi di come possa esserci tanto menefreghismo".

Impiegata in un brand di abbigliamento tra i più importanti al mondo ("La mia azienda sta gestendo la situazione in modo esemplare. Lavoriamo tutti da casa, i dipendenti sono tutelati e aiutati. Magari fosse così in tutta la città"), Valeria non nasconde che la vicenda Coronavirus l'ha indotta a delle riflessioni più profonde.

"Per il momento non mi muovo da qua, ho rispetto di amici e familiari che a Reggio Calabria come in tutta Italia stanno affrontando questa battaglia. Ma un domani potrei tornare nel mio paese, questa situazione mi ha fatto capire i valori che animano noi italiani.

Da giorni ripeto a tutti i miei amici londinesi che sono più che mai orgogliosa di essere italiana, siamo un esempio di rispetto e umanità per tutto il mondo. Vedere i video dei flashmob dai balconi, tutti uniti a cantare l'inno di Mameli, mi ha commosso fino alle lacrime. In questi giorni ho capito, una volta per tutte, cosa significa essere italiani. E dobbiamo esserne fieri".