"La cronaca è letteratura sotto pressione" - Oscar Wilde

Socialmente utili. “Anime salve” in cerca di una nuova occasione

socialmenteutili11febdi Valeria Guarniera - Arrivano così, stremati dal viaggio, dopo aver affidato al mare la loro vita. Con la pelle bruciata dal sole o consumata dalle intemperie. Con il sale marino a delineare i contorni del viso. E con quello sguardo carico di aspettative, appesantito dalla stanchezza. Difficile da sostenere. E da decifrare. Rinchiusi in una categoria - i migranti - all'apparenza tutti uguali. Sono i numeri di Mare Nostrum snocciolati, qualche mese fa, dal Ministro dell'Interno Angelino Alfano: "558 interventi, 100.250 persone soccorse, 728 scafisti arrestati, 6 navi sequestrate, soccorse oltre centomila persone e decine e decine di migliaia salvati. 499 morti durante le operazioni, 1.446 presunti dispersi". Sono i soldi spesi - "Per l'operazione della Marina militare l'Italia ha speso in un anno 114 milioni di euro, 9,5 milioni al mese" – e quelli risparmiati: "La nuova operazione di pattugliamento delle frontiere, Triton, costerà 3 milioni di euro al mese e sarà pagata da Frontex, quindi all'Italia costerà zero euro". E sono l'orrore dell'ultima tragedia al largo di Lampedusa, un paio di giorni fa: 29 anime in cerca di salvezza. Giovani, tra i 18 e i 25 anni, provenienti dalla Libia, morti per assideramento. "I 366 morti di Lampedusa - ha denunciato il sindaco lampedusano Giusy Nicolini - non sono serviti a niente, le parole del Papa non sono servite a niente, siamo tornati a prima di Mare Nostrum. È la realtà. Questa nuova strage è la prova che Triton non è Mare Nostrum. Siamo tornati indietro".

socialmenteutili11febbisViaggi della speranza. L'ultimo sbarco nel porto di Reggio Calabria, in ordine di tempo, risale allo scorso 18 gennaio: 417 immigrati trasportati dalla nave Sirio della Marina militare. Si trattava, in particolare, di 104 uomini e 2 donne provenienti dal Gambia, 171 uomini e 2 donne dal Mali, 90 uomini dal Senegal, 23 uomini dalla Guinea e altri 24 dalla Costa d'Avorio e dalle regioni del Sud Africa. Tra di essi anche un immigrato che è deceduto. Un copione che si ripete: Fuggiti dalle guerre civili dei loro paesi, dalla fame e dalla disperazione, sopravvissuti ad un lungo e pericoloso viaggio per mettersi nelle mani sporche di sangue degli scafisti, unica tragica speranza per loro: migliaia di euro per pagare un viaggio che per qualcuno terminerà con la morte, prima ancora di toccare la terra ferma, su imbarcazioni fatiscenti, appesantite da un numero eccessivo di migranti: corpi animati, attaccati l'uno all'altro, in balia del mare e della buona sorte. Reggio, in questa strana estate dalle temperature atipiche, ne ha accolti più di otto mila. E continua a farlo, in questo inverno colorato di neve e sole. Le operazioni di prima accoglienza, ormai perfettamente collaudate, ce le spiega Enzo Calarco, responsabile della Protezione Civile provinciale: "Appena arriva la comunicazione di uno sbarco la Prefettura convoca una riunione a cui partecipano rappresentanti del Comune, della Provincia, delle forze dell'ordine; Capitaneria, Azienda ospedaliera, Suem 118, Protezione Civile, associazioni di volontariato e Croce Rossa. Qualche ora prima dello sbarco iniziamo i lavori di allestimento per dar loro la prima accoglienza. I primi controlli sanitari – spiega - avvengono a bordo. Il nostro primo intervento è al porto: si comunicano numeri, generalità, condizioni di salute ed eventuali criticità. E, mentre la macchina dell'accoglienza è pienamente operativa, dalla Prefettura iniziano a smistare i migranti nei vari centri di accoglienza del territorio nazionale. Lo devo dire: senza l'aiuto dei volontari non ce la potremmo fare. Soprattutto quest'estate – ricorda Calarco – nel pieno dell'emergenza il loro aiuto è stato fondamentale. Hanno regalato ai migranti quel calore umano e quella vicinanza sincera che le Istituzioni difficilmente possono dare. Tra quelli che arrivano, per molti l'Italia è solo una via di passaggio, una tappa obbligata di quel percorso che – almeno nei sogni e nelle aspettative – li dovrebbe portare a raggiungere altre mete, spesso il nord Europa. Altri decidono di fermarsi in Italia per richiedere asilo politico e vengono ospitati nei centri di seconda accoglienza"

socialmenteutili11febterIl progetto SPRAR, una concreta possibilità di integrazione e sviluppo. "C'è Amin, giunto dall'Eritrea con la sua laurea in chimica e con il sogno di poter lavorare in una grande industria del Nord. C'è il premuroso Alì, un fratello maggiore per i ragazzi del Bangladesh. Hussein, grande tifoso dl Real Madrid, ci interroga per imparare tutti i termini calcistici in italiano. E Jamal, che recita il Corano come se fosse un canto. Per loro il progetto SPRAR – Approdi Mediterranei rappresenta una seconda possibilità". Ce ne parla Davide Grilletto, Presidente Arci, Comitato Territoriale di Reggio Calabria e responsabile del progetto, realizzato insieme al comune di Villa San Giovanni. Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugitati – SPRAR – costituisce una rete di centri di seconda accoglienza destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale. Esso non è dunque finalizzato ad un'assistenza immediata, ma favorisce sistemi di accoglienza integrata che vanno oltre la sola distribuzione di vitto e alloggio prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico. I progetti territoriali dello SPRAR sono caratterizzati da un protagonismo attivo, condiviso da grandi città e da piccoli centri, da aree metropolitane e da cittadine di provincia. "Questa diffusione su tutto il territorio nazionale, attraverso una distribuzione ben programmata dei richiedenti – sottolinea Grilletto – favorisce una maggiore efficacia per una reale integrazione poiché evita che il peso numerico dei migranti sia tutto concentrato su determinate zone, permettendo così di uscire dall'ottica dell'emergenza. E' un progetto che io reputo assolutamente serio e positivo – sottolinea – capace di dare buoni frutti, da qualunque prospettiva lo si guardi". L'intera rete è coordinata e monitorata da un Servizio Centrale, gestito dall'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), in seguito ad una convenzione stipulata con il Ministero dell'Interno. "Al momento ospitiamo 21 richiedenti asilo – spiega il responsabile del progetto – di diverse nazionalità, tutti impegnati in vari percorsi di formazione. Noi gli forniamo anche l'assistenza sanitaria, legale e amministrativa, il servizio di mediazione culturale. Favoriamo, attraverso diverse iniziative, l'integrazione nel territorio". Gli SPRAR come una vera occasione non solo per l'integrazione tra diverse culture, ma anche per lo sviluppo del territorio, nel percorso accidentato e reso più difficile dalle notizie false che negli ultimi mesi hanno preso il sopravvento: "I richiedenti ricevono un pochet money di € 1,50. Noi li distribuiamo due volte al mese. I 35 euro di cui si è tanto parlato – che possono essere considerate come il costo medio giornaliero del migrante che usufruisce di questi servizi - non entrano nelle loro tasche ma servono, ad esempio, per pagare gli affitti degli appartamenti in cui alloggiano o il personale. Insomma, attraverso gli SPRAR, c'è un'economia che si muove favorendo anche l'ingresso nel mondo del lavoro di diverse figure professionali"

Nel 2015 una Commissione per i richiedenti a Reggio Calabria. Ce lo dice, con entusiasmo, proprio Davide Grilletto mentre spiega l'iter e i tempi per la richiesta d'asilo. "Fino al 2014 esisteva soltanto una Commissione Territoriale in Calabria, quella di Crotone, che tra l'altro aveva giurisprudenza anche per la Basilicata. Questo faceva sì che naturalmente i tempi di convocazione del colloquio e di decisione di dilatassero moltissimo. In seguito all'emergenza – spiega – il Ministero dell'Interno con l'Anci ha previsto di aumentare il numero delle Commissioni, prevedendone appunto una a Reggio Calabria. Questo è un fatto importante e straordinario perché faciliterà i tempi per l'accoglienza. Il migrante – aggiunge Grilletto – resta nel progetto in media per un anno e mezzo. Subito dopo l'esito della Commissione, in caso positivo, il ha il tempo per concludere il suo iter di formazione e iniziare un nuovo percorso personale fuori dal progetto. In caso di diniego può, a proprie spese, presentare ricorso e restare fino alla conclusione dell'iter sul suolo italiano".

socialmenteutili11febquaterMinori stranieri non accompagnati – Reda ha 17 anni. E' timido, ci mette un po' a prendere confidenza, e ha una gran luce negli occhi. Sa fare tante cose: agricoltore, giocoliere, falegname. Recentemente sul palco, insieme a Karim, ha interpretato se stesso. Karim Aboujoud Shaaban di anni ne ha 18. E' maggiorenne e per questo possiamo scrivere anche il suo cognome. Una parte, in verità, è lunghissimo e lui ne và fiero: di generazione in generazione un cognome si aggiunge all'altro, in un lungo elenco di storia familiare, quasi impossibile per noi da scrivere o pronunciare. Lui è meno timido, non ha problemi a parlare. E i suoi occhi, proprio come quelli di Reda, hanno una bellissima luce. Anche lui sul palco interpreta se stesso. Entrambi egiziani, sono arrivati minorenni sulle coste calabresi su un barcone, dopo un viaggio lungo otto giorni. Quattro mila euro in mano allo scafista e in cambio una speranza. Quel viaggio tutto sommato è andato bene: "Il mare ci ha fatto ballare solo gli ultimi due giorni – racconta Karim – sul barcone eravamo 90. Un po' di soldi per il viaggio li avevo messi da parte lavorando. E poi mi ha aiutato la famiglia. In Egitto facevo l'agricoltore – racconta Karim, primo di quattro figli – ho fatto anche l'elettricista, ma non ci capivo un granchè. Volevo venire in Italia per studiare, per lavorare. Sto imparando l'italiano, faccio la terza media: a giugno ho gli esami – racconta con un sorriso nervoso, quello che accomuna gli studenti di tutto il mondo – e per fortuna ho trovato anche un lavoretto al mercato. Spero di poter fare di più, ma l'importante è lavorare".

socialmenteutili11febquinquiesDal barcone al palco per raccontare il "Processo ai migranti" - Alberto Polito rappresenta per loro il ponte tra la comunità che li ha accolti e l'esperienza del teatro. E' un operatore presso la Comunità Buonafede dell'Unitas Catholica, che accoglie – tra le mille difficoltà e gli stipendi ricevuti a singhiozzo - i minori non accompagnati. Ed è anche il responsabile della compagnia di artisti di strada "Don cosciotti senza mancia". E' così – dalle testimonianze raccolte sui viaggi dall'Africa all'Europa – le due esperienze si sono intrecciate, completandosi a vicenda: il teatro come progetto educativo. "L'idea dello spettacolo – racconta Alberto – nasce proprio dall'incontro con i minori stranieri non accompagnati accolti presso le comunità socio-assistenziali dell'Unitas Catholica. Dall'entusiasmo per un corso di giocoleria alla volontà, da parte dei ragazzi stessi, di continuare quel percorso. Ci avevano raccontato la loro storia, il viaggio e le aspettative – spiega – e renderli protagonisti è stato quasi automatico". Lo spettacolo racconta la storia dei migranti attraverso i paradossi e l'ironia, esasperando i luoghi comuni che avvolgono queste vicende: "Io faccio la parte del pm senza scrupoli e punto molto sui pregiudizi, portandoli all'estremo. Carico molto su quanto siano brutti, sporchi e cattivi. Il giudice li chiama a testimoniare, a raccontare la loro storia. E dall'altra parte c'è la difesa che è il mio opposto e li difende in maniera esasperata. Lo spettacolo che proponiamo è interattivo – racconta Alberto – Durante il secondo atto chiediamo agli spettatori di dire la loro sulla colpevolezza o innocenza dei due imputati. Qualcuno si arrabbia col pubblico ministero, che non fa altro che mettere in scena stereotipi e luoghi comuni. Qualcun altro – aggiunge – purtroppo annuisce, senza esporsi. Alla base c'è secondo me un grosso limite che riguarda l'informazione frammentaria e spesso scorretta dei processi migratori e della reale situazione dei migranti in Italia. Intanto il 21 marzo sarà la Giornata Mondiale contro il Razzismo e il Governo ha scelto Reggio per le celebrazioni nazionali. Una bella occasione - per una città che nell'ultimo anno ha dimostrato di saper dare tanto, pur avendo poco – per lanciare l'ennesimo messaggio di volontà di integrazione. E per rimediare a quel poco di ignoranza che ancora insiste e alimenta i preconcetti e le discriminazioni".

tutte le foto, ad esclusione dell'ultima, sono realizzate da Elio Carrozza