Reggio Calabria
 

“Tentato omicidio per riassetto ‘ndrangheta di Archi”: ecco cosa c’è dietro il finto incidente a Giorgio Benestare

Tentato omicidio Benestaredi Claudio Cordova - Fin da quel 26 maggio, l'episodio tutto sembrava tranne che un incidente fortuito, seppur grave. Ora le indagini lo avrebbero dimostrato, con l'arresto di due giovani, Emilio Molinetti e Marco Geria, entrambi 31enni, autori del tentato omicidio, che sarebbe avvenuto "per un riassetto degli equilibri interni al casato mafioso di Archi, programmato in maniera da non suscitare clamori, con una modalità sintomatica di un'inquietante, quanto perniciosa, capacità di gestione dei rapporti di forza interni alla governance mafiosa".

Tentato omicidio mafioso. Per le modalità, innanzitutto. Il Fiat Doblò bianco avanzava a velocità sostenuta senza motivo, in una strada stretta del quartiere Archi, roccaforte della 'ndrangheta reggina. Via Croce Cimitero. Mancano pochi secondi alle 11 del mattino quando avviene l'impatto. E poi, appunto, per la vittima. Quel Franco Giorgio Benestare, considerato ai vertici delle potenti cosche De Stefano e Tegano, non solo per i suoi precedenti penali specifici. Ma anche perché nipote, per parte di madre, di Giovanni Tegano, "l'uomo di pace" recentemente scomparso in carcere, e Pasquale Tegano. Elemento di raccordo Benestare, in quanto cognato di Orazio De Stefano, che ne ha sposato la sorella. Ma anche cugino di quel Paolo Schimizzi, di cui si sono perse le tracce nel settembre del 2008, quando era il reggente della cosca Tegano.

Un vicolo stretto, dove è difficile ripararsi o trovare una via di fuga. L'ideale per un agguato. Questa volta effettuato non armi alla mano, ma simulando un incidente stradale. Saranno le telecamere di videosorveglianza, acquisite dai pm Stefano Musolino e Walter Ignazitto, titolari dell'indagine, a chiarire le modalità del sinistro. Interrogato dai pm antimafia, nelle ore successive all'episodio, lo stesso Benestare non fornirà alcun dettagli utile agli accertamenti. Come nelle migliori tradizioni di 'ndrangheta.

Le immagini mostrano l'impatto con la parte destra frontale del Fiat Doblò e Benestare che viene scaraventato all'interno del ballatoio di una piccola abitazione di Archi. Non ha fatto in tempo l'uomo forte dei Tegano a evitare di essere falciato, nonostante le immagini mostrino come l'uomo abbia tentato di difendersi quando ha udito il rombo del mezzo che lo puntava.

A bordo di quel Fiat Doblò rubato un paio di mesi prima, due giovani, già noti alle forze dell'ordine. Emilio Molinetti e Marco Geria. Non due giovani qualunque. Emilio Molinetti è figlio di Gino Molinetti, la "belva", considerato uno degli uomini più spietati della 'ndrangheta. Già diversi precedenti penali. Così come è lungo il casellario giudiziale di Marco Geria, che inizia a delinquere già da minorenne. Gli stessi familiari di Emilio Molinetti, compresa la convivente vittima di violenze da parte del giovane, lo additano come "mafioso" nelle intercettazioni telefoniche captate dalla Polizia.

Insomma, il contesto di 'ndrangheta di delinea sempre di più.

Nelle ore successive, un bar di Archi sarebbe stato anche dato alle fiamme per evitare che, attraverso le telecamere di videosorveglianza, si potessero acquisire elementi importanti per l'inchiesta. Tutto inutile, però. Le immagini mostrano come i due avessero seguito Benestare, circa venti minuti prima dell'evento a bordo di uno scooter Honda SH. Un vero e proprio appostamento/pedinamento che, però, costerà caro, dato che gli inquirenti riusciranno a effettuare la comparazione dei vestiti tra i due giovani a bordo dello scooter e i due individui a bordo del Fiat Doblò.

Quel Fiat Doblò che, nelle ore successive all'episodio, verrà ritrovato bruciato nell'alveo del Torrente Scaccioti. Da sempre luogo adatto per chi voglia distruggere qualcosa. Circostanza che renderà ancor più solida l'idea degli inquirenti sulla natura dell'evento del 26 maggio. Giorgio Benestare, uomo forte dello schieramento De Stefano – Tegano, si è dunque salvato dalla morte solo per un curioso disegno del destino e per la prontezza nel tentativo di rifugiarsi sul ballatoio di via Croce Cimitero. Evitando così di essere investito in pieno.

Ma la gravità del fatto, resta. Le indagini si sono per adesso concentrate sul fatto specifico, cioè l'investimento. Nulla, al momento, si sa circa il movente che sia alla base del tentato omicidio. Ma nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip si legge: "Che vi sia stata una programmazione, meticolosa, della gestione delle diverse fasi delittuose è aspetto che trova conferma anche nel fatto che ben due impianti di videosorveglianza, che avrebbero consentito di registrare ulteriori elementi utili per la ricostruzione, in via diretta, di alcuni aspetti della grave vicenda, sono andati distrutti".

Le modalità, realizzate non armi alla mano, sarebbero da ricondurre a un tentativo di non far accendere i fari investigativi sull'episodio e sul territorio. Peraltro, i contesti di 'ndrangheta dei Tegano non sono nuovi a questo tipo di strategie. Come dimostra il caso di "lupara bianca" di cui è rimasto vittima un elemento di primo piano, quale Paolo Schimizzi. Tutto – scrivono gli inquirenti – "per una migliore gestione delle reazioni interne".

Per i magistrati, infatti, l'episodio risponderebbe "a esigenze di agevolazione degli interessi della 'ndrangheta riferibile al casato unitario delle cosche storicamente riferibili al quartiere di Archi, in particolare in un'ottica diretta alla riorganizzazione degli equilibri interni alla 'ndrangheta arcota". Precedenti indagini, peraltro, mostrano come i Molinetti (Gino e il fratello Alfonso) avessero costituito un sottogruppo in seno alla 'ndrangheta di Archi, con mire scissionistiche. O, comunque, di maggiore autonomia, soprattutto con riferimento al territorio di Gallico.

Il movente del tentato omicidio di Giorgio Benestare potrebbe annidarsi in queste dinamiche di 'ndrangheta.