Reggio Calabria
 

Il pentito Cortese: “Ecco il ‘Sistema’ superiore della ‘ndrangheta”

cortesemaurizio600di Claudio Cordova - A chi gli chiede i periodi in cui è stato detenuto, risponde: "Faccio prima a dire i periodi in cui sono stato libero". Maurizio Cortese, 40 anni, la maggior parte dei quali trascorsi dietro le sbarre, a causa della sua esperienza criminale, soprattutto a capo della potente cosca Serraino, ha fatto il suo esordio in aula da collaboratore di giustizia, dopo essersi pentito in seguito all'arresto – l'ennesimo – scattato nell'ambito dell'operazione "Pedrigree".

Cortese è stato ascoltato in aula nel maxiprocesso "Gotha", che vede alla sbarra, tra gli altri, l'avvocato ed ex parlamentare, Paolo Romeo, nonché l'ex senatore Antonio Caridi, e l'ex sottosegretario regionale, Alberto Sarra. Ma, soprattutto, la presunta cupola massonica della criminalità organizzata.

A condurre l'esame, il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Stefano Musolino, che da anni indaga sui legami più elevati delle 'ndrine. 

Un rapporto, una commistione, quella tra massoneria, servizi segreti e 'ndrangheta, che Cortese definisce datata, ma che lui avrebbe sempre avversato o, comunque, visto non di buon occhio. Lui, nella 'ndrangheta dal 1996 (e, quindi, dai 16 anni), in un certo senso "purista" della criminalità organizzata. In aula, Cortese parla di "contaminazioni" da parte di un "sistema" – parola ripetuta spesso – che lo avrebbe anche danneggiato quando, imputato nel procedimento "Epilogo", verrà pure sospettato di avere avuto un ruolo negli attentati alla magistratura del 2010, eventi poi ricondotti alla cosca Lo Giudice, "tradita" dai suoi referenti istituzionali.

Cortese afferma che quei depistaggi, quel tentativo di scaricare su di lui (che, in quel periodo, darà vita anche a uno sciopero della fame dal carcere) sarebbero stati messi in atto dal "Sistema", che a lui non andava giù: "Negli anni ho avuto difficoltà ad accettare alcune regole, le contaminazioni con politica, massoneria e Servizi grazie alla 'Santa". Avevo un'idea più 'pura' e distaccata della 'ndrangheta. Ma chi si contrappone a questo "Sistema" viene emarginato".

Sarebbe avvenuto anche a lui.

Proprio in quegli anni, in cui emergerà il doppiogioco di alcuni soggetti istituzionali: "Hanno cercato di togliermi di mezzo tramite alcuni confidenti come Franco Rodà, Luciano Lo Giudice e Giovanni Zumbo, che era in contatto con i Servizi. L'avvocato Antonio Marra, che fa parte della massoneria ed è vicino ai Servizi veniva sempre alle udienze del mio processo, anche se non aveva nessun cliente". Ecco, quindi, il "Sistema" che Cortese avrebbe toccato con mano, ma di cui avrebbe sentito parlare da soggetti molto in alto nella gerarchia.

E' il caso dell'imprenditore edile Pietro Siclari, oggi deceduto, ma considerato molto vicino alla 'ndrangheta. "Era massone, mi ha detto che dovevo stare dentro il "Sistema" per non subire quello che ho subito". Ma non solo, anche Pietro Labate, capo indiscusso della cosca del rione Gebbione: "Mi disse di rispettare sia l'avvocato Paolo Romeo, sia l'avvocato Giorgio De Stefano, perché facevano parte di questo "Sistema". Ho anche conosciuto l'avvocato Romeo, nel carcere di Tolmezzo, anche lui sapeva chi fossi".

Del resto, Cortese aveva sentito già parlare di Paolo Romeo, proprio da Pietro Labate: "Mi fece una battuta, dicendomi che il Comune di Reggio Calabria era di fatto al Circolo Nautico di Paolo Romeo". Il riferimento è al Circolo Posidonia, ubicato nella zona di Gallico e considerato dagli inquirenti il "quartier generale" di Romeo, da cui tirava le fila della vita economica, politica e sociale della città: "Paolo Romeo e Giorgio De Stefano sono in un 'Sistema' superiore, che dirige la 'ndrangheta" aggiunge Cortese.

Il "Sistema" era molto ben oleato e molto vasto.

"Questa è la 'ndrangheta moderna" dice Cortese, facendo riferimento a un uomo del clan Serraino, Mimmo Morabito: "Era confidente dei Carabinieri, faceva ritrovare armi e droga e quelli avanzavano di grado. Morabito parlava di Servizi e faceva parte della massoneria: queste cose ci sono in tutte le cosche, perché tornano comodo, dato che si viene avvisati su operazioni, su intercettazioni e perquisizioni".

Oggi Cortese ha deciso di cambiare vita, dopo l'ennesimo arresto, dopo l'arresto della moglie, dopo la revoca della potestà genitoriale e l'affidamento dei figli al programma "Liberi di scegliere", elaborato dall'ex presidente del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, Roberto Di Bella: "Voglio dare ai miei figli un futuro diverso" dice l'ex reggente della cosca Serraino.