Reggio Calabria
 

Crepe nelle accuse a Mimmo Lucano: il supertestimone "crolla" in aula

lucanomimmoildispaccionuovadi Mariateresa Ripolo - Vacillano le accuse contro Mimmo Lucano dopo quanto emerso nel corso dell'ultima udienza del processo "Xenia". Le accuse della Procura di Locri contro l'ex sindaco di Riace vengono messe in dubbio dalle dichiarazioni poco chiare rese in aula proprio da un testimone chiave dell'accusa. Gran parte dell'inchiesta contro l'ex sindaco e altre 28 persone, accusate a vario titolo di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, truffa e abuso d'ufficio nella gestione dei progetti di accoglienza agli immigrati, si baserebbe proprio su una denuncia che oggi viene messa in dubbio: quella del "supertestimone" dell'accusa Francesco Ruga, titolare di un negozio di alimentari a Riace.

Nel dicembre 2016, secondo quanto emerso, Ruga avrebbe denunciato le pressioni ricevute per emettere false fatture: non ne avrebbe alterato l'importo, ma la lista dei prodotti che i migranti ospitati a Riace avrebbero acquistato presso il suo negozio di alimentari.

Panini, bevande, e quant'altro segnati nelle fatture come prodotti per l'igiene: «Mi dissero: "Se non scrivi 'detersivi' non prendi neanche una lira"», ha raccontato il testimone in aula.

Un'alterazione delle fatture che, secondo quanto affermato dal testimone, avrebbero preteso Lucano e Fernando Antonio Capone, presidente dell'associazione Città Futura, e alla quale si sarebbe subito ribellato. Da quanto emerso in aula, tuttavia, le cose non sarebbero andate esattamente così. Il racconto del supertestimone è apparso subito contraddittorio anche nei passaggi che hanno riguardato la tempistica della denuncia presentata.

Ruga ha, inoltre, parlato di vere e proprie minacce, violenze nei suoi confronti ad opera dello stesso Lucano e di Capone, accuse che, tuttavia, oggi sembrano non trovare corrispondenza con la prima denuncia presentata da Ruga e con i messaggi letti in aula inviati da lui a Lucano. Messaggi di stima nei confronti dell'ex sindaco che racconterebbero un'altra storia e che proverebbero come l'opinione del testimone chiave, nei confronti di Lucano, sarebbe cambiata radicalmente nel corso del tempo.

Se Lucano lo avesse minacciato, come lui ha dichiarato in un primo momento, perché appoggiarlo come amministratore inviandogli anche messaggi con scritto: «So che sei una persona perbene»? È la domanda che è stata posta in aula e alla quale Ruga non ha saputo dare una risposta esaustiva, tanto da ritrattare l'accusa nei confronti dell'ex sindaco.

Una "supertestimonianza" dai passaggi confusi e dai contorni sfocati, che già il Riesame aveva bollato come «inattendibile», sottolineando come alcuni verbali di interrogatorio fossero inutilizzabili, e con la quale l'accusa sembra aver segnato un clamoroso autogol.