Reggio Calabria
 

“Occorre protocollo specifico su gestione emergenza Coronavirus per le persone diversamente abili e le loro famiglie”

"Il dilagare del virus Covid-19 nel nostro Paese ha fatto precipitare moltissime persone in uno stato di forte preoccupazione per l'incertezza del prossimo futuro, per quelli che saranno i tempi necessari al superamento della crisi generale e per le certe conseguenze sulle nostre vite e sulle nostre relazioni sociali e interpersonali. Tali preoccupazioni e difficoltà sono ancora più fortemente presenti tra le migliaia di persone che vivono quotidianamente la disabilità, le cui condizioni di vita sono già ampiamente limitate da livelli di protezione e inclusione sociale che sappiamo non essere adeguatamente garantiti.

Come Garante della Persona disabile, ritengo doveroso evidenziare, come in questi giorni gli sforzi e i rischi delle Persone con disabilità e delle loro famiglie siano maggiormente acuiti rispetto a quelli vissuti dal resto della nostra comunità. Per tali ragioni oltre alla garanzia di tutti i diritti essenziali e alla tutela degli spazi vitali e delle libertà fondamentali, ritengo, sia indispensabile prevedere e garantire, soprattutto in questa fase, dei percorsi peculiari realizzati attraverso la modulazione di un protocollo specifico sulla gestione dell'emergenza sanitaria da "COVID-19".

Tale richiesta è stata protocollata in data odierna, presso gli uffici del comune di Bovalino, e inviata al presidente facente funzioni della Regione Calabria Spirlì, al Prefetto di Reggio Calabria, al dipartimento Salute regionale, alle Asp di Reggio Calabria e di Locri, al presidente dell'assemblea dei sindaci e al presidente del comitato dei comuni della Locride.

Le specifiche proposte sono state già avanzate da diverse associazioni in numerose regioni, come ad esempio l'ANGSA Lazio; la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap Lazio; e l'associazione Autismo Abruzzo Onlus. La direzione di ognuna di esse è la tutela e la salvagurdia delle persone con disabilità in questo particolare e difficile periodo di emergenza sanitaria.

"Il protocollo in oggetto dovrebbe prevedere modalità differenti di screening diagnostici per rilevare la positività al virus. Le persone con disabilità, in particolare intellettiva, psichica e relazionale, sono spesso non collaboranti a tal punto da richiedere la sedazione, per cui risulta praticamente impossibile sottoporli a un tampone di tipo classico, senza traumi e in condizioni di tranquillità, trattandosi di una procedura abbastanza invasiva e impossibile da realizzare, con le tradizionali modalità adottate.
Per cui si potrebbe prevedere in assenza di sintomi la somministrazione di un test rapido antigenico, più veloce e meno invasivo e in un secondo step, qualora il soggetto risultasse positivo, quella di un test molecolare, sempre somministrato con delle specifiche tutele, quali:
- Priorità assoluta nella somministrazione e processamento degli screening diagnostici nelle persone diversamente abili così da ridurre i tempi di eventuali quarantene preventive o fiduciarie, che influenzerebbero negativamente la routine giornaliera e terapeutica della persona diversamente abile, con sicure ripercussioni sulla gestione familiare e sanitaria.
- Per i soggetti disabili collaboranti si dovrebbe prevedere la somministrazione del tampone in regime domiciliare con la presenza del cargiver di riferimento e in un ambiente conosciuto e rassicurante, sempre in presenza di un medico di medicina generale o pediatra di riferimento. Per le disabilità psichiche e/o neuro-atipiche eseguire un test in un ambiente sconosciuto, quindi poco rassicurante, provocherebbe sicuramente reazioni incontrollabili tanto da rendere impossibile l'esame.
- Per i soggetti disabili non collaboranti, e per i quali risulta necessaria la sedazione, sarebbe opportuno prevedere negli ospedali un supporto specifico anestesiologico, in ambiente assolutamente protetto, raggiungibile con percorsi adeguati e preferenziali, sempre in presenza del cargiver di riferimento.
- Molte delle persone con disabilità posseggono altre patologie in comorbilità, rientrando all'interno delle casistiche di "fragilità". Quindi anche in questi casi è necessario, per garantire l'accesso in sicurezza alle cure mediche, prevedere ambienti assolutamente protetti, raggiungibili con percorsi adeguati e preferenziali, sempre in presenza del cargiver di riferimento.
- Nell'ipotesi di un eventuale e non escludibile ricovero, per i soggetti disabili collaboranti e non, dovrebbe essere consentita la presenza costante della figura familiare di riferimento.

Come Garante della Persona disabile sono assolutamente sicura che l'attuazione del suddetto protocollo, potrebbe inoltre contribuire a rendere maggiormente efficiente e sicuro il funzionamento del sistema sanitario regionale nel suo complesso. Mi auguro che tale proposta venga celermente presa in considerazione dagli organi competenti, in quanto sarebbe dimostrazione di lungimiranza e tutela sanitaria per le fasce più deboli.

In questo momento così difficile, in cui tutti siamo più vulnerabili e preoccupati, è fondamentale avere dei punti di riferimento stabili. Per questo voglio far saper che il mio tempo, la mia professionalità e il mio ruolo istituzionale sono a completa disposizione delle persone diversamente abili e delle loro famiglie, certa che la solidarietà, la comprensione e l'accettazione di tutte le emozioni siano strumenti indispensabili in un periodo in cui tutte le nostre certezze sono messe duramente alla prova.

E' quanto si legge in una nota di Maria Rita Canova, Garante per la Persona Disabile del Comune di Bovalino.