Reggio Calabria
 

Siderno verso il voto: l'eterno ritorno di Pietro Fuda

FUDA-PIETRO2di Mariateresa Ripolo - Un libro con tutte le intercettazioni che lo riguardano. Così Pietro Fuda, classe 1943 - ex senatore, ex sindaco di Siderno, ex presidente della provincia di Reggio Calabria - intende "recuperare credibilità" agli occhi dei cittadini del Comune che ha amministrato dal 2015 al 2018. Come una fenice che risorge dalle proprie ceneri, Fuda vorrebbe fare lo stesso in vista delle prossime elezioni comunali, rispolverando la sua #fabbricadipietro: il suo sempreverde programma elettorale, lo stesso proposto ben cinque anni fa. Da allora per Siderno quasi nulla è cambiato (se non in peggio).

«L'obiettivo era arrestarmi», così l'ex primo cittadino di Siderno motiva le accuse mosse nei suoi confronti dalla Dda di Reggio Calabria di concorso esterno in associazione mafiosa. L'ex senatore non ci sta, è un fiume in piena durante la conferenza stampa organizzata a Siderno per: «Far presente alla cittadinanza che sono candidabile», afferma. Anche se ancora non c'è una data certa, le prossime comunali potrebbero essere imminenti, dopo lo scioglimento per infiltrazioni della 'ndrangheta avvenuto nell'agosto del 2018: il Comune di Siderno ai tempi era guidato proprio dall'ex senatore, eletto con voto plebiscitario (l'83%) nel maggio del 2015.

Le intercettazioni. «Farò pubblicare in un libro le intercettazioni che mi riguardano in modo che i cittadini possano leggere tutto». Per l'ex senatore sarebbe «inutile riportare solo stralci», durante la conferenza stampa si è parlato addirittura di «intercettazioni manipolate», «non solo tagli, ma vere e proprie manipolazioni», non si sa bene per opera di chi. Accuse e affermazioni molto forti quelle dell'ex primo cittadino, che grida al complotto nei suoi confronti: «Dalle intercettazioni emerge che c'era un progetto per occupare Siderno, quando sono sceso in campo io - afferma - questo progetto si è rotto e hanno voluto ammazzarmi politicamente».

Insomma, Fuda vorrebbe scendere in campo ancora una volta, ma prima cerca di "sondare il terreno", non sa come potrebbero reagire i cittadini di Siderno: «Se qualcuno pensasse che diventando di nuovo sindaco, potrebbero sciogliere nuovamente la giunta, allora mi tirerei indietro». Secondo Fuda la decisione del Viminale sarebbe stata presa solo sulla base di sospetti: «Non c'è traccia di contatti con esponenti della criminalità», tuona. Le indagini, così come le sentenze del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato, in risposta ai suoi ricorsi, però, parlano chiaro: sono diverse le motivazioni a supporto della decisione di scioglimento del Consiglio comunale di Siderno. Nell'ultima sentenza si fa riferimento, infatti, a una serie di elementi "concreti, univoci e rilevanti" che proverebbero «la vicinanza – quanto meno come legame parentale – tra detti consiglieri e la malavita». Per Fuda nelle sue intercettazioni «non c'è nulla di concreto», le indagini però dicono e si basato essenzialmente su tutt'altro: dall'inattività dell'Amministrazione Fuda sul fronte "Beni confiscati alla criminalità", all'irregolarità nella gestione di lavori che di fatto erano stati affidati ad imprese «legate ad esponenti di famiglie malavitose locali ricorrendo al metodo dell'affidamento diretto». (Leggi qui le motivazioni del Consiglio di Stato)

Tutto normale per l'ex senatore dell'Ulivo, secondo cui, in un paese piccolo come Siderno, sarebbe inevitabile avere contatti di un certo tipo: «Ovunque c'è la 'ndrangheta», afferma elencando tutti i paesi della Locride.

Adesso si attende di conoscere la decisione del Gup circa la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Dda di Reggio Calabria nei suoi confronti per concorso esterno in associazione mafiosa. Fuda si dice «fiducioso». Chissà i cittadini di Siderno.