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Revival Reggina '99-'00: Colomba e l'exploit dell'Olimpico

colombadi Paolo Ficara - Le sette salvezze. Sono quelle ottenute dalla Reggina in Serie A, quasi mai banali. A cominciare dalla prima. Si è passati dal "si mu 'nzonnava cariva ru letto", al "mi accontenterei di ottenere solo una vittoria", fino al suggellare con la permanenza il primo storico campionato degli amaranto in massima serie. E se c'è da indicare una partita che permise a quella squadra di centrare l'obiettivo in scioltezza, nella stagione 1999-2000, è sicuramente Roma-Reggina 0-2.

È il 19 marzo del 2000 quando la Reggina si presenta all'Olimpico di Roma, al cospetto della corazzata allenata da Fabio Capello. Reduci dalle polemiche susseguenti allo scialbo 0-0 interno con l'Udinese, gli amaranto necessitano di una sterzata. In una Serie A a 18 squadre e con quattro retrocessioni, il quintultimo posto occupato a quota 26 non mette al riparo dalla rimonta del Verona. Franco Colomba, allenatore di quella Reggina, ricorda nitidamente al Dispaccio le delicate scelte di formazione:

"In quel periodo eravamo in difficoltà per diverse situazioni. Tra queste, ricordo la crisi di rendimento per Possanzini. Lo stesso Pirlo aveva disputato un campionato strepitoso per essere un 20enne, ed attraversava un periodo di flessione. Anche Foglio aveva qualche problema. Ho modificato radicalmente, mettendo Cirillo a destra dal lato di Candela. Fino a quel momento, aveva giocato sempre centrale. In mezzo ho inserito Oshadogan centrale, con Stovini e Giacchetta, e Morabito a sinistra. Vargas davanti alla difesa, rinunciando a Brevi. Una bella copertura, con i cinque dietro più Vargas – sottolinea il mister Colomba - Ho inserito Bogdani in attacco e Cozza a centrocampo, mantenendo titolari Baronio e Kallon. Queste scelte sorpresero, Capello a fine gara dichiarò che i suoi osservatori gli avevano descritto una Reggina diversa. Chiudemmo bene gli esterni ed impedimmo le percussioni centrali ed i triangoli rapidi tra Totti e Montella".

Il tecnico grossetano, a distanza di anni, ha ancora impresse nella mente quelle decisioni difficili, nonché la scelta tattica di mettere su una linea Maginot per arginare i fuoriclasse romanisti. Quella vittoria della Reggina rappresenta il suo capolavoro di tattica difensiva, coronato poi da un paio d'acuti. Il primo arriva al 29': "Disputammo una grande partita, andando in vantaggio con Ciccio Cozza. Lo feci giocare al posto di Pirlo. Alla luce della carriera fatta poi da Pirlo, uno si può chiedere come sia stato possibile lasciarlo fuori. A quell'età, una flessione ci stava. Tant'è vero che nel finale di campionato l'ho usato, sfruttando però altre forze fresche come Bogdani ed appunto Cozza".

Ma è la rete della sicurezza, giunta all'86', ad aver provocato la gioia incontenibile: "Sicuramente ho esultato parecchio al gol di Cirillo. Quello di Cozza era all'inizio, c'era ancora da soffrire per tutta la partita. Ricordo che inserii Possanzini nel finale e fui premiato. Davide smarcò Cirillo sulla destra dopo un dribbling, e Bruno con quella falcata incredibile riuscì ad arrivare in area e metterla dentro in diagonale. Poi perse la testa, andando a festeggiare sotto la bolgia dei tifosi romanisti – sorride Franco Colomba - Fu una vittoria spartiacque, che ci fece ritrovare la fiducia. La squadra era molto giovane, se andiamo a vedere gli anni di nascita. Tutti ragazzi o di 19 o 20 anni, altri di 23 o 24, a parte Giacchetta, Brevi e Taibi. Deprimersi era facile, se le cose non andavano bene. Dopo quella partita, il finale fu interessante e ci salvammo bene. Già con qualche gara d'anticipo ci permettemmo di passeggiare".

Roma-Reggina 0-2 richiama alla mente anche l'enorme partecipazione di tifosi calabresi provenienti da varie zone d'Italia: "C'era una curva intera. Tutti impazziti, anche al nostro ritorno a Reggio. Credo ci fossero almeno tra i sette e gli otto mila tifosi della Reggina all'Olimpico. Anche nello spogliatoio si respirava euforia dopo il triplice fischio. Capivamo di aver ottenuto un risultato importante, che ci restituiva un ruolo da protagonisti come neopromossa – evidenzia fiero Franco Colomba - In quella settimana c'era stato qualche scossone, lo devo dire. Nel momento in cui le cose non vanno bene, l'allenatore viene a trovarsi sui carboni ardenti. E io mi ci sentivo, su quei carboni ardenti. Il calcio è anche questo, ma non ho esitato. Ho percepito la necessità di quella mini-rivoluzione, per tentare di risalire in classifica".

Non c'è stato bisogno della telefonata del Dispaccio per ricordare a Franco Colomba, anche lui abituale frequentatore della città di Reggio con cadenza annuale (quasi sempre presente per le festività mariane), quella vittoria che ancora oggi è argomento di discussione con altri protagonisti: "Abbiamo ricordato quel risultato con Bruno Cirillo, che l'anno scorso era con me in India. Ogni tanto capita anche con Ragonesi, mio collaboratore. Quando ci incontriamo, viene spontaneo citare una partita storica come quella di Roma".

Le intuizioni di Franco Colomba, tecnico confermatosi nel corso degli anni (abbastanza recenti le salvezze ottenute in A con Bologna e Parma), consentirono alla Reggina di tenersi stretta la Serie A. Cirillo stazionò sulla fascia destra fino al termine della stagione, ma nell'Italia Under 21 continuò a giocare da difensore centrale. L'Inter lo acquistò in estate per 13 miliardi. Al mister Colomba, prima di salutarci, non sfugge un particolare che negli istanti successivi al gol dello 0-2 lo accomunò al difensore poi portato con sé nel 2014 in India, al Pune City: "Ma nell'intervista compaiono le lacrime?".