“Caso Miramare”, Perna lascia e scarica Falcomatà: “Figura complessa, da studiare. Città allo sbando”

PernaTonino21novdi Claudio Cordova - Lunedì mattina formalizzerà le dimissioni. Il professor Tonino Perna, per circa un anno vicesindaco di Reggio Calabria, lascia. Chiamato a nobilitare il "secondo tempo" della Giunta di Giuseppe Falcomatà, è stato "degradato", circa un'ora prima che il sindaco venisse condannato a un anno e quattro mesi nell'ambito del processo sul cosiddetto "Caso Miramare". Al suo posto il più accomodante – e, secondo alcuni, pilotabile – Paolo Brunetti.

A Perna solo alcune deleghe minori nell'ambito della Giunta decapitata. Una scelta che il professore, con un lungo passato accademico e civico, non poteva accettare. Da qui la scelta di lasciare. Non senza uno strappo netto con questi mesi.

SENTENZA MIRAMARE. Perna non ha mai creduto alla bontà dell'indagine sul "Miramare". E, anche oggi che la situazione con il sindaco Falcomatà è precipitata, non cambia linea. "Ero convinto dell'assoluzione, ma bisognava discutere della legge Severino anche quando ha colpito qualcun altro della barricata opposta, perché è una legge sbagliata. La Costituzione dice che c'è la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio" afferma.

Peraltro, l'ormai ex vicesindaco è convinto che in città vi siano tematiche ben più importanti da approfondire sotto il profilo giudiziario: "Avevo ascoltato le arringhe difensive, molto tecniche e documentate. La magistratura aveva la possibilità di uscirne dignitosamente".

LA GIUNTA. "Quando ho accettato ho avuto una spinta da parte di centinaia di persone che mi hanno chiesto di provarci. Se io fossi stato il sindaco, avrei fatto tutt'altra squadra. Perché da solo non si va da nessuna parte. Ci vuole una squadra. Come è accaduto a Messina. Non si può fare una riunione di giunta di 10 minuti. Si deve discutere, anche scontrandosi sulle idee" afferma Perna.

Ma, gli si chiede, perché non interrompere prima il percorso. La risposta sta nel fatto di aver tentato di far qualcosa di buono per la città, soprattutto in tema di rifiuti. Una delle grandi criticità dell'Amministrazione Falcomatà. "L'errore di questa amministrazione è pensare di amministrare Reggio come se fosse Bolzano. Non c'è programmazione su nulla. Ci sono dirigenti comunali terrorizzati dalle denunce, fanno il minimo indispensabile" aggiunge Perna.

I RIFIUTI. Già, i rifiuti. Uno dei drammi di Reggio Calabria. Ed è paradossale che, come traghettatore, nelle more del ricorso annunciato da Falcomatà, sia stato scelto proprio quel Brunetti che ha gestito (male, evidentemente) l'emergenza: "Da gennaio – dice Perna - ho cominciato a dire che la situazione rifiuti era insostenibile. Abbiamo un inceneritore a Gioia Tauro. In passato ero contrario, ma oggi la tecnologia permette di avere termovalorizzatori con un impatto ambientale minimo. Due ingeneri sono venuti da Milano e hanno fatto un report gratuitamente. Sono andato dall'assessore regionale, chiedendo: perché non lo mettiamo in funzione? Reggio produce 150 tonnellate di rifiuti al giorno, il termovalorizzatore ne brucerebbe 400, lascerebbe cioè solo la provincia di Cosenza fuori. E invece portiamo la spazzatura con i camion in Puglia con costi elevatissimi, anche in termini ambientali". Un enorme, macroscopico errore strategico, quindi.

"Ho chiesto alla Regione una indagine indipendente sulla discarica di Melicuccà. Lì è nato il primo dissidio con la Giunta che è di natura politica, non solo tecnica. Mentre l'Europa va in un'altra direzione, qui si decide di insistere su questa discarica che la popolazione di Palmi teme. Dire questo era come 'accusare' Brunetti. Da quel momento in poi è nata una incomunicabilità" aggiunge Perna. Ecco il primo (ma forse insanabile) strappo tra il professore e il sindaco Falcomatà.

"PERDERE QUEI SOLDI SAREBBE UN ATTO CRIMINALE". Nel suo bilancio finale, nelle sue rivelazioni, Perna racconta anche un dettaglio fin qui inedito. La concreta possibilità che l'Amministrazione Falcomatà perda tantissimi soldi destinati all'occupazione giovanile. In una città che, da sempre, è agli ultimi posti in questo delicato parametro: "Scopelliti, con il decreto Reggio, aveva fatto un progetto che dava mille euro per 15 anni alle imprese per assumere giovani. Con l'aiuto di una dottoranda in diritto amministrativo sono stati tirati fuori questi fascicoli e sono stati ottenuti dei risultati".

Ma oggi resta una quota importante di denari da spendere. Entro, però, la fine dell'anno: "Ci sono 30 mln di euro da spendere per l'occupazione giovanile. Sono risorse che vanno riprogettate subito. Ci sono degli imprenditori sani, che hanno delle idee di futuro, non nella forma assistenziale pensata da Scopelliti, ma non c'è la capacità politica e tecnica per dare i risultati che la città merita. Prima non c'erano i soldi, ora non ci sono le persone. Non utilizzare questi soldi sarebbe un atto criminale" tuona Perna.

"NESSUNA PROGRAMMAZIONE, NESSUNA CRITICA AMMESSA". Ma, dalle parole dell'ormai ex vicesindaco, emerge una figura, quella di Falcomatà, arroccata sulle sue posizioni. Senza alcuna voglia di ascoltare. Ma, anzi, con una personalità che il professore definisce "complessa". Lasciando intendere, però, che vi siano dei complessi: "Da studiare" aggiunge Perna.

Nessun confronto. Riunioni di Giunta di dieci minuti. Frustrando così, non solo ogni voce dissonante. Ma l'esistenza stessa di un dibattito interno ed esterno: "I primi guai li ho avuti col "diario" (sui social, ndr). Un mio collaboratore ha scritto che si vergognava di uscire per strada per la questione rifiuti ed è stato duramente ripreso. Non era tollerata nessun tipo di critica. Ho cercato di dare una mano di aiuto per uscire da questa situazione. Non demordevo per questo" dice.

Dibattito? "Lo si fa con chi vuole discutere. Fare un attacco alla giunta significava uscirne. Non c'era la possibilità di fare un dibattito" risponde. Ma si nota un sorriso amaro.

ELEZIONI. Cosa accadrà adesso? Falcomatà sembra decisamente isolato nel Pd. E la scelta stessa delle nomine: un renziano (Paolo Brunetti) e un esponente di Azione di Calenda (Carmelo Versace alla Città Metropolitana) fotografa bene la situazione.

Può, quindi, questa maggioranza andare avanti? Ma, soprattutto, deve farlo: "Le elezioni sarebbero lo sbocco naturale, ma passaggio molto pericoloso" dice Perna. Che aggiunge: "Sei mesi di stallo ci taglierebbero fuori dalle risorse europee. Difficile fare previsioni sulla continuità. Molto dipenderà dal Partito democratico. Vuole continuare a sostenere un esponente che non è del PD (Brunetti eletto con Italia Viva, ndr)? Se vanno alle elezioni, perdono. Il centrodestra in questa fase vincerebbe anche candidando il cavallo di Caligola. La gente è arrabbiata. Andare a votare sarebbe eticamente corretto, ma andare in questo momento alle elezioni potrebbe essere pericoloso. In un altro momento storico non avrei dubbi".

Ma sul suo futuro, il professore taglia corto. Anche se dovesse arrivare una proposta dal Pd, rifiuterebbe.