Trattativa Stato-‘Ndrangheta dopo la strage di Duisburg: così lo Stato mercanteggiava con cosche e faccendieri

stragediduisburg500di Claudio Cordova - Servitori dello Stato in contatto con uomini di 'ndrangheta o, comunque, borderline, per arrestare alcuni latitanti dopo la strage di Duisburg che, nel Ferragosto 2007, fece conoscere la criminalità organizzata all'intera Europa e all'intero mondo.

Fino al 2008 funzionava in quel modo. Militari e (talvolta) magistrati troppo vicini a uomini di 'ndrangheta, a faccendieri, pronti a "vendere" e "vendersi" in cambio di soldi o altre utilità più preziose, quali, per esempio, immunità e impunità. E lo Stato, nelle sue varie articolazioni, che mercanteggiava per ottenere un risultato, che potesse essere il ritrovamento di armi o la cattura di un latitante.

Dinamiche già raccontate dal Dispaccio alcuni anni fa. Come sempre, in beata solitudine. 

https://ildispaccio.it/dossier/132737-dopo-la-strage-di-duisburg-una-trattativa-stato-ndrangheta 

https://ildispaccio.it/dossier/133391-trattativa-stato-ndrangheta-dopo-la-strage-di-duisburg-il-racconto-dei-protagonisti

https://ildispaccio.it/dossier/237260-dalla-trattativa-stato-ndrangheta-ai-rapporti-istituzionali-e-con-i-clan-la-verita-dell-avvocato-antonio-marra 

Come fu nel processo "Meta", poi in quello alla cosca Lo Giudice, con riferimento alla cattura di Pasquale Condello, "il Supremo", ora anche nel maxiprocesso "Gotha" entrano nel dibattimento fatti relativi a rapporti mai fino in fondo chiariti tra lo Stato e la 'ndrangheta.

A riferire sul punto sono i luogotenenti dell'Arma dei Carabinieri, Francesco Pati e Anastasio Fichera.

Entrambi erano nella lista testi degli imputati Antonio Marra, avvocato considerato trait d'union tra lo Stato e le cosche, e l'ex parroco di San Luca e rettore del Santuario di Polsi, don Pino Strangio, ambedue accusati di far parte della componente segreta e massonica della 'ndrangheta. Poi, strategicamente, le difese avevano rinunciato al loro esame, forse temendo guai peggiori. Si è opposto, però, il pm della Dda, Stefano Musolino, che ha preteso l'escussione dei due militari.

Marra è ritenuto protagonista, unitamente ad altri soggetti, in ruoli di intermediazione, previo accordo con alcuni 'ndranghetisti del locale di San Luca, con canali ritenuti "non istituzionali", al fine di acquisire notizie utili per la cattura di alcuni latitanti "sanlucoti", in particolare Giovanni Strangio (arrestato dalla Polizia in Olanda il 12 marzo 2009), all'epoca gravemente indiziato quale uno degli autori della strage di Duisburg verificatasi il 15 agosto 2007, quando sul suolo tedesco rimasero in sei, trucidati all'uscite del ristorante "Da Bruno", all'apice della sanguinosa faida di San Luca, iniziata nel lontano 1991. Una menzione particolare, in questo contesto, merita la profonda amicizia che c'è tra Marra e Don Pino Strangio, parroco della diocesi di Locri presso la parrocchia di San Luca. Per la Squadra Mobile, Strangio rappresenta una figura importante che opera da collante tra le istituzioni e le famiglie di 'ndrangheta della Locride.

E il rapporto tra Marra e il parroco è molto intenso.

Numerose le conversazioni intercettate, ma anche gli incontri, sia in Consiglio Regionale, che nella sede di Azienda Calabria Lavoro e, ancora, incontri conviviali cui avrebbe anche partecipato, tra gli altri, l'allora viceministro Elio Belcastro. Ma i due avrebbero avuto anche rapporti piuttosto equivoci e torbidi con esponenti delle forze dell'ordine. A cominciare dal maresciallo dei Carabinieri, Anastasio Fichera, la cui figura è già emersa nel procedimento "Meta". Già all'inizio del 2008 viene censita una telefonata nel corso della quale Marra dopo aver interloquito con Don Pino Strangio, gli passa al telefono Fichera, ex appartenente al Ros dei Carabinieri di Reggio Calabria. Proprio in tale telefonata, emergono i riferimenti, chiarissimi, a una presunta trattativa instaurata con la 'ndrangheta di San Luca, nei mesi successivi alla strage di Duisburg. Ci troviamo nel lungo interregno giudiziario, prima dell'arrivo del procuratore Giuseppe Pignatone, insediatosi nell'aprile 2008. Durante il dialogo, don Pino Strangio fornisce a Fichera i nominativi dei "sanlucoti" con i quali erano stati intrapresi determinati accordi per suo tramite. 'Ndranghetisti che la Squadra Mobile identifica in Antonio Romeo, classe 1947, detto "Centocapelli" e considerato affiliato alla 'ndrangheta di San Luca, in quel periodo detenuto a Parma; Antonio Romeo, classe 1957, detto "Il Gordo", latitante a seguito dell'operazione denominata "Super Gordo" dai primi mesi del 2005, veniva tratto in arresto da personale del Commissariato di P.S. di Bovalino (RC) coadiuvato da personale del Commissariato di P.S. di Siderno (RC) in data 28.5.2008); Fortunato Giorgi, cognato di Romeo "Centocapelli" e inserito a pieno titolo nella consorteria dei Romeo alias "Stacchi", legati a quella dei Pelle alias "Gambazza".

Sul piatto della bilancia, lo Stato avrebbe messo il trasferimento di carcere di alcuni detenuti.

Una "trattativa", una manovra torbida portata avanti da Marra e don Pino Strangio con pezzi dell'Arma dei Carabinieri, ma non concretizzatasi. Sul punto, sia Fichera che il collega Francesco Pati vengono interrogati dall'allora pm antimafia Domenico Galletta, in qualità di indagati. All'inizio dell'interrogatorio a Fichera viene contestata una presunta fuga di notizie da parte dei Carabinieri di Catona per l'indagine da cui ha avuto scaturigine l'ormai famosa operazione "Meta", sul conto di Domenico Barbieri, condannato poi nel procedimento condotto dal pm Giuseppe Lombardo. Subito dopo l'interrogatorio si incentra sui rapporti tra Fichera e Marra e sulla natura degli stessi. Ed è a partire da questo punto che viene anche fuori la tecnica usata da Fichera per procedere alla cattura dei latitanti.

Le accuse, contro di loro, verranno però archiviate.

Siamo negli anni in cui pezzi dello Stato, in proprio o su mandato, "patteggiano" con la 'ndrangheta o con emissari della stessa, come sarebbero l'avvocato Marra e don Pino Strangio. Un'altra persona molto vicina a Marra sarebbe il Maresciallo dei Carabinieri Francesco Dell'Aglio, appartenente all'A.I.S.E., i Servizi Segreti. Anche con questi Marra ha contatti già nel 2008 per come dimostrato dai servizi di intercettazione del procedimento "Meta". E' proprio con lui che Marra si sfoga quando salta l'accordo di San Luca e lo stesso teme per la sua incolumità. In una prima telefonata intercettata Marra chiede insistentemente a Dell'Aglio di poter fissare un appuntamento con lui a Roma perché vorrebbero andare a trovarlo con Anastasio Fichera, restano che si sentiranno per accordarsi meglio. Marra definisce Fichera come uno che riesce a combinare guai. L'avvocato riferisce che Fichera è stato spostato dall'ufficio e sollevato dall'incarico, con lui aveva intrapreso un discorso proficuo con San Luca con i vari Giorgi, Romeo, per poi arrivare a Strangio quello della strage di Duisburg. Marra riferisce a Dell'Aglio che dopo essere andati a Polsi, aver preso degli impegni con quelli del posto, Fichera avrebbe affermato di essere spostato e di non potere più fare nulla. Nel maggio 2008, Marra parla al telefono con Dell'Aglio e si lamenta di Fichera, che, a suo dire, dopo una serie di interlocuzioni, in cui sarebbero stati coinvolti anche alcuni magistrati, lo avrebbe di fatto piantato in asso. A detta di Marra, infatti, erano già stati fatti incontri a San Luca ed erano stati presi accordi con alcuni 'ndranghetisti proponendo a essi vantaggi e favori in cambio di un aiuto per la cattura di alcuni latitanti, tra cui quella di Giovanni Strangio, elemento principale del commando entrato in azione a Duisburg.

Accordi, confidenze e soffiate. Marra sarebbe stato un elemento di collegamento tra la 'ndrangheta militare e lo Stato, disposto a trattare per dare risposte dopo la strage di Duisburg. Secondo l'accusa, Marra sarebbe stato parte di un "sistema", in cui di mezzo si trovavano magistrati, 'ndranghetisti, uomini delle forze dell'ordine e dei servizi segreti, nonché faccendieri di varia natura.

I carabinieri Pati e Fichera ascoltati in aula al cospetto del Tribunale presieduto da Silvia Capone, hanno confermato il proprio rapporto "confidenziale" con Marra, ben addentrato negli ambienti istituzionali, ma anche molto attivo per le sue relazioni con ambienti vicini alla 'ndrangheta: "Grazie alle sue confidenze ho catturato i latitanti Domenico Chirico e Vincenzo Fontana" afferma il luogotenente Pati. Chirico, prima di essere assassinato, nel settembre 2010, era un uomo forte della 'ndrangheta di Gallico, cognato dell'ex killer Paolo Iannò, poi divenuto collaboratore di giustizia. Un uomo "di fiducia" viene definito Marra, che avrebbe dato e chiesto informazioni all'Arma, pescando talvolta in ambienti torbidi del panorama reggino. Stando al racconto di Pati e Fichera, Marra sarebbe stato molto ben inserito negli ambienti dell'Arma dei Carabinieri: entrambi confermano o non escludono i rapporti con il generale Angiolo Pellegrini (già capocentro della DIA di Reggio Calabria) e con diversi uomini dell'allora Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri: dai vertici, rappresentati negli allora ufficiali Valerio Giardina e Gerardo Lardieri, fino ai sottoposti quali il luogotenente Francesco Simone.

 

Tutti uomini molto vicini ad alcuni magistrati in forza alla Procura di Reggio Calabria e a quella di Catanzaro. Evidentemente non al pm Musolino (o, in passato, al pm Beatrice Ronchi), che vuole capire qualcosa in più sui quei rapporti confidenziali per arrivare alla cattura di latitanti, come Pasquale Tegano, capo della 'ndrangheta di Archi, per cui sarebbe stato pagato un informatore che lo "vendesse". Così funzionava, almeno fino al 2008. Fino all'arrivo a Reggio Calabria di Giuseppe Pignatone, che ha spezzato un "sistema" perverso. Del resto, dei rapporti poco adamantini tra diverse componenti che tra di loro non avrebbero dovuto nemmeno dialogare, si ha prova già diversi anni fa nel processo a carico della cosca Lo Giudice e, in particolare, di Luciano Lo Giudice, considerata l'anima imprenditoriale della cosca, con rapporti privilegiati con forze dell'ordine e magistrati. Con Marra e don Pino Strangio, quindi, il meccanismo si sarebbe ripetuto.

O quasi.

L'accordo post strage di Duisburg, infatti, salta. E l'avvocato Marra resta col cerino in mano. Nelle conversazioni intercettate l'avvocato Marra si lamenta di Fichera che lo avrebbe messo in grosse difficoltà perché quelli con i quali sono andati a parlare si sentiranno presi per in giro.

Perché funzionava in quel modo. Almeno fino al 2008.