Referendum e amministrative 2020: seggi aperti domenica e lunedì

elezioni comunali-3-2Seggi aperti oggi dalle 7 alle 23 e domani, lunedì 21 settembre, dalle 7 alle 15. I cittadini sono chiamati a votare per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, il rinnovo di sette Consigli regionali (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto, Valle d'Aosta) e in 962 Comuni.

Tra i Comuni figurano diversi capoluoghi di provincia, tra cui Aosta, Arezzo, Bolzano, Chieti, Crotone, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Nuoro, Reggio Calabria, Trani, Trento e Venezia.

Alla chiusura dei seggi seguiranno gli scrutini del Referendum e delle regionali. Gli scrutini delle elezioni amministrative cominceranno alle ore 9 di martedì 22 settembre.

 

Il voto a Reggio Calabria. Nove i candidati a contendersi la fascia tricolore di sindaco e 914 i candidati consiglieri.

Il sindaco uscente Giuseppe Falcomatà è sostenuto da una coalizione di 11 liste, tra cui il Partito Democratico e molte civiche.

Il candidato del centrodestra Antonino Minicuci, l'uomo indicato agli alleati della coalizione dal leader della Lega Matteo Salvini, è appoggiato da 10 liste, tra cui Forza Italia, Fratelli d'Italia e quella del Carroccio.

Gli altri candidati sono Saverio Pazzano con le liste "La Strada" e "Riabitare Reggio"; il massmediologo Klaus Davi con la lista "Klaus Davi per Reggio"; Fabio Foti del Movimento Cinque Stelle; Fabio Putortì con"Miti-Unione del Sud"; Pino Siclari del Partito comunista dei lavoratori; Maria Laura Tortorella con "Patto civico" e Angela Marcianò, ex componente della segreteria nazionale del Pd ed ex assessore nella Giunta Falcomatà adesso appoggiata dal Movimento sociale Fiamma Tricolore e da altre tre liste civiche: "In Marcia", "Identità reggina" e "Per Reggio città metropolitana".

Il voto a Crotone. Sono quattro i candidati che si contendono la fascia di primo cittadino a Crotone alle elezioni per il consiglio comunale, sciolto anticipatamente nel dicembre dello scorso anno dopo le dimissioni rassegnate dal sindaco Ugo Pugliese, coinvolto in una inchiesta giudiziaria con l'ipotesi accusatoria di abuso d'ufficio.

Venti le liste che sosterranno i quattro candidati, metà delle quali schierate dalla sola coalizione di centrodestra a sostegno dell'aspirante sindaco Antonio Manica, 54enne avvocato tributarista, alla sua prima esperienza politica.

Sul fronte del centrosinistra la novità è rappresentata dall'assenza di una lista ufficiale del Pd, conseguenza della contrapposizione fra due fazioni interne ai dem crotonesi che si sono contese fino all'ultimo, ma inutilmente, l'uso del simbolo: la prima che fa capo al commissario provinciale Franco Iacucci il quale ha tentato di allestire una coalizione intorno alla candidatura di Gaetano Grillo, già sindaco di Crotone negli anni Novanta, ma alla fine ha dovuto desistere.

La seconda guidata dalla segretaria cittadina Antonella Stefanizzi che ha candidato a sindaco Danilo Arcuri, 56enne presidente dell'ordine degli architetti di Crotone, componente dell'assemblea cittadina dem, già assessore comunale dal 2009 al 2012. Avendo dovuto rinunciare al simbolo questa parte del Pd correrà con una lista denominata Riformisti per Crotone che sosterrà la candidatura di Arcuri con altre quattro liste, tutte espressione del movimento politico che fa capo a Enzo e Flora Sculco. Per l'architetto correranno quindi i Democratici Progressisti, stessa formazione con la quale Flora Sculco è stata rieletta consigliere regionale, i Demokratici, Laboratorio Crotone e Crotone è dei crotonesi. Andrea Correggia, 40 anni, impiegato, è il candidato a sindaco del M5S. Vincenzo Voce è il quarto pretendente in corsa. Quattro le liste che lo sostengono: Tesoro Calabria, Stanchi dei soliti, Crotone cambia e Città libera, per un totale di 118 candidati consiglieri.

Si vota anche per il referendum sul taglio dei parlamentari.

Il quesito - fissato in precedenza per il 29 marzo scorso e posticipato per l'insorgere dell'emergenza Covid - è stato indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale su 'Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari'.

Quello di settembre rappresenta il quarto referendum di tipo confermativo nella storia della Repubblica e non prevede il raggiungimento di un quorum per essere valido e quindi vincerà il 'Sì' o il 'No' nelle percentuali che usciranno dallo scrutinio dei voti.

Il testo oggetto del quesito ha avuto il via libera definitivo da Montecitorio l'8 ottobre 2019 e prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 seggi alla Camera, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato. La legge di revisione costituzionale è stata approvata in doppia lettura da entrambe le Camere a maggioranza assoluta, secondo quanto previsto dall'ex articolo 138 comma 1 della Costituzione.

Tuttavia, visto che in seconda deliberazione, al Senato (11 luglio 2019), il testo non è stato approvato a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti, un quinto dei senatori (il numero effettivo è stato 71) ha potuto richiedere il referendum confermativo, come stabilisce l'articolo 138, comma 2, della Carta Costituzionale, depositando una richiesta in Cassazione il 10 gennaio scorso.

Nel corso degli anni un ampio numero di costituzionalisti ha condiviso la necessità di ridurre il numero dei parlamentari nei due rami del Parlamento alla luce del varo delle amministrazioni regionali, nel 1970, e del Parlamento europeo, nel 1979, che prevedono degli eletti decisi con scadenze elettorali. Anche per questo in passato, più volte, il Parlamento ha cercato di legiferare - attraverso varie commissioni bicamerali - per favorire una riduzione del numero degli eletti a Montecitorio e a Palazzo Madama.