Discarica di Sant’Ippolito: la bonifica che non c’è

discaricasantippolitodi Francesca Canino - La Calabria è una delle regioni italiane con il maggior numero di siti inquinati. Da un censimento effettuato alcuni anni fa, il territorio è risultato fortemente deturpato dalla presenza di un elevato numero di discariche, fonte di inquinamento del suolo e delle acque, oltre che causa di degrado del paesaggio. Le aree inquinate, richiedenti la predisposizione di piani di bonifica e ripristino ambientale, erano 636, di cui 300 costituite da discariche dismesse. I controlli hanno rivelato che lo stato di inquinamento è dovuto a una diffusa presenza di metalli pesanti. La maggiore concentrazione di siti inquinati si trova nella provincia di Cosenza, che ne conta 268 e tra questi è compresa la discarica di Sant'Ippolito, situata alle porte del capoluogo.

Definito sito ad alto rischio e in "Infrazione Comunitaria 2003-2007", la discarica di Sant'Ippolito ha occupato il quindicesimo posto nella classifica dei 600 siti più pericolosi della Calabria, nonostante sia stata dismessa nel 1992, dopo aver accolto rifiuti di ogni genere per oltre un decennio. L'altezza media dei rifiuti raggiunge i 40 metri.

Oggi, fumi pericolosi si levano ancora dalla parte inferiore del sito, nelle vicinanze del fiume Crati, dove pneumatici e immondizia di ogni genere giacciono numerosi sul terreno, la vegetazione è brulla e una volpe morta, forse avvelenata dalle sostanze tossiche del sito, è l'emblema dei veleni che l'uomo ha disseminato nel territorio. Nessuna attività di bonifica è stata mai avviata, malgrado la discarica "tal quale" abbia accolto i rifiuti di un vasto territorio, anche di tipo pericoloso come cemento-amianto e rifiuti ospedalieri, spesso dati alle fiamme.

L'iter di bonifica è da anni fermo solo al progetto, sebbene la Procura della Repubblica di Cosenza abbia aperto, negli anni passati, un'inchiesta, finita senza conseguenze per i responsabili, ma che ha avuto l'effetto di far slittare di molto il posto nella classifica dei siti inquinati. Eppure, l'area dell'ex discarica è ancora una bomba ecologica, come si evince dal modello di resistività che vi mostriamo e in cui la parte blu indica l'enorme quantità di percolato contenuto. A peggiorare la situazione del sito è la presenza di un fiume, il Craticello, affluente del Crati, le cui acque, a contatto con il percolato, provoca l'acidificazione dei materiali pericolosi che vi sono stati sversati negli anni. Oltre a ciò, la discarica fu realizzata senza rispettare le dovute distanze con i centri abitati, tanto che i residenti delle frazioni di Cosenza, Sant'Ippolito e Pietrafitta, su cui ricade buona parte della discarica, hanno spesso manifestato le loro preoccupazioni per le continue fuoriuscite di percolato e per i fumi emanati nei mesi estivi.

discaricasantippolito2La bonifica del sito appare non più procrastinabile, considerato, peraltro, che le vecchie discariche presentano problemi relativi all'emissione di percolato e biogas che possono essere dannosi per la salute anche per centinaia di anni. Ma i problema più gravi sono costituiti dalla contaminazione delle falde acquifere del Crati e dai numerosi casi di tumore registrati a Sant'Ippolito.