'Ndrangheta in Piemonte: la locale di Asti, gli affari col calcestruzzo e gli interessi nel calcio. 26 ordinanze

cantiere operaiVentisei ordinanze di custodia cautelare in carcere con l'accusa di associazione di stampo mafioso, 58 indagati tra commercianti, imprenditori, artigiani e liberi professionisti e 78 perquisizioni domiciliari. Sono alcuni dei numeri della maxi operazione "Barbarossa" condotta dai carabinieri di Asti, che ha smantellato un'organizzazione criminale di stampo 'ndranghetista attiva nell'Astigiano e nel Cuneese. Al sodalizio criminale gli inquirenti contestano, fra le altre cose, un omicidio, due tentati omicidi, numerose rapine, estorsioni, furti, traffico di armi e droga. Nel corso dell'indagine e' stato accertato che l'associazione si era infiltrata in diversi settori economici: edile, agricolo commerciale e sportivo. Una nuova locale di 'ndrangheta con sede ad Asti, che aveva le sue ramificazioni in localita' "insospettabili" come Costigliole d'Asti, Agliano Terme, Castelnuovo Don Bosco, Castagnito, Canelli, Isola d'Asti, Mombercelli, Calosso e la piu' nota Alba. A capo della locale tre famiglie residenti in provincia di Asti, in costante contatto con gli esponenti della 'ndrangheta calabrese, in particolare
delle provincie di Catanzaro e Vibo Valentia.

In ambito sportivo, e' stato provato il ruolo centrale delle famiglie Catarisano e Zangra', che controllavano le squadre di calcio dell'Asti e della Pro Asti Sandamianese mentre la famiglia Stambe' aveva interessi nell'Us Costigliole Calcio e nella Motta Piccola California. Inoltre, sia gli Stambe' che gli Zangra', facevano affari con due aziende di calcestruzzi, la Concretocem Snc e la Mercurio Calcestruzzi Snc nonche' con l'azienda agricola Giacosa Sas. L'indagine, avviata nel maggio 2015, oltre alle provincie di Asti e Cuneo, ha interessato anche quelle di Alessandria, Torino, Milano e Savona. 

Gli arrestati chiedevano il pizzo, estorcendo denaro a una decina di imprenditori locali, gestivano società di calcio con relativi impianti sportivi, smerciavano droga e armi.

"Si conclude un'articolata indagine partita a maggio 2015 da alcuni atti intimidatori avvenuti nell'Astigiano", ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Asti, Colonnello Bernardino Vagnoni. Secondo l'accusa il 'capo' di riferimento, che faceva da tramite tra Asti e Vibo Valentia, era Rocco Zangrà, residente ad Alba (Cuneo).

"Un organigramma con ruoli, gradi e 'doti' assegnate a ognuno - ha aggiunto - e il classico rito di affiliazione, con il santino bruciato col sangue". (AGI)