di Paolo Ficara – Tutto in mano alla squadra. Così come nella passata stagione, nella Reggina sono i giocatori a fare il bello ed il cattivo tempo. Striscia infinita di vittorie, nel (tardivo) momento in cui avevano deciso di dare il massimo. Confidando in disgrazie altrui, che alla fine non sono arrivate. Nell’attuale torneo, il copione si è ripetuto in un momento diverso. Ma dopo un inizio di campionato troppo brutto per essere vero. Ed al quale, per porre rimedio, bisogna ancora sperare nei guai altrui.
Stavolta non di una sola rivale. Come era il Siracusa nella passata stagione, dopo che la Scafatese aveva fatto harakiri con l’ingaggio di Gianluca Atzori. Di antagoniste ormai ingolosite, ce ne sono almeno tre. Nessuna di queste vale, tecnicamente, il Siracusa di un anno fa. Ed in attesa che la Giustizia Sportiva faccia il suo corso, per il caso del portiere dell’Igea Virtus.
Alfio Torrisi ha sicuramente i suoi meriti, nella risalita di una Reggina che ad inizio dicembre annaspava a metà classifica. Ha resuscitato atleticamente la squadra. Ha trovato la posizione a Mungo. Ha indicato almeno un rinforzo azzeccato: Fofana. In attesa che Verduci si ristabilisca, per capire se in difesa può dare qualcosa in più. Inoltre, ha trovato l’intelaiatura migliore con il 4-2-3-1, dando continuità anche di formazione oltre che di modulo.
I meriti di Torrisi, notevoli, finiscono comunque qua.
Poi iniziano le ombre. Premesso che Giuliodori era già noto alla dirigenza, un po’ tutti gli altri acquisti autunno/inverno glieli poteva pure risparmiare al povero (a leggere il bilancio) Ballarino. C’è una rosa di 32 elementi, a fronte dei 22 auspicati dal socio di maggioranza la scorsa estate. Col senno del poi, si potevano evitare innesti come Panebianco, Fanari, Bevilacqua, Desiato e lo stesso Sartore, per dedicare il gruzzoletto all’acquisto di un centravanti più performante di Guida. Ma confidiamo che l’ex Cavese possa presto piazzare la zampata giusta, magari già nel derby.
Dopodiché, nella gestione di squadra e piazza, Torrisi si è presto trocinizzato. Superate le prime settimane a petto in fuori, nonché le prime sconfitte, ha capito di essere da solo in un deserto con poche oasi. Non è uno sprovveduto, Torrisi. Ha presto intuito che la società non ha comando sulla squadra, e si è schierato dalla parte della squadra. Ha presto capito come catturare le simpatie di tifo organizzato e non solo, e si è regolato di conseguenza.
Ma questi non sono meriti. Né lo diventeranno, in caso di promozione.
Di allenatori veri, e non macchiette in cerca di facili consensi, ne abbiamo conosciuti. Walter Mazzarri ha ripudiato le cornacchie locali, dando confidenza quasi a nessuno. Mimmo Toscano lo si vedeva in giro una volta a settimana, ma con il proprio staff. E ci sono sicuramente allenatori dimostratisi tutti di un pezzo, a prescindere se la loro avventura a Reggio Calabria abbia prodotto risultati. Tra chi ha conosciuto esoneri repentini, in tempi recenti, ci viene in mente Alfredo Aglietti. Ma anche Rosario Pergolizzi.
Premesso che in Torrisi non intravediamo neanche un millimetro di pelo di somiglianza con i sopra citati, ci chiediamo come sia possibile che un semplice pareggio – quello col Savoia – possa aver fatto saltare i nervi in casa Reggina. Non solo al mister, sia chiaro. Prima di lui, le uscite social con tanto di supporto video di Ballarino, sono state molto più da tifosotto che da proprietario. L’allenatore, causa – saggio – silenzio proprio di Ballarino negli ultimi mesi, ha ritenuto opportuno caricarsi sulle spalle una sorta di esigenza non richiesta.
Quella di rilasciare dichiarazioni spesso a metà tra la barzelletta e l’assurdità.
Che Torrisi sia libero finanche di chiedere pubblicamente che la classe giornalistica “pompi” le presunte imprese sue e della squadra, a nostro avviso, non ci sono dubbi. È padrone anche di andare in conferenza a sottolineare come, nonostante i 31 punti nelle ultime 11 partite, ancora nessun tifoso della Reggina gli abbia offerto la colazione. Insomma, se proprio vuole rimediare tali figure, nulla quaestio.
Ma il J’Accuse verso la classe giornalistica di sabato scorso, alla vigilia di Ragusa-Reggina, non è inopportuno nei toni o nei contenuti. È proprio infondato. Sarebbe utile che il mister Torrisi producesse un articolo giornalistico, o una porzione di una qualsiasi trasmissione, per farci comprendere il suo personalissimo concetto di critica. O di mancato sostegno. Né si può appellare alle comunissime opinioni sul livello del girone. Lo dicono i numeri.
Due stagioni fa, il Trapani si è imposto con 91 punti. L’anno scorso, il Siracusa ne ha totalizzati 78 ma con due partite in meno: senza il ritiro dell’Akragas, sarebbero stati 84. Oggi restano in palio 30 punti. E se la capolista Igea Virtus dovesse aggiudicarseli tutti, arriverebbe a quota 75. Va da sé che questo girone, quest’anno, si può vincere comodamente con 68 punti. Forse anche meno. Magari per un tifoso del Savoia sarà un campionato avvincente. Ma dal punto di vista di chi è partito favorito, ed il primo posto da tre anni lo vede col binocolo, il campionato è mediocre. Punto.
Nei confronti di questa Reggina a Reggio Calabria, il 40% della classe giornalistica è a favore. Il 30% è spudoratamente a favore. Il 20% è neutrale come la Svizzera. Ed il restante 10% viene sistematicamente demonizzato a prescindere, qualsiasi cosa scriva o dica. Pure se stiamo zitti. Ora, caro mister Torrisi, dando per scontato che non potesse – almeno nella sua ultima abominevole uscita – avercela col Dispaccio, riteniamo che Gigi Sabani si sia rivoltato nella tomba – dalle risate – nel sentire la citazione di Mourinho sulla prostituzione intellettuale.
Che il concetto di prostituzione intellettuale sia accostabile, nel giornalismo sportivo, a chi vi stende il tappeto rosso per una cena, un’intervista o una confidenza, ne siamo persuasi da decenni. Ma santo Iddio, vorremmo capire come si applica a chi vi critica o comunque non vi batte le mani per come vi aspettereste. Il fruitore che godrebbe di tutto ciò, chi sarebbe? Chi non ottiene l’approvazione di questa Reggina per i contenuti giornalistici, tifa forse per la Nissa? O per il Messina?
La differenza tra voi – pluralis giammai maiestatis – e noi è la seguente: voi sperate di arrivare primi per poter stravincere il vostro personalissimo obiettivo, peraltro già ampiamente centrato, di dividere la piazza di Reggio Calabria e mettere tutti contro tutti; noi non vediamo l’ora di vedere la Reggina in Serie C, perché è l’unica maniera per anelare ad un cambio di proprietà. Che in Serie D, con quei conti, appare surreale. D’altronde, la scorsa estate abbiamo “pestato” sul ripescaggio. Mentre il vostro 30% lambiva l’argomento, senza convinzione.
Nelle ultime settimane, abbiamo scritto tutto in maniera asettica e senza commento. Fornendo notizie. Il caso De Falco dell’Igea Virtus, con tanto di virgolettati dell’avvocato Eduardo Chiacchio. Il primo mefistofelico bilancio della gestione Ballarino. E la vicenda delle 324 euro all’Elisir per Forciniti. Stiamo volutamente evitando. Proprio per non cadere nella trappola di chi mette le mani avanti. E non sa quale alibi costruirsi, qualora fallisse l’obiettivo. A tempo debito, verrà approfondito tutto. Anche le dichiarazioni di Massimo Mirabelli, ds del Padova e grande conoscitore di tutto ciò che succede nel calcio in Calabria.
Nel frattempo però, all’obiettivo bisogna arrivarci. E questi evidenti segnali di nervosismo interno, ci preoccupano. Anche perché adesso c’è il derby. Che è una vergogna disputare in Serie D. Ed è raccapricciante perderlo, come all’andata. Quindi in questa settimana, chiediamo di offrire il caffè a chiunque veda in giro Torrisi o i calciatori. A Ragusa abbiamo fatto una prestazione sensazionale. Era da Milan-Reggina del 1999 che non ci entusiasmavamo a tal punto. Così va bene, mister? Occhio però. Mourinho diceva che “nemmeno Gesù Cristo stava simpatico a tutti… figuriamoci io”.
