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I 15 in gara al Premio La Cava, Ritanna Armeni (Per strada è la felicità): “Nei miei libri racconto la storia delle donne”

premiolacava-ritannaarmenidi Mariateresa Ripolo - Conosciamo più da vicino le 15 opere, le scrittrici e gli scrittori che parteciperanno alla quinta edizione del Premio Letterario "Mario La Cava". 

Le opere che quest'anno si contenderanno il prestigioso premio - ricevuto negli anni precedenti da Claudio Magris, Maria Pia Ammirati, Nadia Terranova e Donatella Di Pietrantonio - sono state attentamente selezionate da una giuria composta da Cinzia Leone, scrittrice vincitrice del premio assegnato dai lettori del Caffè nel 2019, Marco Gatto, docente dell'Università della Calabria, Giuseppe Lupo, scrittore e docente all'Università Cattolica di Milano, Pasquale Blefari, assessore alla Cultura del Comune di Bovalino, e Domenico Calabria, presidente del Caffè Letterario Mario La Cava. Anche in questa edizione, inoltre, sarà conferito il "Premio dei lettori", assegnato dai soci del Caffè Letterario Mario La Cava.

Le nostre domande alla giornalista e scrittrice Ritanna Armeni, autrice dell'opera "Per strada è la felicità", pubblicata da Ponte alle Grazie.

Nelle sue opere le donne sono protagoniste assolute. Lei parla delle donne cercando in tutti i modi di scardinare quegli stereotipi sul genere che relegano le donne esclusivamente al ruolo di moglie e madre. Stereotipi che, ancora oggi, troppo spesso si fa fatica ad abbandonare. Secondo lei perché nel 2021 c'è ancora questa difficoltà oggettiva? E quale potrebbe essere il modo per eliminarli una volta per tutte? Si potrebbe partire dal linguaggio?

La difficoltà è il motivo per cui ancora viviamo di stereotipi. Non si parla mai della storia delle donne, cosa che invece nei miei libri cerco di fare, perché le donne sono sempre relegate e si ha l'idea che la storia sia quella degli uomini. Questo accade perché noi viviamo in un sistema completamente patriarcale, completamente dominato da un ordine maschile. Liberarsi di qualcosa che si è sedimentato per migliaia di anni è molto molto difficile.

Lei mi chiede come si può fare a cambiare. Intanto, diciamo che molto è stato fatto. Quello che ancora si dovrà fare richiede tempi lunghi. Si deve andare così in profondità - perché si tratta di scardinare un ordine di migliaia e migliaia di anni - che sicuramente l'obiettivo finale non si può raggiungere né tra oggi o domani, né da qui a dieci o venti anni, ma sicuramente si può andare molto avanti. L'ordine patriarcale permea tutti gli ambiti della società, tutto il pianeta: da Hollywood all'Afghanistan, permea in modo diverso ovviamente. Serve una battaglia molto dura perché è un sistema che va scardinato nel fondo e quindi la strada è piuttosto lunga.

Il linguaggio è solo una conseguenza di questo ordine patriarcale, è il segnale di tutto questo. Io apprezzo molto le battaglie che vengono fatte per il linguaggio, ma credo che non siano sufficienti e che si può correre il rischio di concentrarsi eccessivamente su una cosa che è una conseguenza di qualcosa di ben più pesante. Pensiamo ad esempio alle disparità salariali tra uomo e donna, che ancora esistono ovunque. Il linguaggio è importante, ma la questione è di sostanza, più che di forma.

Quanto c'è di lei e della sua esperienza nei romanzi che scrive e in questa sua ultima opera, "Per strada è la felicità"?

Nei romanzi ci sono sempre gli autori, è inevitabile. C'è sempre l'autore o l'autrice in un libro, ci sono sempre gli elementi che derivano dalle sue esperienze, dalle cose che ha conosciuto. Probabilmente Tolstoj non avrebbe scritto "Guerra e pace" se non avesse fatto il soldato, se non avesse visto le cose come erano. Prima della storia di Rosa ho raccontato la storia di Mara, che è una ragazza fascista, quindi molto lontana da me come ideologia. Eppure devo dire che c'è molto di me in Mara: la voglia di studiare, di emergere durante la mia gioventù, tentando di superare una chiusura familiare e del luogo in cui vivevo.

"Per strada è la felicità" non è un'autobiografia, ma è un libro con forti elementi autobiografici. Ce ne sono più che negli altri. In questo romanzo racconto anche episodi e persone che hanno fatto parte della mia vita. La protagonista, ad esempio, è una ragazza che viene dalla provincia e va a fare l'università in una grande città, esattamente come ho fatto io.

Si aspettava che la sua opera fosse selezionata dalla giuria del Premio Letterario Mario La Cava? Ne è contenta?

Io ne sono contentissima. Ne sono contenta per tanti motivi. Io sono meridionale, sono pugliese e la Calabria la conosco bene. Mario La Cava è un autore che racconta molto la provincia ed è una dimensione che mi appartiene molto. Nella mia ultima opera si parla molto del rapporto tra provincia e città, delle persone anche più modeste, più umili. Questo taglio sociale per me è molto interessante, è quello che sento più vicino.

L'autrice:

Ritanna Armeni è giornalista e scrittrice. Ha lavorato come caporedattrice al periodico «Noi donne», poi a «il manifesto» e nella redazione di «l'Unità», a «Rinascita» e, ancora, opinionista sul quotidiano «Il Riformista». Nel 1998 è diventata portavoce dell'allora segretario di Rifondazione Comunista ed ex Presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti, del quale ha curato, con Rina Gagliardi, il volume Devi augurarti che la strada sia lunga (Ponte alle Grazie 2009). È stata per tre anni conduttrice di "Otto e mezzo" insieme a Giuliano Ferrara. Ha pubblicato Di questo amore non si deve sapere (Ponte alle Grazie 2015), vincitore del Premio Comisso. Tra gli altri suoi titoli usciti sempre con Ponte alle Grazie: La colpa delle donne (2006), Prime donne. Perché in politica non c'è spazio per il secondo sesso (2008), Una donna può tutto. 1941: volano le Streghe della notte (2018). Mara. Una donna del Novecento (2020).

L'opera:

Rosa è una brava ragazza di provincia che arriva a Roma a vent'anni con l'obiettivo di laurearsi e trovare un lavoro. Ma siamo alla vigilia del Sessantotto e il fermento della rivolta abita ovunque: nei viali dell'università, sugli striscioni delle piazze, ai cancelli delle fabbriche. Quando il movimento studentesco esplode tutto cambia, anche Rosa. In quei mesi incandescenti in cui si occupano le facoltà, si scatena la violenza di manganelli e lacrimogeni, si assapora la sferzante allegria della ribellione, Rosa si trasforma in una giovane donna, va a vivere in una comune, prende in mano la sua vita e ne paga pegno. Orientandosi fra amore e amicizie, tra i grandi classici del marxismo e un movimento che vuole cambiare il mondo, incontra un'altra Rosa, Rosa Luxemburg, e con lei intreccia un rapporto serrato con momenti di complicità e di rottura, di immedesimazione e di lontananza. Il vento del nuovo femminismo conduce la «brava ragazza» e le sue compagne in percorsi sconosciuti, rende la loro voce più netta, la lotta più chiara e autonoma. Rosa vive gli anni della ribellione all'ordine maschile e partecipa all'assalto al cielo delle giovani donne che colgono a piene mani l'occasione di diventare sé stesse, di cambiare la loro vita e quella di chi verrà dopo di loro.

Le 15 opere in concorso:

  • Per strada è la felicità - di Ritanna Armeni (Ponte alle Grazie)
  • La casa di Roma - di Pierluigi Battista (La nave di Teseo)
  • Io sono Gesù - di Giosuè Calaciura (Sellerio)
  • Macello - di Maurizio Fiorino (Edizioni e/o)
  • Il popolo di mezzo - di Mimmo Gangemi (Piemme)
  • Il calamaro gigante - di Fabio Genovesi (Feltrinelli)
  • I tuoni - di Tommaso Giagni (Ponte alle Grazie)
  • Mentre tutto cambia - di Fabio Guarnaccia (Manni)
  • Padre vostro - di Lou Palanca (Rubbettino)
  • Le maestose rovine di Sferopoli - di Michele Mari (Einaudi)
  • Cuore di furia - di Romana Petri (Marsilio)
  • Claretta l'hitleriana - di Mirella Serri (Longanesi)
  • L'invulnerabile altrove - di Maurizio Torchio (Einaudi)
  • La rinnegata - di Valeria Usala (Garzanti)
  • La quercia di Bruegel - di Alessandro Zaccuri (Aboca)