Letture
 

Intervista all'autore di "Stidduzzu 1908 - il Figlio delle Stelle". "Un Matto" per le strade di Pellaro

Copertinadi Erika Polimeni* - Autore del breve romanzo "Stidduzzu 1908 – il Figlio delle Stelle", edito dalla casa editrice Leonida, con copertina di Denise Di Stefano e illustrazione di Francesca Fiorentino, Simone Carullo è nato a Reggio Calabria nel 1983, laureato con lode in "Filosofia e Storia" all'Università della Calabria, giornalista pubblicista e collaboratore de "Il Dispaccio.it", dipendente del G.O.M. per cui cura la comunicazione.
Finalista per due anni consecutivi al Premio Letterario Internezionale "Gaetano Cingari", lo incontro per discutere del suo primo romanzo e della passione che abbiamo in comune: la Letteratura.   

1. Simeone, ci parli del tuo libro?
Intanto permettimi di ringraziarti per la splendida iniziativa e per l'opportunità che mi hai dato.
"Stidduzzu 1908 – il Figlio delle Stelle" è la storia di un ragazzino eccentrico vissuto nell'epoca del Terremoto che nel 1908 ha devastato lo Stretto e che pare egli abbia predetto. Stidduzzu, in questo senso, rappresenta la voce del Destino.
Era detto così perché trascorreva le notti nella contemplazione assorta delle stelle e per questo stesso fatto venne emarginato e umiliato dai suoi compaesani, gli abitanti di Pellaro, che lo consideravano un pazzo o più banalmente lo "scemo del villaggio". Quindi, nella misura in cui seguiamo le sue vicende, si tratta di una storia di solitudine e di emarginazione.
Tuttavia, il romanzo è ambientato a cavallo del nuovo millennio e ripercorre la storia del protagonista attraverso le vicende di due adolescenti a noi contemporanei, i quali, introdottisi per gioco in un rudere della campagna pellarese, trovano le lettere che quasi un secolo prima Stidduzzu aveva scritto alla madre defunta. In questa fattispecie, si tratta di un romanzo d'avventura.
I due ragazzi conducono un'indagine rocambolesca che li sprofonderà in un mare di guai, alla stregua di goonies nostrani, guidati dalle parole e dalle allusioni di Stidduzzu, nel tentativo di scoprire la verità sul Terremoto e sul personaggio misterioso che si cela dietro un vezzeggiativo così bizzarro.

2. Ci racconti la storia di come è stato pubblicato il tuo primo libro?
Tutto è cominciato molti anni fa, quando un amico, il dott. Emilio Roccabruna, mi parlò di questo personaggio stranissimo ed al contempo estremamente affascinante che, come detto, pare abbia previsto il Terremoto e che, la notte prima di quel fatidico 28 dicembre 1908, avrebbe dato in escandescenze preso dalla smania di salvare il paese che lo aveva rinnegato. Roccabruna, a sua volta, ha appreso questa storia da sua madre. Tuttavia, da storico, non posso dire che in merito esista una vera e propria tradizione orale perché non sono riuscito a trovarne traccia altrove. Almeno nei termini qui descritti. Nondimeno, il personaggio presenta alcune similitudini con altri spuntati qua e là nei luoghi in cui si sono verificati disastri o epidemie. Ce n'è uno a Messina ad esempio.
Sulla base di questa trama primigenia ho lasciato che la fantasia facesse il resto. Ho scritto prima le sue lettere, di getto, provando una sorta di legame empatico, infine, un po' casualmente, l'elaborazione mi ha portato ad attualizzare la storia di Stidduzzu attraverso una sua "riscoperta" ad opera di un gruppo di amici, figli degli anni '90. "Stidduzzu - Il figlio delle Stelle" è diventato così una specie di romanzo di formazione e, appunto, d'avventura. Non so se un buon romanzo o un pessimo romanzo, ma i generi cui afferisce sono questi!
Ebbene, dopo averlo scritto l'ho tenuto fermo in cassetto per molto tempo (che poi non è davvero un cassetto ma una cartella di un pc). Alla fine, ho deciso che fosse giusto provare a pubblicarlo perché si trattava di una storia che, in qualche modo, appartiene alla città. Ho partecipato al Concorso Letterario Internazionale "Gaetano Cingari" bandito da "Leonida" classificandomi tra i finalisti, il ché mi è valso un contratto di pubblicazione. Quando ne ho avuto notizia sono stato felicissimo, era il riconoscimento del valore dell'opera, il coronamento di un sogno.

3. Cosa rappresenta per te scrivere?
Altrove ho detto che "la Letteratura è la materia stessa dell'anima". Mi sembra ancora che sia così: la scrittura è il modo in cui un'anima si riversa nel mondo. Gli dà forma, colore, aggettivi.
Anche se per me scrivere rappresenta, in un certo senso, un mestiere, perché mi occupo di comunicazione, ritengo che si tratti di cose differenti; espressioni letterarie diverse.
Ovviamente, la scrittura narrativa attiene al racconto: noi raccontiamo delle storie per raccontare noi stessi. Ma non lo facciamo per forza in chiave strettamente autobiografica. Non ritengo che Palahniuk abbia mai fatto parte di un "Fight Club". Attraverso le storie raccontiamo la nostra idea del mondo, oppure come temiamo il mondo possa diventare tentando, così, di sublimare quel pericolo. Solleviamo delle questioni originali o ataviche, poniamo delle domande, facciamo delle riflessioni, il tutto per materializzare i nostri pensieri.
Ad esempio, attraverso le vicende di due ragazzini possiamo parlare di uno specifico gruppo di amici d'infanzia o dell'amicizia in genere. Così come attraverso il dolore di Stidduzzu e l'ossessione di S. ho voluto parlare della crudeltà del sistema sociale; della Volontà che muove ad imprese titaniche; del legame tra presente e passato e di come la Storia possa ripetersi...
In definitiva, credo proprio che raccontare sia un bisogno connaturato all'Uomo, però non sempre ne è così consapevole o possiede gli strumenti per farlo.

4. Quanto tempo dedichi alla scrittura? E alla lettura?
Sempre troppo poco! Devo dire che lo scorso anno, nel giro di pochi mesi, ho scritto un nuovo libro che ha già un contratto di pubblicazione. Da allora non batto più una parola anche se ho qualche nuova idea. Ma come per tutti, e specialmente in quest'epoca convulsa in cui corriamo in tondo fin quasi ad avvitarci, il tempo è poco. Lavoro e famiglia ne portano via molto e riesco a ritagliarmi qualche sprazzo giusto per leggere qualcosina. In termini di letture, appunto, ho un bel po' di arretrati!

5. Qual è il tuo libro preferito e qual è il tuo scrittore o la tua scrittrice preferito/a?
Purtroppo, non so essere così drastico! Non ne saprei indicarne uno anche sforzandomi di essere ingiusto (sic!). Esistono scrittori e libri preferiti per ogni epoca della nostra vita, e comunque anche così ci sono moltissimi ex aequo.
Se posso permettermi te ne cito qualcuno: "Delitto e Castigo" di Dostoevskij, di cui considero "I Fratelli Karamazov" il vero capolavoro, mi ha aperto le porta alla grande Letteratura classica. "Peter Pan" di J. M. Barrie mi ha suggerito che è possibile raccontare una (magica) storia di ragazzini e parlare al cuore di tutti gli uomini. "Il Giovane Holden" di J. D. Salinger, il "Ritratto dell'Artista da giovane" di James Joyce, sono tappe fondamentali della mia formazione di aspirante scrittore e sicuramente di lettore (perché anche per leggere occorre avere una formazione).
I Racconti di Poe; "Le ultime lettere di Jacopo Ortis" sono, invece, le cosiddette influenze letterarie del mio libro. Ma ce ne sono anche altre non strettamente letterarie...

6. Qual è la domanda che non ho fatto a cui vorresti dare una risposta...
Già considero un onore aver risposto alle tue domande. Se, però, dovessi farmene una mi chiederei se in merito a "Stidduzzu" ho qualche rammarico, perché effettivamente è così, ne ho diversi! Avrei voluto finirlo per il centenario, quindi più di dodici anni fa. La cosa era plausibile, ma non ne ho avuto la forza [...] avrei voluto rendere più esplicito un passaggio nel finale che ai più è sfuggito, ma che, in qualche modo, rappresenta la chiave di volta del racconto.

Canzone preferita...
Come per i romanzi non so esprimerne una. Amo profondamente il cantautorato non perché è chic, ma per una certa affinità intellettuale, per corrispondenza nelle tematiche, per la devota ammirazione della metrica e dell'uso di figure che autori come Guccini, De Gregori e De André (le mie Tre Corone) sanno esprimere. Tra questi, dopo questi, metterei anche Gaetano, Capossela e Brunori. Ciò nonostante, se ne devo dire una, dico "Un Matto", giusto perché è citata nell'incipit del libro...

Grazie Simone per questa splendida intervista e in bocca al lupo per tutto!

Erika Polimeni*: laureata con lode in Ingegneria all'Università di Reggio Calabria, nella redazione di Scout "Avventura" dal 2006, gestisce la Biblioteca "Mattia Pustorino" e cura un blog dal titolo "Scherzi d'Inchiostro" in cui, nell'ambito del Progetto "Interviste agli scrittori", è stata pubblicata questa intervista.