Fronte del Palco
 

Catanzaro

Naip e Raffaefe Renda: due strade parallele… un unico sogno

Naip e Raffaele Renda sono due Calabresi (entrambi di Lamezia Terme) che, grazie alla loro tenacia e al loro talento ,sono riusciti a farsi spazio e giungere a traguardi importanti. Due percorsi , i loro, che rappresentano un parallelismo perfetto che mira alla stessa meta: vivere di musica. Entrambi hanno seguito il proprio percorso, senza saperlo, viaggiando su binari paralleli, ma simili, il cui comune denominatore è stato che la caparbietà di credere che studiando, formandosi e impegnandosi e il proprio talento, li avrebbe fatti raggiungere un grande palcoscenico, quello che conta: Xfactor per Naip e Amici per Raffaele.

Naip , 30 anni,è un polistrumentista, un cantautore e un performer dalle doti interpretative sorprendenti; tutte le sue esibizione ,dai casting ai live di Xfactor , stanno maturando solo pareri super positivi dai 4 giudici : Mika, Emma Marrone, Manuel Agnelli e Hell Raton, per tutti lui è "UN GENIO". Naip (acronimo di Nessun Artista in particolare) si è esibito con suoi inediti ( "Attenti al Loop" e "OH OH OH" ascoltabili su tutte le piattaforme musicali) e due cover completamente rivisitate ("Bla Bla Bla" di Gigi D'Agostino e "Amandoti" di CCCP), in cui il suo estro artistico e ipnotizzante ha confermato la sua personalità, il suo genere, la sua genialità e il suo essere "differente ed unico". Naip (alias Michelangelo Mercuri) è un artista a 360° con una sua spiccata personalità artistica, che ad oggi sta riscuotendo un successo clamoroso, nonostante sia un genere musicale il suo avveniristico, ma che incolla allo schermo tutte le generazioni e gli amanti della musica e delle belle performance.

Raffaele,20 anni, è un cantautore e interprete dalla tecnica vocale eccelsa. Noto già al grande pubblico perché, all'età di 17 anni, approda tra i 12 finalisti di Sanrem Yuong, programma condotto da Antonella Clerici su Rai1; giunto in finale, si classifica al secondo posto, ma per tutte le puntate occupa sempre il primo posto in classifica, sia per televoto che per i giudici dell'Academy. Continua a studiare, a formarsi e ad accrescere le sue doti ,sia come cantante che come autore dei suoi brani; ad Agosto 2020 ancora una soddisfazione per lui, con un suo inedito viene selezionato tra i finalisti di Deejay On Stage a Riccione , anche qui ,raggiunge un posto per la finale. Sabato 14 novembre entra ufficialmente nella scuola di Amici 2020 , è assolutamente suo il banco sia per Arisa (che poi sceglie come sua coach) che per Anna Pettinelli. Raffaele si presenta ad Amici come cantautore , il suo inedito "Il Sole alle finestre", viene ascoltato, solo dopo una settimana dall'ingresso nella scuola, da due rappresentati radiofonici di RDS e Radio Italia solo Musica Italiana, entrambi sottolineano la sua immensa voce, intonazione e tecnica e sottolineano che, il suo brano, è senza ombra di dubbio un brano da essere trasmesso in radio perché tutte le generazioni di radio ascoltatori lo ascolterebbero.

I due artisti hanno inseguito, lottato e proseguono dritti verso il proprio sogno...Un' altro fattore che li accumuna è l'umiltà, entrambi rispettosi per il percorso che hanno intrapreso e per la possibilità che , il mondo della musica, gli sta offrendo. Il loro percorso artistico è anche perfettamente collocato per le giuste esperienze professionali: Naip ad Xfactor, programma "talent" in cui gli artisti devono mostrare ciò che sono , accrescendo il loro "io" artistico; Raffaele ad Amici, la scuola "talent" che forma professionalmente i giovani allievi con grande e innato talento.

In questo periodo così grigio, i cammini paralleli e di successo dei due talentuosi calabresi sta regalando un raggio di "Sole alle finestre" sperando quasi che possa essere presto come un "Loop" nella vita di tutti.

"Abbiamo bisogno di Esempi. - La compagnia teatrale G. Vercillo ricorda Padre Giovanni Vercillo a 30 anni dalla scomparsa

Dal cuore alla penna.

Abbiamo bisogno di Esempi.

La compagnia teatrale G. Vercillo ricorda Padre Giovanni Vercillo a 30 anni dalla sua scomparsa.

Caro Padre Giovanni Vercillo (GioVe), parlare di te è facile ma allo stesso tempo difficile.

Sono passati ormai 30 anni dalla tua prematura scomparsa, ma se ancora ti ricordiamo con intensità di affetto, vorrà dire che la Tua vita terrena ha lasciato un ricordo indelebile in chi, come noi, ha avuto la fortuna di viverti a contatto di gomito.

Chi è Padre Giovanni Vercillo?

Alla scuola di San Francesco da Paola, fu Padre Minimo sotto tutti i punti di vista, tranne che nel fisico e nella grandezza interiore, la sua stazza era infatti imponente. Ricordo ancora davanti la parrocchia – racconta il regista della compagnia teatrale a lui dedicata - qualche sfida a braccio di ferro con il fabbro che guarda caso di cognome si chiamava Sanfrancesco.

Solo in occasioni particolari indossava l'abito di frate perché infatti, amava tanto fasciarsi nelle sue giacche a vento colorate e credo che la storica frase "non è l'abito a fare il monaco", mai calzò più a pennello come per la sua persona.

Ricordo - continua Paonessa - la prima volta che lo incontrai. Ad una mia affermazione probabilmente un po' esuberante come spesso compete ad un adolescente ribelle, mi guardò dall'alto in basso e, quasi con una smorfia di sufficienza, senza darmi la soddisfazione di rispondermi, mi lasciò ed andò via. Fra me e me pensai: "speriamo vada via presto questo prete". Non potevo neanche lontanamente immaginare le lacrime che tutta la comunità avrebbe versato quando, dopo oltre 10 anni, fu trasferito in quel di Cosenza.

Johnny, così tutti lo chiamavamo affettuosamente, fu colui che ci insegnò a vivere ed essere veri uomini. Come non ricordare le indimenticabili uscite in luoghi incantevoli ma spesso impervi.

"Quel giorno in cui ebbe la sana follia di scalare il monte Cocuzzo mentre stava per imperversare una bufera di neve, oppure quando mettemmo in crisi una squadra dell'Anas che per ore, ci cercò nel cuore del Pollino. E quella volta che ci fece travasare una botte di vino liquoroso che avrebbe messo in crisi un qualsiasi astemio proprio come me, facendogli perdere il senno della ragione".

Fu il padre spirituale di numerosi giovani che seguì nella loro crescita, lasciandoli però liberi di camminare e cadere, sempre lì pronto con la mano tesa a risollevarli per ripartire.

Quante volte in qualsiasi ora del giorno e non solo, chi bussava alla porta del convento in preda a crisi esistenziali, trovava risposta.

La compagnia teatrale ricorda in particolare l'episodio in cui un giorno, si presentò alle lodi mattutine (durante un campeggio), con fare tumultuoso indossando uno zaino su cui campeggiava l'adesivo del suo eroe Linus con lo slogan "non mi seguite mi sono perso anch'io". Lui infatti amava mettersi in discussione e non giudicava mai chi sbagliava.

Il suo arrivo nella comunità dei padri minimi a Sambiase assieme al suo grande amico P. Morosini, attuale arcivescovo di Reggio Calabria, che scherzosamente definiva il "kaiser" per il suo essere integerrimo, portò una ventata di novità. Purtroppo, racconta ancora il regista Paonessa – erano tante le persone che inveirono contro di loro per l'introduzione dei primi corsi di matrimonio, cresima e battesimo, ecc. che spuntavano all'orizzonte, oppure quando ci concesse di parcheggiare una macchina in chiesa, per allestire un presepe, passato alla storia come il "presepe della 500 in 500".

Insegnò ad amare la nostra terra con la sua infinita bellezza, facendoci scoprire posti incantevoli dietro casa, ma immersi nella naturale bellezza calabrese.

Per anni nella sua stanza dominava una cornice con dentro la sola scritta "omaggio al nulla provvisorio". All'inizio nessuno comprese il contenuto del pensiero ma con il passare del tempo, vivendo la sua persona, naturalmente ogni parola ebbe un senso.

Se oggi molti di noi siamo quel che siamo, lo dobbiamo a lui, ed il nostro Gruppo Teatrale porta il suo nome perché siamo convinti che senza la sua presenza ed i suoi stimoli forse, non saremmo mai riusciti a comprendere la preziosità dei legami.

Fu grande anche nella sofferenza. Nell'ultimo periodo della sua vita, un male lo devastava giornalmente nel corpo ma non nello spirito.

In questo periodo particolare della nostra esistenza spesso mi chiedo – sottolinea Raffaele - come ci avrebbe aiuto il grande Johnny?

La risposta la troviamo in uno dei suoi scritti quando la malattia lo consumava piano piano, scritto che credo possa essere sempre e per tutti attuale:

"Io credo che Dio in ogni situazione difficile ci concederà tanta forza di resistenza quanta ne avremo bisogno. Egli però non la concede in anticipo affinché ci abbandoniamo interamente in lui e non in noi stessi. Ogni paura per il futuro dovrebbe essere superata con questa fede."