Fronte del Palco
 

“Cosa beveva Janis Joplin?” al Castello Aragonese di Castrovillari

Continua a soffiare con successo il vento di "Scirocco" sul capoluogo del Pollino. Sabato 25, la rassegna organizzata da Aprustum, sotto la direzione di Casimiro Gatto, ospita la Compagnia milanese "Le Brugole" che porta in scena nella splendida corte del castello aragonese "Cosa beveva Janis Joplin?" con Roberta Lidia De Stefano (attrice e cantante) e Flavia Ripa (chitarra elettrica), drammaturgia di Magdalena Barile. C'è come una linea ereditaria di sorellanza, carisma e autodistruzione che unisce le grandi blueswomen dal secolo scorso a oggi. Primedonne magnetiche e violente, da Bessie Smith a Janis Joplin, passando per Billie Holiday e Etta James, le regine della voce hanno conquistato il loro pubblico con il mistero delle loro ugole capaci di incantesimi che possono salvare o maledire. Moderne baccanti, alcolizzate, sensuali, brutali, hanno cantato con il linguaggio schietto e poetico nato fra gli schiavi dei campi di cotone gli aspetti più tragici dell'esistenza senza mai cadere nel sentimentalismo.

"Cosa beveva Janis Joplin?" è una creatura ibrida, un evento live fra musica e parola, mezzo concerto e mezzo teatro che vede protagonista una blueswoman di successo Ma', che dopo una brillante carriera decide di tornare al punto di partenza, casa sua, per chiudere i conti con un passato di violenze e soprusi. Il blues è stato il grande dono che le ha permesso di prendere il volo, ma è lo stesso blues, spirito indomabile, a chiedere per sé tributi di eccessi e sofferenze. Se la santità e l'autodistruzione siano o no le condizioni imprescindibili per una grande voce è il terreno del conflitto con l'altro personaggio della pièce/concerto, Pi, una giovane e talentuosa musicista, rigorosa e introversa che si trova per la prima volta a suonare con Ma'. Pur subendone il fascino fatica a condividere le posizioni estreme sull'arte della sua compagna di palco e le due si fronteggeranno a colpi di microfono fra vecchi standard, fraseggi e cazzotti, come nella migliore tradizione del blues.