Angelo Fiorillo e la musica di Carlo Creazzo

fiorillo-angelodi Francesca Gabriele - Ed è stato davvero bravo, Angelo Fiorillo, a mettere nero su bianco chi era e che cosa ha rappresentato per Cinquefrondi, e non solo, Carlo Creazzo con le sue note, che sono state molto più che note e che nella contemporaneità rappresentano non solo un bagaglio musicale, ma tutta una tradizione per chi ha scelto di rimanere nella cittadina e, rappresentano, un punto fermo e di orgoglio per chi è andato via. Non è stato un lavoro di ricerca facile quello di tenere a battesimo "L'esperienza musicale di Carlo Creazzo nella tradizione musicale di Cinquefrondi. "Le difficoltà sono state tante, soprattutto per la ricostruzione della vita, ma grazie ad una pronipote del Maestro e a qualche "anziano" del paese che ha avuto la fortuna di conoscerlo, sono riuscito – ci ha raccontato Angelo Fiorillo - a ricostruirla, anche e non solo sotto l'attività prettamente musicale del Maestro Creazzo ma anche attraverso quella umana. Inoltre, anche, attraverso qualche opera già esistente ma integrandone alcune parti".

Come nasce l'idea di fare una ricerca sull'attività di Creazzo?

Nasce quasi per caso, da una domanda che mi sono posto. Qualche anno fa suonavo in uno dei complessi bandistici di Cinquefrondi che porta il nome di Carlo Creazzo. Mi sono chiesto chi fosse, cosa avesse fatto di tanto importante per aver intitolata una banda cittadina a suo nome e da lì ho iniziato questo lavoro di ricerca e non mi sono più fermato. Credo che mi abbia trasmesso parecchia passione per la ricerca e la storia.

Le tradizioni rappresentano la memoria di un popolo e si trovano trasmesse più oralmente che con fonti. Quante difficoltà ha incontrato con il suo lavoro di ricerca?

Le difficoltà sono state tante, soprattutto per la ricostruzione della vita, ma grazie ad una pronipote del Maestro e a qualche "anziano" del paese che ha avuto la fortuna di conoscerlo, sono riuscito a ricostruirla, anche e non solo sotto l'attività prettamente musicale del Maestro Creazzo ma anche attraverso quella umana. Inoltre, anche, attraverso qualche opera già esistente ma integrandone alcune parti.

Chi era Carlo Creazzo al di là dell'attività musicale?

Carlo Creazzo è senza dubbio uno dei Cinquefrondesi che con la sua umiltà e la sua spiccata laboriosità ha lasciato a noi tutti un patrimonio musicale che resta uno dei pochi esempi dell'intera Italia meridionale. Oltre che musicista, direttore di grande esperienza e compositore è stato anche un sensibile ricercatore e geloso custode e catalogatore di opere e spartiti musicali. Era conscio che l'uomo andasse educato, attraverso i buoni esempi e le corrette conoscenze, inoltre era dotato anche di quella capacità di ironizzare, virtù, questa, che fa di Carlo Creazzo un uomo completo e di altri tempi.

Dopo questa prima opera continuerà a scrivere?

Mai dire mai. Non mi reputo assolutamente uno scrittore o uno storico, c'è da dire però che la lettura e la storia mi appassionano e affascinano da sempre. La lettura ahimè è sempre meno praticata e lo si evince dal "vocabolario" ridotto dei ragazzi e ragazzini di oggi rispetto alle generazioni passate. Per il resto, sto lavorando ad un altro progetto che riguarda sempre Carlo Creazzo in prospettiva futura. Però per il momento non aggiungo altro.

Come vive un giovane a Cinquefrondi?

Difficile rispondere, c'è da dire che personalmente mi muovo parecchio soprattutto nei paesi limitrofi. In passato ho suonato nelle bande di Cinquefrondi, anzi credo di essere stato uno dei pochi ad aver suonato con tutte le realtà presenti, ma alla fine, per motivi simili anche a quelli che hanno riguardato Carlo Creazzo, ho lasciato, a malincuore, le bande del mio paese. Questo, come già detto, mi è profondamente dispiaciuto ma credo sia stata personalmente una scelta più che giusta. Inoltre mi spiace non vedere una qualsiasi realtà che possa avvicinare i bambini a questo meraviglioso mondo della Musica.

Ci sarà mai un riscatto, anche sul fronte culturale, per gli artisti, gli uomini di cultura, di questa regione?

Rispondo prendendo spunto dalla prefazione del libro fatta dal maestro Andrea Francesco Calabrese: "La cultura procede attraverso l'opera di grandi menti e personalità che, molte volte con le loro utopie, riescono a portare avanti le loro idee. La domanda che ci si può porre, a riguardo, è la seguente: il tempo è davvero un giusto giudice? Il pubblico, possiede strumenti in grado di verificare di volta in volta quali messaggi siano degni di essere tramandati e quali no. Ma non siamo certi che ciò basti, o perlomeno che sia questo l'unico criterio valido per valutare un autore." Nel caso di Carlo Creazzo c'è stato un incauto lassismo con il quale nel suo stesso ambiente vitale il musicista è stato abbandonato, che lo hanno probabilmente portato di fronte a due fattori determinanti: la mancata ricezione di un messaggio e l'arte come rifugio. Non si tratta, semplicemente, di determinare se esista una colpa in queste dimenticanze, e di chi sia, ma unicamente di domandarsi quali siano le condizioni attraverso le quali la cultura, in questo caso musicale, debba venir tramandata. Ci troviamo circondati da sentimenti contrastanti, da una parte la sorpresa, per la tempra musicale di Carlo Creazzo, che emerge, pagina dopo pagina, a tutto tondo; ma anche il disappunto, per l'incuria pressoché totale con la quale le opere di questo compositore sono state trattate, prive di divulgazione e diffusione. Meriterebbero certamente un trattamento migliore. Ecco spero che il futuro sia migliore sotto questi aspetti, bisognerebbe fare di tutto per tutelare e preservare la storia quando la si ha, e fare di tutto affinché venga divulgata e valorizzata.

Creato Lunedì, 22 Febbraio 2021 17:28