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La vera colpa di Castorina è il suo modo becero di fare politica

castorina falcomata 2di Claudio Cordova - Conosco Nino Castorina dai tempi del Liceo Classico. Non posso dire di aver mai avuto un rapporto strettissimo, ma di conoscerlo abbastanza per non essere sorpreso dalle condotte che la Procura di Reggio Calabria gli contesta.

E non perché io faccia "il tifo" per la Procura. Per questa Procura. Né perché io lo consideri un criminale.

Fin dai tempi del Liceo Classico, però, ho potuto osservare (e non apprezzare) il suo modo di fare politica. E l'ho sempre considerato vittima di sé stesso e di quel modo troppo disinvolto di muoversi. L'ho anche detto, più volte, a miei amici fraterni che, invece, con lui hanno sempre avuto un rapporto molto più stretto. Ero certo che sarebbe finito nei guai.

E non perché avessi notizie riservate o doti vaticinanti.

Ma perché quando a 30, 31, 32, 33, 34, 35 anni, fai politica come il peggior democristiano della Prima Repubblica, beh, allora il rischio di inciampare c'è, eccome. Soprattutto in una realtà come quella calabrese e reggina.

Quel modo disinvolto, spesso spregiudicato, non poteva portare nulla di buono. E qualche avvisaglia la si era colta già nell'inchiesta "Helios", dove Castorina è rimasto coinvolto già alcuni mesi fa. Secondo l'accusa, Castorina avrebbe chiesto insistentemente, tramite l'allora dirigente provinciale e oggi assessore regionale, Domenica Catalfamo, l'assunzione in AVR di persone da lui "sponsorizzate" e dalle sue parole si comprenderebbe che si trattava di una prassi consolidata, cosicché egli chiedeva di ottenere la sua parte non potendo - a suo dire - egli essere l'unico "fesso" a non approfittare di un sistema ritenuto ben collaudato. In caso contrario, egli minacciava di esercitare i poteri a lui spettanti, controllando puntigliosamente ogni singolo atto della AVR: "Al Comune lo fanno" dice in una conversazione intercettata con la Catalfamo.

Stando al narrato di Castorina, altri politici più navigati, quali Sebi Romeo (attualmente indagato nel procedimento "Libro nero") e Mimmo Battaglia avrebbero beneficiato dei rapporti con AVR: "Hanno coinvolto persone là dentro" dice a Catalfamo, che risponde: "Però guarda Seby Romeo lo so però considera che Mimmo Battaglia è stato assessore alla viabilità qua quindi i loro rapporti si potrebbero essere instaurati quando lui era assessore alla viabilità". Castorina si lamenterebbe del fatto che a Romeo, Battaglia, ma anche all'assessore comunale Nino Zimbalatti sarebbero stati fatti favori e, quindi, implicitamente (ma non troppo) questi favori dovevano essere fatti anche ad altri.

Ed è proprio questo il punto.

Avere per "esempi" un certo tipo di fare politica, certi modi e atteggiamenti che definire clientelari è un eufemismo, è un problema. Soprattutto quando, anche per età, si dovrebbe ancora subire il fascino e l'incanto della "missione pubblica". E' qualcosa di davvero sconfortante.

Ma la verità è che si è essere giovani non è, per forza, un dato di merito politico, come negli ultimi anni si è tentato di far passare. Perché è giovane anche il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, che, anche da questa inchiesta ne esce malissimo sotto il profilo politico. Secondo le indagini, infatti, Falcomatà avrebbe delegato in maniera illegittima Castorina per la nomina dei presidenti di seggio, dopo la rinuncia di quelli nominati dalla Corte d'Appello.

Ma come si può attribuire un simile potere (senza che fosse consentito) a un consigliere comunale uscente e per di più ricandidato? Delega illegittima che, sempre stando alle testimonianze, verrà revocata quando la situazione inizierà ad andare fuori controllo. Ma i nomi indicati da Castorina resteranno lì, fermi, senza alcuna verifica sul fatto se avessero o meno i titoli per svolgere un compito da pubblico ufficiale. 

La Procura di Reggio Calabria si affretta a dire che quella su Castorina non è un'indagine sulle elezioni. Ma di certo è un'inchiesta che ha svelato tutte le falle di un sistema dove è stato tutto sommato semplice infiltrarsi per alterare le modalità di voto.

E se il sistema non può essere cambiato con una bacchetta magica, non si può nemmeno accettare che non lo si conosca e che, quindi, non si faccia tutto ciò che è possibile per fare argine alle disfunzioni.

Ancora una volta, per Falcomatà difendersi dicendo di non sapere cosa stesse accadendo, sarebbe quasi un'ammissione di colpa. Perché in una città come Reggio Calabria, il sindaco deve sapere più cose possibili, per non incorrere nei tanti inganni che il territorio può riservare.

Come dice Jean Paul Sartre nell'aforisma odierno sulla pagina del Dispaccio "si è sempre responsabili di ciò che non si è saputo evitare". 

Per di più, i guai giudiziari per la maggioranza di centrosinistra adesso iniziano a essere un po' troppi. Dal "Caso Miramare", dove è imputato Falcomatà con i suoi assessori, all'inchiesta sull'Avr, dove sono coinvolti alcuni dei suoi uomini di maggiore fiducia, e ora quest'indagine che, come ha detto il questore Bruno Megale, "rischia di minare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni democratiche".

E la domanda finale è tutta politica: come può, politicamente, un'Amministrazione essere legittimata dopo tutti questi scandali e se, da ultimo, per la magistratura un consigliere comunale attualmente ai domiciliari sarebbe stato in grado di influenzare l'operato del sindaco in carica?