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Su Ripepi e la Comunità PACE: adesso chi sa, parli

Ripepi Massimo 6 ottobredi Claudio Cordova - E' improprio dire che il velo si sia squarciato in queste ore. Sì, perché delle attività del consigliere comunale di Reggio Calabria, Massimo Ripepi, e della sua Comunità di integralismo religioso, PACE, già da tempo si parla. A mezza bocca, purtroppo.

Nemmeno l'inquietante vicenda di stalking emersa anni fa che ha riguardato lo stesso esponente di Fratelli d'Italia ha effettivamente consentito di vederci totalmente chiaro sulle attività del santone-politico, idolatrato dai suoi discepoli. Si tratta, evidentemente, di persone in difficoltà: psichica, economica, umana, sentimentale. E chi più ne ha, più ne metta. Persone che in quel gruppo vedono in Ripepi una sorta di divinità in terra. Persone che poi votano.

E, infatti, i consensi elettorali del pastore di Fratelli d'Italia, negli ultimi anni sono schizzati alle stelle, permettendogli di assurgere a un ruolo politico impensabile fino a qualche tempo fa.

La raccapricciante storia fatta emergere dal Dispaccio (leggi qui) la dice lunga sulla capacità di decisione, quasi di circonvenzione, verrebbe da dire, che Ripepi riesce ad avere sui suoi discepoli. La cosa grottesca, se non vi fossero di mezzo persone e sofferenze, è che talvolta non abbiamo di fronte dei "poveri diavoli" che, in mancanza di strumenti, cognitivi e culturali, vedono in Ripepi qualcosa che, ovviamente, non è. Ma di persone strutturate, con un lavoro e una posizione: ed è davvero difficile, quindi, comprendere come si possa dar credito a un simile sistema. E a una simile persona.

Il Dispaccio il suo lavoro l'ha fatto.

Il lavoro del giornalismo è quello di tentare di far emergere la verità. Di far sapere agli altri ciò che non si vorrebbe far conoscere. Ma, come sempre, noi possiamo solo indicare la porta verso la via giusta: a volerla varcare, devono essere altri.

La politica, in primis.

E', adesso, assolutamente fondamentale che il centrodestra in seno al Consiglio Comunale di Reggio Calabria dia un segnale. Non può bastare la presa di posizione della maggioranza. Non può bastare la quasi insignificante autosospensione di Ripepi da Fratelli d'Italia. La minoranza a Palazzo San Giorgio deve prendere una posizione netta. Deve dimostrare di essere "altro" rispetto a chi, di fatto, si sarebbe reso complice di una violenza su una bambina di 9 anni, inculcando l'idea che denunciare fosse sbagliato.

L'omissione è responsabilità.

Il male va raccontato, senza filtri. Non abbiamo scritto particolari disgustosi, che hanno provocato sofferenza in primis a chi li ha letti e riportati, per gioco, per perversione o per voyerismo. Ma perché la gente doveva sapere tutto. Dietro una generica affermazione di "abusi su minori" (come qualcuno avrebbe voluto leggere) potevano esserci comportamenti meno "gravi" (e si badi bene alle virgolette). Si poteva pensare a qualcosa di più borderline. A un bacio. A un abbraccio. A una pacca.

Invece no, c'era molto di più.

Ora non bisogna allentare la presa. Stando a quello dichiarato dai genitori della vittima e ratificato da quanto scritto in un provvedimento del Tribunale dei Minori, Ripepi non è più degno di sedere in Consiglio Comunale.

Ma la politica è solo una componente.

La parte più importante è rivestita, come sempre, dalla gente, dalla comunità. La comunità vera, non come quel serbatoio di voti chiamato PACE. Il comportamento di tutti potrebbe, potenzialmente, cambiare il corso di altri eventi simili rispetto a quello raccontato dal Dispaccio. E, comunque, porre fine a quella che sembra essere una costante attività di plagio sui componenti di quel gruppo religioso.

Metodi classici, di raggiro emotivo, di colpevolizzazione quando non ci sarebbe nulla da colpevolizzare, di minaccia di punizioni divine.

Nelle ore successive alla pubblicazione, tante persone hanno scritto. Per complimentarsi, per insultare Ripepi, ma anche (e non è la prima volta) per lasciare intendere di sapere qualcosa in più sulle strane dinamiche che ruotano attorno alla Comunità di Ripepi. E non è la prima volta. Negli anni, numerose sono state le mezze segnalazioni sul pastore-politico. Sostanzialmente nessuno, però, ha mai deciso di prendere, definitivamente la decisione giusta. Così, dunque, PACE ha potuto continuare a operare, in una chiusura simil-Scientology, che però qui, per le ataviche tendenze locali, di omertà travestita da riservatezza talvolta è anche superflua.

Adesso, invece, non è più ammissibile tutto ciò. Chi sa, parli. Sapremo tutelare la sua privacy, non lo esporremo ad alcun rischio e, finalmente, si potrà mettere fine all'esperienza di PACE e del suo santone Ripepi.