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“Glielo spiego subito”… sì, ma in Procura

cotticellinonelarenadi Claudio Cordova - Sebbene abbia tentato di dimostrare il contrario, lo spettacolo (anzi, l'avanspettacolo) del generale Saverio Cotticelli, andato in onda a "Non è l'Arena" di Massimo Giletti è perfettamente coerente con la figura barbina fatta nel corso di "Titolo V" su Rai 3. Dalla gazzarra dello studio di La 7, che, in diversi frangenti, ha fatto impallidire le scenette che andavano in onda con "Il Processo di Biscardi" è venuto fuori il "solito" Cotticelli: confuso, poco preparato e ancor meno comunicativo.

Quel "glielo spiego subito" ripetuto in maniera compulsiva è forse l'emblema più evidente del generale voluto dai 5 Stelle per risolvere i mali della sanità in Calabria. Perché, puntualmente, ad ogni "glielo spiego subito" non seguiva, davvero, un chiarimento.

Cotticelli ha provato a difendersi, sperando in una palese sponda di Giletti. Ha provato, con la solita approssimazione, a fornire qualche dato. "La Calabria ha un piano Covid, l'ho fatto io" ha detto. Ma alla domanda spontanea: "E perché ha detto che non lo ha fatto?", la risposta "no, ma quella è un'altra cosa". Cotticelli ha aggiunto qualche tonnellata di ridicolo alla già sufficiente quantità ammassata grazie all'intervista di Walter Molino su Rai 3. E' arrivato, addirittura, a sollevare il sospetto di essere stato vittima di un malore o, peggio, di essere stato drogato prima dell'intervista.

"Dopo ho vomitato" ha detto. Credo non sia l'unico, francamente.

"Non mi riconosco, non ero io". Ma se il vero Cotticelli è quello visto a "Non è l'Arena", c'è poco da star sereni. Insomma, se si può concedere la dignità all'uomo che, nel periodo peggiore della propria vita professionale, ha deciso (forse incautamente) di gettarsi nella fossa dei leoni, non si può non commentare che la scena è stata penosa e la difesa risibile.

Ciò che è emerso dal caso Cotticelli dovrebbe, senza dubbio, far infuriare i calabresi. Dovrebbe, altresì, convincerli che essere finiti in "zona rossa" non poteva che essere lo sbocco naturale vista la situazione. E, forse, il "migliore", quello che, almeno potenzialmente, potrebbe salvare qualche vita in più.

Ed evidentemente sono palesi le colpe di chi ha voluto Cotticelli, di chi lo ha nominato, di chi lo ha confermato e, viste le prime avvisaglie, anche di chi ha scelto il suo successore. Ma Cotticelli non è un ragazzino. E' una persona adulta, generale in pensione dell'Arma dei Carabinieri.

Quindi, quando parla sostanzialmente di complotto, quando parla di essere stato fatto fuori per aver toccato chissà quali interessi (ovviamente non specificati), non può pensare che tutto ciò passi in cavalleria. Perché è notorio come la quasi totalità della sanità calabrese sia nelle mani di 'ndrangheta, centri di potere e massoneria. E se Cotticelli ha visto queste realtà, ha l'obbligo di denunciare. E se non le ha viste, in due anni di lavoro, allora forse è ora che vada ai giardinetti o a monitorare qualche cantiere nelle ore mattutine.

Anche la vicenda del debito da 400 milioni, "sbucato" dall'Azienda Mater Domini del nuovo commissario alla Sanità, il "no mask" amico di Bersani, Giuseppe Zuccatelli (ovviamente contagiato dal Covid), merita più di qualche chiarimento. Cotticelli lo ha sollevato, in maniera, come al solito, confusa e poco chiara, più volte. E' impensabile che la (mala)gestione dell'emergenza pandemica in Calabria, che l'approssimazione di Cotticelli e di molti altri, l'incertezza sull'esistenza o meno di azioni sanitarie che dovevano essere fatte, non abbia alcun rilievo penale.

Sul punto, forse, farebbe bene a muoversi in fretta anche la Procura di Catanzaro, competente per questo tipo fatti, che, al di là delle denunce, può muoversi d'ufficio.

Cotticelli ha evidenziato il proprio rapporto di stima con il procuratore Nicola Gratteri. Confronti, consigli, incontri. Ma basta con questa retorica del "quanto è bravo Gratteri" o "quanto è il nostro eroe Gratteri" e cose così. Gratteri non è un santone, né un maestro di vita o padre spirituale: è un procuratore della Repubblica, cui non vanno chiesti consigli. Ma persona a cui denunciare reati e i grumi creati qua e là dai potentati calabresi.

Subito.