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Fake news e Fact-checking, per un uso consapevole del web

COMPUTER-2di Nino Mallamaci*-Da anni nel mondo della comunicazione e del giornalismo ci si industria per realizzare strumenti in grado di svelare le notizie false. Questa esigenza, tuttavia, è stata rafforzata dalla sempre maggiore rilevanza assunta dal Web e dai social media, dove le notizie circolano a velocità supersonica, arrivando da un capo all'altro del mondo in maniera quasi istantanea, e possono essere diffuse da chiunque, non soltanto da chi si occupa professionalmente di informazione e si assume la responsabilità di ciò che afferma.

Uno di tali strumenti è il fact - checking, che consiste nell'esame dell'informazione per verificarne la veridicità e la correttezza; esame che, nel caso delle notizie pubblicate sul web e sui social media da divulgatori non professionali, avviene ovviamente ex post, mentre dovrebbe sempre essere esperito ex ante da quelli professionali.

L'oggetto del fact – checking sono le notizie, per cui è utile fare cenno prioritariamente al significato dell'espressione fake news.

Essa viene utilizzata per indicare molti fenomeni che si riferiscono a disturbi dell'informazione (in inglese Information disorder). Sono diverse le classificazioni che circolano, ma in prima approssimazione può essere utile riferirsi a quella che segue per evidenziare i problemi maggiormente ricorrenti.

La disinformazione, il fenomeno senz'altro più grave, consiste in "contenuti informativi (video, audio, testo), anche sponsorizzati, creati in modo da risultare verosimili, contraddistinti non solo dalla falsità dei fatti, ma anche dalla loro contagiosità, nonché dall'intento doloso di pubblicazione e diffusione". Lo scopo può essere di carattere economico, e in questo particolare caso la notizia, che può essere diffusa anche in maniera artificiale mediante, per esempio, i bot, deve avere caratteristiche tali da provocare il clickbaiting, cioè attrarre visualizzazioni per incrementare le entrate pubblicitarie.

La misinformazione (traduzione fedele del termine misinformation di genesi anglosassone) consiste nella diffusione di contenuti informativi non veritieri, che tuttavia hanno i crismi per essere ritenuti reali, o riportati in modo inaccurato. Nell'un caso e nell'altro in assenza di dolo.

Nella mala-informazione rientrano i contenuti informativi "fondati su fatti reali (anche a carattere privato) contestualizzati in modo da poter essere anche virali e veicolare un messaggio con il preciso intento di danneggiare una persona, un'organizzazione o un Paese, o affermare/screditare una tesi".

Come possono essere smascherate le notizie false?

In Italia, da qualche tempo esiste un operatore di Fact – checking, Pagella politica, dedicato esclusivamente alla verifica della veridicità delle affermazioni appunto dei politici. Facebook ha deciso di ricorrere, avendone constatate terzietà e attendibilità, alla sua collaborazione per creare Facta, col principale intento di contrastare la diffusione di notizie false inerenti il covid 19. Facta funziona anche mediante l'invio di richieste tramite Whatsapp, quindi ricorrervi è molto semplice.

Negli Stati Uniti soggetti dediti al fact – checker sono operativi da anni.

Nel 2015 è stata creata "First draft coalition", con lo scopo di migliorare l'uso "dei contenuti dei testimoni oculari nel riportare le notizie, con un forte accento su etica, verifica, copyright e protezione". Tra i membri fondatori, Bellingcat, di cui fa parte Eliot Higgins protagonista della vicenda che segue, un esempio di fact checking emblematico per la sua complessità e la sua importanza per i fatti accertati.

MH17 era un volo Amsterdam – Kuala Lumpur della Malaysia Airlines che venne abbattuto il 17 luglio 2014 da un missile terra-aria Buk, un sistema in quel momento impiegato sia dalle forze armate russe che da quelle ucraine, mentre sorvolava la zona di guerra del Donbass. Racconta Higgins che qualcuno condivise, sull'account Twitter di Bellingcat, una foto che mostrava una delle unità del convoglio militare visto viaggiare attraverso la Russia alla fine di giugno 2014, e che conteneva il lanciamissili Buk – responsabile dell'abbattimento del volo per la Malesia - , che Bellingcat aveva identificato anche in Ucraina il 17 luglio. Nel rapporto di Bellingcat "Origin of the Separatists 'Buk" era stato tracciato il convoglio mentre viaggiava attraverso la Russia fino al confine ucraino, utilizzando immagini provenienti da più fonti. La nuova foto, nonostante Bellingcat fosse già in possesso delle coordinate, era importante per confermarle. Erano disponibili immagini di Google Streetview dell'area, ma la fotografia sembrava fornire poche informazioni capaci di stabilire la sua posizione precisa.

Ma con un lavoro attento e accuratissimo, Higgins riuscì a venirne a capo. Risalì alla posizione della telecamera, rispetto al veicolo, esaminando la segnaletica orizzontale e intravide altri particolari, come un palo bianco sul ciglio della strada. Quindi raffrontò tutto con le immagini di Google Streetview. Ma l'elemento decisivo per confermare l'esatta posizione del camion si rivelò una crepa che attraversava la linea tratteggiata centrale, circondata da una macchia di scolorimento che corrispondeva a ciò che era visibile nelle immagini di Google Streetview. Dall'esame della foto condivisa su Twitter, quindi, fu possibile stabilire con certezza il collegamento tra il veicolo russo e l'abbattimento dell'aereo.

Questa vicenda dà il senso dell'importanza del fact – checking in una realtà, quale quella odierna, in cui le fonti possono essere le più disparate, come l'utente che ha condiviso la foto. Ovviamente, l'operazione descritta presentava delle difficoltà enormi, che solo un professionista eccezionale poteva superare. In tanti casi, tuttavia, è sufficiente un minimo di approfondimento per comprendere se un'informazione va tenuta in considerazione o meno. Uno sforzo che merita di essere fatto, se si vuole utilizzare in modo adulto e consapevole lo strumento web. Una recente ricerca ha invece accertato, e qualche social media si è già mosso per risolvere il problema, che molto spesso i contenuti vengono condivisi o "likati" senza neanche essere letti, magari contribuendo alla viralizzazione di notizie dannose e/o pericolose. Il web e i social, però, sono una cosa seria, e vanno maneggiati con cura e responsabilità.

*Avvocato e scrittore