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Il complottismo dei garantisti: tra omertà, paramafiosità ed essere, semplicemente, Pulcinella

cuzzocreaandrea 500di Claudio Cordova - Se si conoscesse, davvero, il concetto di garantismo, si saprebbe che questo – mai e in nessun modo – può convivere con quello di complottismo. Purtroppo, le nobili pagine di Cesare Beccaria, soprattutto negli ultimi 30 anni, sono state strappate, in maniera progressiva e becera, per celare, dietro la foglia di fico del garantismo, appunto, onanisti pensieri di impunità e immunità.

Per l'ex presidente di Confindustria di Reggio Calabria, Andrea Cuzzocrea e per i suoi seguaci, tra cui il sedicente intellettuale Mimmo Gangemi, sarebbe stato più dignitoso e più onesto dire la verità: non essere riusciti a coagulare attorno alla propria linea di pensiero di "Mezzogiorno in movimento" un circuito di appassionati, e, in maniera più pratica, di non essere riusciti a mettere insieme una lista a sostegno per partecipare alle prossime Comunali di Reggio Calabria.

Perché, guardate, non è così semplice formare una lista per correre alle Amministrative di una città che è anche Città Metropolitana.

In un momento di totale disimpegno civico, in cui, anche i partiti tradizionali faticano a mettere insieme elenchi di candidati veri e non di carta, con tutta una serie di orpelli burocratici, formare una o più liste, per di più in un periodo estivo, è davvero cosa complicata.

A Cuzzocrea e compagni, sarebbe bastato dire questo.

Invece, dietro l'odiosa retorica sul Meridione (e, del resto, se uno dei riferimenti culturali è Pasquino Crupi...) per tirarsi fuori da una contesa in cui, ben che andasse, ne sarebbero usciti con lo "zero virgola", da Mezzogiorno in Movimento si mettono, nero su bianco, affermazioni gravissime nei confronti di magistratura e forze dell'ordine (leggi qui).

Perché, quando si parla di "apparati repressivi dello Stato", si parla di quello. Lo dice la nostra Costituzione, tanto invocata (spesso a sproposito) da Cuzzocrea, Gangemi, Ammendolia, Zavettieri, ecc. ecc.

Parole gravissime, si diceva.

Dire, infatti, che non si partecipa a un confronto elettorale sancito dalla nostra Costituzione (sempre la stessa) per "il timore che la presenza in una lista dichiaratamente garantista e meridionalista avrebbe potuto esporre i singoli candidati a ritorsioni da parte degli apparati repressivi dello Stato" è qualcosa di inquietante.

E, pur non avendo grande stima e fiducia nei confronti dell'attuale "nuovo" (che poi, purtroppo, di nuovo ha ben poco) corso della magistratura reggina, quello che viene scritto da Cuzzocrea & co. non solo solleva dubbi su potenziali abusi (e quindi reati) da parte di magistrati, poliziotti o carabinieri, ma pone una questione spaventosa ed enorme su diritti fondanti e inalienabili del nostro Paese.

Chi sarebbe l'artefice di questo complotto? Il procuratore della Repubblica? Il questore? I comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza? I Servizi Segreti? Il capo della Polizia Municipale o delle Guardie zoofile? E, poi, chi avrebbe appreso della possibilità di essere colpiti (in maniera strumentale, evidentemente) dagli "apparati repressivi dello Stato"?

Tutto ciò, però, non può rimanere una frase buttata lì, in un comunicato inviato alle 8 del mattino, per avvelenare i pozzi, per instillare dubbi in una comunità che, già da sola, fatica a credere in qualcosa e in qualcuno. Perché chi sta dentro le Istituzioni, come Pierpaolo Zavettieri, chi esercita la nobile professione dell'avvocatura, come Gianpaolo Catanzariti, chi si è convinto di essere un intellettuale, come Mimmo Gangemi o Ilario Ammendolia, non può pensare di poter dare fiato alla bocca senza poi dover essere consequenziale in accuse e sospetti che, come detto, poco si attagliano alla figura di garantisti, come amano costoro definirsi. Perché per essere credibili non bisogna temere le conseguenze del proprio dire e delle proprie azioni. E lo dice uno che, da manettaro, ha scritto, unico in Calabria, sulla parte peggiore della magistratura.

L'azione investigativa e giudiziaria viene vista da costoro come un inutile ostacolo allo sviluppo del territorio, mentre si omette di dire che la vera zavorra che fa sprofondare la Calabria è il "sistema-'ndrangheta", quella melassa di relazioni, che possono unire, tanto per fare un esempio, il presunto capo della cupola massonica delle cosche, l'avvocato Paolo Romeo, e proprio Andrea Cuzzocrea, in quel periodo editore di un giornale in Calabria.

Invece si parla d'altro, si sollevano sospetti che non si vuole o non si può provare.

Sapere qualcosa di così grave e non specificare, è omertoso. Parlare per mezze frasi è paramafioso. Mentre e – paradossalmente ci auguriamo quest'ultima ipotesi – dire così, tanto per dire, senza collegare sinapsi e corde vocali, è da Pulcinella.

Ma, forse, sarebbe bastato solo dire che non si era in grado di formare una lista...