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Reggio, è la tua festa della Libertà. Ma ricordati quanto è costata

ReggioArenaStretto27apriledi Pasquale Romano - E' un caldo praticamente estivo quello che ci ha accompagnato al 18 maggio 2020. Non è un giorno come gli altri. Da oggi, inizia una nuova vita. Volendo riassumere con una delle tante frasi fatte utili in ogni occasione, si potrebbe dire che 'abbiamo vinto la battaglia ma non la guerra'. Ma in realtà è molto più di così.

Da oggi ci viene restituita la libertà negata negli ultimi mesi. Strappata a forza e di fretta, senza permesso: non c'era tempo da perdere nel duello contro il Covid-19. Contesa che è ancora in ballo, ma che da questo 18 maggio acquisisce nuove e più incoraggianti sfumature. Il primo tempo, volendo restringere il cerchio geografico della battaglia e incorniciarla con lo Stretto sullo sfondo, si è concluso in favore di Reggio Calabria.

Prevenzione, senso di responsabilità della stragrande maggioranza dei cittadini ed eccelso lavoro di medici ed operatori non hanno permesso al Coronavirus di fare breccia in un sistema sanitario che difficilmente avrebbe retto di fronte a numeri importanti.

La vittoria, seppur ancora parziale, è doppia. Inutile negare come ci fosse una nube di scetticismo ad aleggiare sopra la città nei mesi scorsi. Da un lato, le preoccupazione sulla deficitaria situazione delle strutture sanitarie, alle prese peraltro con organici decisamente sottodimensionati. Dall'altro, un'inciviltà nella popolazione diventata oramai marchio di fabbrica inestirpabile, ritornello preferito da alcune menti brillanti altrove dislocate. Con il dilagare del Covid-19 nel nord Italia, il tris portava ad un automatico quanto angosciante risultato: "Come faremo? Rischiamo seriamente il collasso dei nostri ospedali".

Stereotipi e luoghi comuni sono stati invece spazzati via. Il Coronavirus ha circolato in minima parte in Calabria, nel territorio reggino mai ci si è avvicinati ad un momento di reale preoccupazione. La vittoria non è nei confronti delle regioni del nord (cui va invece un affettuoso pensiero per la tragedia vissuta) e nemmeno contro alcuni piccoli uomini residenti in quei luoghi, assetati da un'imbarazzante prurito d'intolleranza. Citiamo con piacere Vittorio Feltri, dovendo scegliere un nome.

La soddisfazione deve essere del tutto personale, individuale, con particolare accezione riferito all'orgoglio di essere reggini e calabresi. Di sentirsi reggini e calabresi. Forse il Coronavirus, oltre alle migliaia di vite e il disastro economico-sociale, può aver dato l'occasione per scoprire lati della nostra personalità che non credevamo di avere.

Lungi dal voler procedere con la 'beatificazione del reggino'. L'intenzione piuttosto è quella di donargli una luce più autentica e sincera, scevra da qualsiasi qualunquismo ma consapevole dei difetti che primeggiano a queste latitudini. La speranza è legata ad un nuovo inizio, pieno di timori e ansie, che dovrà fare i conti con i cadaveri rimasti sul campo. La guerra contro il Covid-19 non è ancora vinta definitivamente, servirà la stessa attenzione avuta sino a oggi per non perdere nuovamente quanto conquistato. Allo stesso tempo, il focus della battaglia si sposta sul piano economico-sociale. Devastante ovunque, la crisi si sentirà in maniera ancora più pesante in un territorio che sconta rinomati deficit sul piano occupazionale e degli investimenti.

Parafrasando la magnifica 'Not dark yet' di Bob Dylan, si può dire che "Non è ancora giorno, ma presto lo sarà". Reggio, riappropriati della tua libertà. Come accade in Sudafrica ogni 27 aprile, indica in questo 18 maggio la tua Festa della Libertà. Per rivendicarla, per ricordare che ci hai dovuto rinunciare, e in cambio di cosa. E' il giorno in cui sei tornata a vivere, sperare, e guardare al futuro senza paura. O almeno, a saper cosa fare per provare a sconfiggerla...