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Quando sei un amministrativo in Sanità…

statalealavorodi Simone Carullo - Caro Direttore, spero tu vorrai pubblicare questa mia lettera anche se ti scrivo non in veste di tuo collaboratore, cosa di cui mi onoro da ormai otto anni, ma come dipendente del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, e anche di questo – specie in un momento così delicato – vado orgoglioso.

Dal 2016, cioè da quando ho preso servizio come dipendente del G.O.M., ho avuto modo di leggere e affrontare moltissime critiche al nostro ospedale, alcune delle quali anche giuste, legittime, condivisibili, e molte altre gratuite, infondate, addirittura strumentali. E adesso, ai tempi del Coronavirus che ha sconvolto così radicalmente le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre stesse percezioni, sempre più persone si stanno accorgendo che operare in una trincea come quella della Sanità, anzi, in una trincea altamente esposta come quella della Sanità - per giunta - calabrese, commissariata, mal governata e depredata nei decenni, non è certo una passeggiata di "salute".

La capacità di reazione che l'Ospedale di Reggio ha dimostrato in occasione di questa emergenza – in tutti i sensi intendo, dai protocolli organizzativi alla cura dei pazienti, dall'istituzione di un Percorso e di un Cento COVID-19, e da ultimo con la trasparenza nella comunicazione delle informazioni che fin da subito, e per primi, abbiamo portato avanti - i cui ottimi risultati sono sotto gli occhi di tutti e sono stati oggetto di moltissimi riconoscimenti, primi dei quali, i più importanti dei quali, quelli dei privati cittadini, è motivo d'orgoglio tanto per noi dipendenti quanto per l'intera città. E va detto che gli eroi sono loro, operatori socio-sanitari, infermieri e medici che sono in prima linea in questa battaglia, e più in generale lo sono nella battaglia per la difesa del Diritto alla Salute, questo formidabile Baluardo di Civiltà e di Eguaglianza che dobbiamo a tutti i costi difendere e che fa grande l'Italia.

Tuttavia, nonostante mi sia dilungato in un astruso preambolo, il motivo per cui ti scrivo è un altro: attraverso la prestigiosa vetrina de IlDispaccio.it vorrei rendere omaggio, un omaggio speciale, a tutti coloro che hanno contribuito e contribuiscono a scavare quelle trincee, ad approvvigionarle, a porre le basi affinché tutto funzioni nel miglior modo possibile malgrado le difficoltà, le ristrettezze e le oggettive criticità che sussistono in un'Istituzione pubblica come l'Ospedale: i dipendenti amministrativi. Perché, per usare un francesismo, gli amministrativi non li caga nessuno!

E sia chiaro, io sono tra quelli che ridono di più e con più gusto nel vedere immagini come il meme che abbiamo messo a corredo di questa lettera. I dipendenti pubblici ed il solitario, l'ufficio nei bar, la pausa pranzo di sei ore, l'impresa eroica di fare una fotocopia fronte retro. Rido a crepapelle perché sono consapevole del fatto che non ci sia niente di più lontano dalla realtà. Con ciò non voglio dire che non esistano dipendenti pubblici cialtroni, incapaci e spaddaliscia, le cronache ne sono piene, io stesso ti potrei citare alcuni esempi anche parecchio esilaranti. Intendo dire che questi non sono la maggioranza e che comunque, per ogni lavativo che non fa il suo lavoro, c'è un altro che deve fare il doppio, anzi il triplo. Ma non è neanche di questo che vorrei parlare. Quello che vorrei è soltanto estendere anche ai colleghi meno social i numerosissimi commenti di apprezzamento e gratitudine che, ogni santo giorno dall'inizio di questa tragedia, hanno invaso la pagina Facebook del GOM.

Lo stesso sacrosanto conferimento del San Giorgio d'Oro 2020 all'Ospedale di Reggio Calabria da parte dell'Amministrazione Comunale dovrebbe essere inteso come un riconoscimento all'egregio lavoro svolto anche da tutti i suoi dipendenti amministrativi, oltre che – ovviamente – dal personale sanitario.

Vorrei approfittare di questa vetrina per parlare di quei colleghi che montano alle otto del mattino e vanno via alle otto di sera, di quelli che puntualmente ad aprile esauriscono lo straordinario e hanno centinaia di ore di accumulo, che hanno decine e decine di giorni di ferie arretrate, di quelli che lavorano anche a casa, in tarda serata, il 14 agosto, il 24 dicembre, perdono i capelli, si rovinano la vista, si consumano. Per usarne un altro di francesismo, si fanno il culo. Vorrei parlare di loro, i dimenticati nei discorsi istituzionali e non solo, nei decreti, negli accordi decentrati, nell'immaginario collettivo. Ecco, scomparire anche da quello vuol dire non esistere o quasi, e forse è peggio che essere dipinti per ciò che non siamo, burle umane, scalda poltrone, scansafatiche, soggetti per i meme appunto.

Ci si dimentica di noi, dicevo, ma esistiamo. Invero si parla con noi e di noi ogni volta che c'è, ad esempio, da reperire del materiale, che siano farmaci salvavita, presidi medici, dispositivi di protezione individuale, attrezzature sanitarie e non, strumentazioni o tecnologie sofisticate. Ogni volta che c'è da bandire e espletare una gara o un concorso. Elaborare un dato, scrivere il Bilancio o il fabbisogno. Ogni volta che c'è da interagire con il Dipartimento Tutela della Salute o con il Commissariato ad Acta, con la SUA, l'Autorità per gli Appalti, l'ANAC, l'Agenas, l'INPS, l'INAIL, la Prefettura, il Ministero ecc. ecc. ecc..

Ogni volta che c'è da allestire un contratto, una convenzione, un atto, portare avanti una causa o un sinistro, gestire un servizio. Ogni volta che c'è da pagare gli stipendi e le fatture. Realizzare la progettazione di lavori, gli studi di fattibilità, la manutenzione. Rispondere alle norme di trasparenza e ai compiti di pubblicazione, d'informazione del pubblico, di divulgazione e via discorrendo. Tutto quello che serve ad un Ospedale per funzionare, e non è davvero poco, è di responsabilità degli uffici amministrativi. E facciamo questo nonostante lo scempio che negli anni è stato fatto della pubblica amministrazione in generale e della Sanità calabrese in particolare, colpite a morte entrambe da Quota 100. Se ne sono andati in molti, non è arrivato nessuno. Il risultato è che siamo tremendamente in sottonumero mentre il carico di lavoro cresce, le procedure si complicano, si specializzano, si nutrono di normative sempre nuove e impegnative. L'avvento dell'emergenza sanitaria da COVID-19, poi, ha messo il carico da novanta.

Insomma, si parla con noi con la stessa frequenza con cui ci si dimentica di noi. Costantemente. E sembra pleonastico dirlo, ma non è giusto. Per cui ti ringrazio Direttore se vorrai darmi questo spazio e ringrazio loro, gli amministrativi del G.O.M., perché lo meritano.