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Caso Feltri: così la cultura scaccia l’incultura

FELTRI-LIBROdi Mariateresa Ripolo - Non si risparmia nemmeno in piena emergenza mondiale. Una media di 500 morti al giorno in Italia, sfiorati i mille nelle scorse settimane, ma Vittorio Feltri, direttore del quotidiano 'Libero' sembra non volerne proprio sapere di fare una pausa dai suoi soliti e quantomai inopportuni – vista la situazione che stiamo vivendo – attacchi al Sud del Paese.

«Il fatto che la Lombardia sia andata in disgrazia per via del coronavirus ha eccitato gli animi di molta gente che è nutrita di invidia e di rabbia nei nostri confronti perché subisce una sorta di complesso d'inferiorità. Io non credo ai complessi d'inferiorità, io credo che i meridionali in molti casi siano inferiori».

Galeotta fu questa frase, pronunciata in diretta nella trasmissione "Fuori dal Coro, in onda su Rete 4 condotta da un divertito Mario Giordano, che all'insulto di Feltri ha risposto: «Ma cosa dici, me li fai arrabbiare così».

Macché, possiamo immaginare, invece, l'allegria dei tanti meridionali che a Mediaset ci lavorano e svolgono egregiamente il proprio lavoro permettendo, tra le altre cose, al simpatico direttore di potersi collegare per insultarli in diretta nazionale.

Niente di nuovo: Feltri si dimostra sempre uguale a se stesso. Mai fuori tema, visto che le sue ossessioni sono abbastanza circoscritte: donne, immigrati, omosessuali, meridionali, insomma sembra che il direttore padano si diverta ad attaccare un po' tutti. Chissà cosa direbbe di se stesso, probabilmente si autodefinirebbe "polentone", visto che i meridionali per lui sono sempre e comunque "terroni". In passato ci aveva "deliziato" con argomentazioni e titoli da Premio Pulitzer. Tra le sue "perle giornalistiche" annoveriamo i seguenti titoli: «Comandano i terroni. Ai meridionali 3 cariche istituzionali su 4», per restare in tema, oppure «Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay, c'è poco da stare allegri». Non manca il tocco di misoginia quando vicino alla foto del sindaco di Roma ci mette un bel: «Patata Bollente: la vita agrodolce della Raggi». E ovviamente un pensiero per gli immigrati: «Dopo la miseria portano le malattie: la bimba trentina di 4 anni morta di malaria».

Un misto di luoghi comuni e battute da bar, Fuori dal Coro dove?

La replica. «Mi pare del tutto evidente – ha cercato di giustificarsi su Twitter – che il Sud e la sua gente siano economicamente inferiori rispetto al Nord. Chi non lo riconosce è in malafede. L'antropologia non c'entra con il portafogli. Noto ancora una volta che le mie affermazioni vengono strumentalizzate in modo indegno».
Insomma, quando la pezza è peggio del buco, si direbbe.

Gli esponenti politici insorgono. Una serie di attacchi, denunce, lettere piene di amarezza. I politici calabresi, sia di destra che di sinistra, hanno difeso a spada tratta la propria meridionalità. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato la pugnalata finale di colui che, addirittura, lo aveva proposto come presidente della Repubblica, il leader della Lega, di cui Feltri è notoriamente grande sostenitore. «A me è sembrata una cazzata», ha detto lapidario. Troppi i voti, evidentemente, che quei "terroni inferiori" hanno portato al leader del Carroccio negli ultimi anni, così tanti da aver cancellato i ricordi di quando a chiamare «terroni» i meridionali era proprio lui. Per non parlare del resto.

Le proteste di edicolanti e librai. La reazione nei confronti di Feltri è stata immediata e durissima da parte di chi ha subito direttamente gli attacchi. «In questa edicola, oggi 23 aprile, non è più in vendita il quotidiano Libero. – Si legge su un cartello affisso fuori da un'edicola vibonese – Essendo meridionali inferiori, non siamo in grado di comprendere gli arguti articoli di questa testata giornalistica indipendente. Ci voglia scusare il direttore Feltri». E ancora: «Nel rispetto della differenza di opinioni una libreria non dovrebbe prendere posizione ma, – si legge sulla pagina di una libreria di Reggio Calabria – questa volta, ci sentiamo di fare una doverosa eccezione. Il signore con questo notevole curriculum non troverà più posto nei nostri scaffali e abbiamo provveduto a restituire le pochissime copie ordinate, rimaste per altro invendute, della sua ultima fatica editoriale».

Una polemica che infiamma sui social e che non ne vuole sapere di placarsi. Su Twitter, allegate all'hashtag #BoicottaLibero, le foto dei libri di Feltri riposti negli scatoloni e, addirittura, nel cestino della spazzatura. Un'immagine che fa male. Pensiamo a tutti gli alberi che sono stati abbattuti.