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Ho visto stamattina...

Mascherina1di Nino Mallamaci*- "Ho visto stamattina mentre andavo a lavorare il lattaio, il postino, e la guardia comunal. Per la prima volta vedo gente intorno a me. Ieri non ci badavo, non so proprio perché. Viva la gente la trovi ovunque tu vai viva la gente simpatica più che mai! Se più gente guardasse alla gente con amor avremmo meno gente difficile e più gente di cuor avremmo meno gente difficile e più gente di cuor"

Quando la professoressa Gafà, di musica, ci portava in palestra e si piazzava alla pianola era un vero incubo. La scaletta prevedeva immancabilmente Giuvì, una canzone in abruzzese, sua terra d'origine, l'Inno alla gioia, e Viva la gente. Quest'ultima è la traduzione di un canto scout americano e ci metteva tanta allegria, anche perché la professoressa si dimenava alla pianola suonando e nel contempo, miracolosamente, dirigendo il coro con le mani. Non so chi abbia scritto le parole, e non riesco neanche ad immaginare il motivo per cui il/la protagonista abbia cominciato solo da un giorno preciso a vedere la gente intorno a sé, mentre prima "non ci badav(a)". Dalla canzone , in effetti, non trapela nulla. Ma stamattina, uscendo da casa per recarmi a lavoro, non ho potuto fare a meno di andare col ricordo a quella canzone, e a cantarla quasi ad alta voce. Non c'erano il lattaio, il postino, la guardia comunal, è vero.

Ma c'erano persone in carne e ossa, sia pure in numero esiguo e quasi tutte con la mascherina. Mi è venuto il magone, a riflettere sul fatto che questo mi potesse sembrare un fatto straordinario. E ho pensato quanta verità ci fosse in quei versi, quanto ognuno di noi vi si possa riconoscere in questo momento. La domanda ricorrente di questi giorni è: ma ci servirà la lezione? Gli umani cambieranno in meglio, cominciando o ricominciando ad apprezzare il solo fatto di poter parlare tra loro, baciarsi, abbracciarsi, senza pensare alla distanza da interporre per evitare il contagio? A questo quesito non riesco a rispondere. Dopo le grandi guerre, le atrocità inenarrabili, la morte, la distruzione, l'Uomo certamente si sarà sentito diverso, magari "più prossimo al proprio prossimo". Avrà avvertito il bisogno di amore dopo tanto odio. Ma dopo quanto le cose sono tornate come prima? La risposta a quest'ultima domanda sta nei fatti. E ora che siamo noi gli appestati, i respinti alle frontiere. Noi bianchi, puliti, ordinati, noi con giacca e cravatta. Noi che già in passato abbiamo dovuto scontare la mancanza di umanità, l'intolleranza esibita o il bisbiglio dietro le spalle. Cosa faremo, noi? Ce la faremo a cambiare, ad essere diversi e migliori? E per quanto tempo? Non lo so, e non ci voglio neanche pensare. Ciò che desidero è tornare a essere urtato per strada dal passante distratto, a fare la coda al supermercato, a prendere il caffé al bancone del bar col tizio di lato che quasi ti calpesta i piedi. Voglio baciare, abbracciare, stringere gli amici. Voglio vivere. E magari andare a lavorare cantando...Ho visto stamattina...

*Avvocato e scrittore