Dossier
 

Il ginecologo Nino Coco, il grimaldello con cui l'azienda della 'ndrangheta ha penetrato l'ospedale di Reggio Calabria

Reggio Ospedali Riuniti2di Claudio Cordova - La M.C.T. s.r.1. è tra le aziende che sono state sequestrate nell'ambito dell'inchiesta "Chirone", con cui Dda di Reggio Calabria e Ros dei Carabinieri sono convinti di aver spezzato alcuni importanti legami della cosca Piromalli di Gioia Tauro all'interno dell'Azienda Sanitaria Provinciale. L'azienda avrebbe fatto incetta di appalti (e affidamenti diretti) per quanto concerne le forniture di dispositivi medici effettuate presso gli ospedali del distretto sanitario.

Per quanto riguarda l'Ospedale Riuniti di Reggio Calabria (oggi GOM), l'azienda avrebbe potuto contare anche sull'ausilio fornito dal dottore Antonino Coco, ginecologo, che, in cambio di regalie, avrebbe richiesto alla s.r.l. la fornitura di sterilizzante per il proprio reparto, avrebbe coinvolto il primario del reparto di ortopedia, Gaetano Topa, per far ottenere alla M.C.T. s.r.l. una fornitura di sterilizzante e consentito ai soci di quest'ultima di installare ecografi nei diversi reparti del nosocomio.

La figura di Coco è di tale importanza per la M.C.T. s.r.l. che, in una conversazione intercettata, uno degli indagati, Antonino Madaffari, ammette che, grazie al suo contributo, hanno "le chiavi della ginecologia". In un'altra conversazione, siamo nel 2017, Madaffari racconta a un altro indagato, Mario Vincenzo Riefolo, che Coco avrebbe promesso di di fare conseguire una fornitura di sterilizzanti per il reparto di ostetricia e ginecologia dell'Ospedale Riuniti.

L'operato di Coco verrebbe remunerato adeguatamente.

Alla fine del 2017, Riefolo e Madaffari, mentre fanno il giro delle regalie, si chiedono se per Coco, che avrebbero visto nel primo pomeriggio, la somma giusta fosse 500,00 o 1.000,00 euro; Madaffari, riconosciuti i meriti per l'intermediazione svolta, in special modo nei confronti del primario Topa, ammette che il sanitario meriti la somma più alta. All'appuntamento con Nino Coco a Oppido Mamertina, si recano Antonino Madaffari e Giuseppe Cernuto; durante il tragitto i due contano il denaro da versare a Coco, quale prezzo della sua disponibilità, e scherzano sul fatto che avrebbero dovuto mettere le banconote in bocca al cane del medico, che poi glieli avrebbe consegnati.

Per il procuratore Giovanni Bombardieri, per l'aggiunto Gaetano Paci e per il sostituto Giulia Pantano, Coco sarebbe quindi profondamente legato agli esponenti dei Piromalli, mettendosi a disposizione, dietro dazione corruttiva. Così, dunque, si sarebbe concretizzata la possibilità per i referenti mafiosi di M.C.T. s.r.l. di effettuare forniture di prodotti medicali presso l'Ospedale di Reggio Calabria, come emerge dalla lettura delle intercettazioni, auto ed etero-accusatorie.

Peraltro, sul conto di Nino Coco, intervengono anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Marcello Fondacaro che, in quanto medico, ha diversi particolari sugli ambienti sanitari. Fondacaro indica Nino Coco assai vicino alla famiglia di medici dei Tripodi (imparentanti con i Piromalli) e al medico Mamone, altro soggetto cerniera per penetrare i nosocomi con il giro di forniture: "E' di Oppido Mamertina, aveva amicizie mafiose" dice Fondacaro.

Ma il medico Coco non solo offrirebbe il proprio ausilio ai soci mafiosi della M.C.T. s.r.l., appartenenti alla famiglia Piromalli, ma, come emergerebbe dalla recente indagine "Eyfemos" nei confronti della cosca Alvaro di Santa Eufemia d'Aspromonte, avrebbe contatti anche con esponenti di altre consorterie criminali del territorio, in particolare con Domenico Laurendi, che si attiva per far ottenere sostegno elettorale a Domenico Creazzo, intenzionato a candidarsi alle elezioni regionali del 2020 e poi arrestato ancor prima di sedersi a Palazzo Campanella.

Il 2 febbraio 2019 infatti, Laurendi trascorre la serata a cena in compagnia di Coco, durante la quale quest'ultimo chiede sostegno per la candidatura di Bruno Barillà e di un altro soggetto non esplicitato (LAURENDI Domenico: Allora ... a Bruno lo conosco! ...(incomprensibile)... una volta, frequentavo di più ... ero qua, capisci, e frequentavo di più! Poi ... non ... però ... / COCO Antonino: E se conosci a tutti e due ... perché non mi dai una mano per metterli ...(incomprensibile)..." ). Circa un mese dopo si svolge un altro incontro tra Laurendi e Coco, durante il quale i due si accordano per sostenere la candidatura di Creazzo, confidando sul bacino elettorale su cui può contare Coco ad Oppido Mamertina; paradigmatico il passaggio captato in cui Coco afferma che "noi dobbiamo andare su qualcuno che poi, noi garantiamo e ci garantisce", con chiara allusione ad un sostegno elettorale finalizzato ad ottenere il soddisfacimento delle pretese della 'ndrangheta, una volta eletto.

Coco quindi, chiede all'interlocutore se avesse già un contatto e Laurendi replica inequivocabilmente che "io li conosco a tutti, vengono tutti per qua, questi qua, però, che vengono da sopra, gli ho detto io, che mi domandava per i paesi, gli ho detto io, poi parlo con i, con i capi ...(incomprensibile)... e me la faccio ... (incomprensibile)... ste cose, poi, poi magari, un giorno torno per un incontro".

La figura del medico Nino Coco, per come emerge dal materiale indiziario in atti, integrerebbe plasticamente la tipica ipotesi del professionista posto al servizio dell'associazione di stampo mafioso, in quanto completamente asservito, con comportamenti che trasgrediscono nell'illecito, ai bisogni ed alle esigenze della cosca di riferimento, consentendo alla stessa di ottenere vantaggi indebiti nelle

forniture di prodotti medicali alle diverse strutture ospedaliere, dietro versamento di somme di

denaro e regalie.