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Calabria "zona rossa", ecco come potrebbe evolversi la situazione: le stime dei contagi e l'inadeguatezza del sistema

calabria-contagidi Mariateresa Ripolo - Potrebbe evolversi nel peggiore dei modi la situazione dei contagi da Covid-19 in Calabria. Un aumento costante quello che si registra in questa seconda ondata che, a partire da metà ottobre, ha iniziato a superare le 100 unità giornaliere. Un incremento che sta mettendo in serie difficoltà un sistema sanitario già fortemente compromesso: Cosenza e Catanzaro nei giorni scorsi hanno già iniziato a registrare i primi problemi, personale in affanno e carenza di posti letto stanno mettendo in ginocchio una sanità regionale ridotta all'osso.

Numeri mediamente bassi, ma in costante aumento. Molto ridotti i numeri in Calabria rispetto a regioni come Lombardia e Piemonte, anch'esse classificate come "zone rosse" e collocate insieme alla Valle d'Aosta nello scenario di rischio più elevato nell'ultimo Dpcm firmato dal premier Conte. La Calabria, unica regione del Sud "zona rossa", ha registrato nella giornata di ieri 262 nuovi positivi (con 3.893 casi attivi), a fronte di una Lombardia che ha registrato 7.758 nuovi contagi (con 104.733 casi attivi).

Una situazione quella calabrese che, numeri attuali alla mano, sembrerebbe non dover destare particolari preoccupazioni. Eppure, il sistema sanitario calabrese, per il quale è arrivata proprio nella giornata di ieri un'ulteriore proroga del commissariamento, ha dimostrato di non essere in grado di reggere alla pressione dell'emergenza Covid. Ancora più preoccupante è lo scenario che si potrebbe prospettare se i numeri non diminuiscono in breve tempo.

Cosa potrebbe accadere se l'andamento del contagio non rallentasse?

"L'Rt è aumentato sino a 1,7 in una media nazionale. - ha detto Conte in conferenza stampa - Sale il numero degli asintomatici, diminuisce il numero che vanno in terapia intensiva, ma i numeri complessivi sono in costante aumento", ha spiegato il premier.

"Molte Regioni potrebbero superare la soglia critica delle terapie intensive nelle prossime settimane". Una possibilità che si spera di scongiurare con un provvedimento tanto drastico quanto necessario se pensiamo che la situazione dei contagi potrebbe presto degenerare.

Quella del Governo è, infatti, una decisione maturata sulla base di diversi fattori, non solo dell'indice di contagio. Alla base le valutazioni del Comitato tecnico-scientifico che tiene conto anche del numero delle terapie intensive, dei posti letto occupati e dei test effettuati nelle singole regioni.

Reggio Calabria e Cosenza sono le province calabresi più colpite fino ad ora. Secondo i dati dell'ultimo bollettino regionale sono 90 le persone in reparto a Cosenza, 4 in terapia intensiva. A Reggio Calabria, dove nella giornata di ieri di sono registrati due decessi, sono 63 le persone in reparto e due quelle in terapia in intensiva. A Catanzaro, nei giorni scorsi il il commissario Giuseppe Zuccatelli aveva lanciato l'allarme: "Negli ultimi giorni - ha dichiarato - la crescita esponenziale del contagio da coronavirus ha azzerato la capacità di ricovero nei reparti di Malattie infettive del Pugliese e del Mater Domini, nonostante le rispettive dotazioni siano già state significativamente incrementate per far fronte all'emergenza sanitaria portandole a 31 posti letto al Pugliese (dai 15 originari) e a 8 al Mater Domini (dai 2 originari). Entro i prossimi giorni i posti letto saranno incrementati ulteriormente di 5 al Pugliese e 12 al Mater Domini. Tutto ciò non può bastare. La curva del contagio sta salendo esponenzialmente e occorre garantire un'adeguata risposta assistenziale. In questo frangente non si può più temporeggiare, occorre una risposta decisa ed immediata".

Da qui, la necessità di fare i conti con un sistema sanitario inadeguato e carente sotto ogni punto di vista dichiarando la Calabria "zona rossa".

Numeri in rialzo. Secondo le stime effettuate dal GOM il dato diventerebbe sempre più preoccupante con il passare dei giorni. Il contagio che ad oggi in Calabria è arrivato al suo punto più alto il 3 novembre, con 266 nuovi casi in 24 ore, rischia di raggiungere, secondo le stime (che fino ad ora sfiorano i dati reali) le 900 unità a fine mese. Con i nuovi positivi in aumento, a salire sono anche i ricoveri, ciò che desta maggiore preoccupazione è il fatto che presto i reparti potrebbero essere saturi.

L'incremento, a partire da ottobre, è sostanziale. L'andamento dei nuovi contagi è costante ed è sempre in salita, come è in salita il numero dei nuovi ricoveri, più che raddoppiati nel giro di sole due settimane (da 100 il 23 ottobre a 212 il 4 novembre), e che, secondo le stime, potrebbe salire vertiginosamente e raddoppiare ancora nel giro di sole due settimane.

Anche il numero dei pazienti in terapia intensiva, secondo le stime, sarebbe destinato a salire. Salvo "ritocchi" dell'ultimo minuto.

Dall'1 ottobre in costante aumento anche il numero dei pazienti in Terapia intensiva, arrivati al 2 novembre a 19, poi a 26 nel bollettino regionale del 3 novembre, per poi "magicamente" retrocedere a 11. Un «aggiornamento», ci ha tenuto a precisare la Regione, effettuato «a seguito delle comunicazioni pervenute dall'Azienda ospedaliera di Reggio Calabria e dall'Azienda ospedaliera di Cosenza». Una modifica dell'ultimo minuto che non è passata affatto inosservata, e che è arrivata proprio nel giorno in cui il Governo avrebbe dovuto decidere in che zona di rischio collocare le regioni.

Le reazioni. Il governo nazionale è rimasto fermo sulle proprie decisioni, mentre la Regione, con in testa la Lega e il presidente facente funzioni Nino Spirlì, minacciava «azioni eclatanti». «Un tentativo di piegare la schiena ai calabresi, che non si inginocchieranno neanche questa volta, come non hanno mai fatto», ha affermato in una nota il neopresidente della Giunta regionale, subito dopo aver appreso la decisione di Conte. La partita sembra essere ancora aperta con il deputato di Forza Italia, Francesco Cannizzaro, che minaccia addirittura di fare ricorso contro il governo e impugnare il provvedimento.

E mentre ad essere realmente in ginocchio è la sanità, con i calabresi privati del diritto alla salute, lo scontro è ancora una volta politico. In barba ai contagi e agli otto mesi di vantaggio sprecati, ma soprattutto a chi "combatte sul fronte" questa "guerra" che non si può vincere con le parole.