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L’interessamento di Maria Carmela Longo per il lavoro fuori dal carcere di Peppe Scopelliti: il ruolo del fratello Tino e di Agliano

scopellitigiuseppe 500altradi Claudio Cordova - A volte ritornano. Torna in auge la figura di Consolato "Tino" Scopelliti, fratello ombra dell'ex sindaco di Reggio Calabria ed ex governatore, Giuseppe Scopelliti, condannato in via definitiva per il "Caso Fallara" e finito in carcere dopo la sentenza della Cassazione. Proprio nel carcere di Reggio Calabria, retto per anni da Maria Carmela Longo, oggi accusata di concorso esterno in associazione mafiosa per aver permesso a importanti esponenti della 'ndrangheta di vivere la detenzione, di fatto come una vacanza.

Non è tra le contestazioni mosse dai pm antimafia Stefano Musolino e Sabrina Fornaro, ma l'interessamento della Longo per l'ex uomo forte del "Modello Reggio" è intenso, anche attraverso i contatti con il fratello, Tino Scopelliti. I due vengono intercettati mentre parlano dell'autorizzazione allo svolgimento dell'attività lavorativa esterna da parte di Scopelliti, detenuto nel carcere di Arghillà. Gli investigatori rilevano l'impegno profuso dalla Longo per agevolare il più possibile il buon esito della richiesta di accesso al lavoro.

Tutto questo quando manca pochissimo tempo al trasferimento della Longo, arrestata ieri da direttrice del carcere di Rebibbia e posta ai domiciliari.

Per gli inquirenti, quindi, la Longo è vogliosa di lasciare Reggio Calabria facendo l'ennesimo trattamento di favore a un detenuto "eccellente". L'interessamento della Longo è confermato da un'intercettazione intercorsa proprio tra Tino Scopelliti e il fido Peppe Agliano, scudiero di sempre degli Scopelliti's. Siamo nell'ottobre 2018 e Agliano dice che la Longo avrebbe già spiegato a "Barbara" (la moglie di Scopelliti) il da farsi per tirar fuori, seppur per qualche ora, Scopelliti dal carcere.

Il fratello di Scopelliti, evidentemente attenzionato dagli inquirenti è ben monitorato, sia telefonicamente, sia con una cimice all'interno della sua auto. E lì si ascolta tutto. E dalle conversazioni captate emerge l'interessamento "allarmante" (così viene definito nelle carte d'indagine) della Longo per il buon esito della pratica messa in atto da Scopelliti e dal suo cerchio magico. L'avvocato Antonino Aloi, fratello di una assistente sociale impiegata presso il DAP, informa Tino Scopelliti che "quella pratica è tutto a posto, è stata evasa positivamente e tutti i documenti sono a posto". Agliano, sempre a Tino, dice che "le notizie sono buone, molto buone".

Cresce l'ottimismo.

Agliano, quindi, contatta Fortunato Scopelliti, direttore dell'associazione "Nuova Solidarietà", dove effettivamente poi l'ex sindaco e governatore andrà a lavorare. Ma, ovviamente, si cerca già un modo per allargare le maglie di quanto consentito. Tino Scopelliti si preoccupa del fatto che il fratello non avrebbe potuto ricevere visite. Ma Agliano, dal canto suo, risponde: "Là sono amici".

Manca solo un "tutto a posto, compare".

Il tempo passa e le interlocuzioni tra Agliano e la direttrice Longo proseguono. Si arriva alla fine del 2018. E' il 17 dicembre quando Agliano e Longo discutono della possibilità di organizzare all'interno del carcere uno spettacolo dal nome "Tra Natale e Capodanno". Agliano chiede ulteriori informazioni sull'istanza, ma la Longo risponde di non averne, affermando di averne parlato con lo stesso detenuto Scopelliti.

Come, evidentemente, non avrebbe dovuto fare.

Le conversazioni sono tante, non solo perché a essere monitorata è la Longo, ma perché tutti i fedelissimi di Scopelliti sono imbottiti di cimici. Oltre a Tino, anche l'auto di Agliano è ben attrezzata con le microspie del Ros dei Carabinieri. E così, si scopre che alla Longo sarebbe anche stato suggerito come strutturare il programma lavorativo di Peppe Scopelliti, per agevolare il detenuto a rimanere il sabato pomeriggio presso l'abitazione di residenza.

Sono tutti impegnati. Manca solo lo striscione "Freedom for Peppe!".

Ma l'istanza tarda a essere accettata. E così, la Longo continua a interessarsi e a rassicurare un po' tutti, tra cui Tino, affermando di aver parlato, all'interno del carcere, con l'ex sindaco per "un paio di orette" e di aver elaborato col detenuto una strategia.

Un altro comportamento ben lontano dal ruolo istituzionale rivestito da Maria Carmela Longo.