Dossier
 

"Tutti i ceppi degli Alvaro sono con noi": la spregiudicata campagna elettorale dei Creazzo e i tentativi di "aggiustare" un processo in Corte d'Appello

reggiocortedappellodi Claudio Cordova - Una campagna elettorale iniziata almeno un anno prima rispetto al voto del 26 gennaio 2020, ma culminata con la frase, il giorno prima del voto: "Questi sono tutti con noi. Perché sono vari ceppi là! Tutti, tutti, tutti... tutti in prima linea... stanno facendo l'ira di Dio". A parlare è Antonino Creazzo, fratello di Domenico Creazzo, sindaco di Sant'Eufemia d'Aspromonte e neo consigliere regionale finito agli arresti domiciliari ancor prima di insediarsi a Palazzo Campanella. Antonino Creazzo fa riferimento alla cosca Alvaro di Sinopoli, notoriamente divisa in vari ceppi, ma confluita, secondo l'inchiesta "Eyphemos", nel voto verso Creazzo.

Dall'indagine coordinata dai pm Gaetano Paci e Giulia Pantano è emerso che, per motivi di strategia e di opportunità, fu statuito che Domenico Creazzo - che ambiva a divenire consigliere regionale e coltivava un ulteriore e più ambizioso progetto di poter presiedere l'intero collegio — rifuggisse dalle frequentazioni o anche dal semplice accompagnamento con soggetti notoriamente inseriti nell'ambiente della criminalità organizzata e che portasse avanti una campagna elettorale più sobria. L'intendimento però non era quello di "chiudere le porte" alla ndrangheta, il cui bacino divoti avrebbe potuto fare la differenza con gli altri candidati, tanto che si pensò non di abdicarea quel tipo di sostegno, quanto di delegarne la richiesta a intermediari, che, in quanto menoesposti pubblicamente, avrebbero potuto interfacciarsi, dando meno all'occhio, con gli ambienti mafiosi.

La conduzione spregiudicata della campagna elettorale fu pertanto delegata al fratello Antonino. E' proprio lui a interfacciarsi con gli uomini della cosca Alvaro, da Domenico Laurendi, passando per i boss Cosimo e Domenico Alvaro.

Dai Creazzo, Domenico Laurendi si attendeva del processo denominato "Xenopolis", da cui verrà assolto in Appello. In una conversazione tra Natale Lupoi e Domenico Laurendi dell'aprile 2019 questi esprime timore per l'esito processuale del procedimento "Xenopolis", pendente in Corte di Appello a Reggio Calabria, e racconta della sua intenzione di corrompere un componente del Collegio giudicante. Infatti precisava che doveva incontrare un amico che doveva favorire il contatto col Giudice ("LAURENDI Domenico: l'avvocato ha detto che vogliono "mi 'nda solettanu" (n.d.r.: intende che nell'appello del processo Xenopolis i Giudici lo vogliono condannare) (tossisce). / LUPOI Natale: vedi quello che devi combinare, perché. / LAURENDI Domenico: mannaia la colonna, lasciami stare che ieri mi hanno fatto preoccupare. / LUPOI Natale: ma perché, sena. / LAURENDI Domenico: questi, domani fanno l'udienza. / LUPOI Natale: ...(incomprensibile — si sovrappongono le voci).... / LAURENDI Domenico: umh (tossisce), inoltre (n.d.r.: dice testualmente "sparti, siamo capitati in un cazzo di collegio di merda, ed io, io mi sono trovato davanti a quella segretaria .. ieri mattina, poi capisci, loro discutono, dove potevo arrivare là, nessuno mi ha detto niente ...(incomprensibile)... devo andare pomeriggio solo, per un altro ...(incomprensibile)..., un amico mio che mi aveva detto che uno .. di questi lo conosce, del collegio, però .. di andare a parlare e vedere, e questi dicono: < ce la lottiamo> , mannaggia la puttana lorda, ma se è vero là ...(incomprensibile - forti rumori di fondo)... o ti fanno pure il mandato di cattura.").

Già da queste prime battute si comprende la volontà di Laurendi di tentare di modificare in suo favore un esito giudiziario e l'esistenza di un soggetto che poteva fungere da trait d'union tra lo ndranghetista ed il componente del collegio giudicante. L'amico cui Laurendi si sarebbe rivolto per avvicinare e corrompere un componente del Collegio Giudicante della Corte di Appello. Antonino Creazzo rassicura lo ndranghetista Laurendi che si era rivolto ad un "funzionario giudiziario" per creare il contatto col giudice, rappresentando che questi "era il cugino di Zappalà" (con evidente riferimento a Santi Zappalà, ex Sindaco di Bagnara Calabra, arrestato e condannato) ma esprime perplessità circa la possibilità di un effettivo ausilio perché questa persona stava per essere trasferita di sede. Dunque, in cambio del voto mafioso, già emerge la "contro -prestazione" che Creazzo doveva "garantire" al mafioso Laurendi, ovvero l'aggiustamento del suo processo pendente in secondo grado. ("LAURENDI Domenico: eh. / CREAZZO Antonino: solo lo conoscevo. / LAURENDI Domenico: ah, quello, si, si, si. / CREAZZO Antonino: ... (incomprensibile)... . / LAURENDI Domenico: ed è Funzionario? / CREAZZO Antonino: ora ... (incomprensibile — parla lontano dal microfono)... tre mesi ... (incomprensibile — parla lontano dal microfono)..., allora, io ho dato ordine ... (incomprensibile).... / LAURENDI Domenico: (tossisce) hanno parlato un avvocato e l'altro deve parlare ora. / CREAZZO Antonino: a quello che ... (incomprensibile)... come ti dicevo io oggi che è un fratello. /......... / CREAZZO Antonino: non so che fa, non, sicuramente non fa niente, io voglio dire, perché non è nelle condizioni oggi per poter fare niente ... (incomprensibile — si sovrappongono le voci).... / LAURENDI Domenico: ma mag, magari che fa ...(incomprensibile).... / CREAZZO Antonino: sta aspettando il trasferimento. / LAURENDI Domenico: eh. / CREAZZO Antonino: o qualcosa del genere. / LAURENDI Domenico: eh. / CREAZZO Antonino: ormai lui, secondo me, non va più. / LAURENDI Domenico: e questo chi, chi era, cognato di ZAPPALA', chi era? / CREAZZO Antonino: cugino. / LAURENDI Domenico: cugino. / CREAZZO Antonino: primo cugino, perché secondo me lo devono cacciare. / LAURENDI Domenico: io non mi ricordo. / CREAZZO Antonino: si, qualche, qualche manicomio. / LAURENDI Domenico: si, si, si. / CREAZZO Antonino: gli ho detto: "guarda a me mi hanno chiesto ... (incomprensibile)... " che avevo là, era uno nazionale mandato. / LAURENDI Domenico: si. / CREAZZO Antonino: ...(incomprensibile).... / LAURENDI Domenico: eh. / CREAZZO Antonino: e ancora e con me ...(incomprensibile).... / LAURENDI Domenico: si, si, .. quindi gli dai. / CREAZZO Antonino: no, a me dammi tutte cose ... (incomprensibile)..., potevo andare, pure, in un altro posto (n.dr. dice testualmente: "potiva iri puru a n'altra vanda"), vediamo che dice. / LAURENDI Domenico: vedi che dice questo. / CREAZZO Antonino: ... (incomprensibile) .... / LAURENDI Domenico: che io, io, uu, qualche altra cosa avevo visto pure io, eeeeh.").

L'obiettivo era quello di essere eletto a tutti i costi. E non importava con chi: Creazzo ribadisce di volersi candidare e di puntare all'elezione, ma che ancora esplicitamente non si era schierato, perché "corteggiato" da più parti. Il dialogo con Laurendi è, peraltro, di estrema rilevanza in quanto i due fratelli Creazzo si confrontavano con lui anche in merito alla scelta di campo da fare, ossia alla "sacca" politica alla quale aderire per avere le massime garanzie possibili di elezione. Venivano quindi passati in rassegna l'UDC, la Lega, Forza Italia, la sinistra con Oliverio, la lista civica, Fratelli d'Italia. Tutto avrebbe fatto brodo, a dispetto di ogni ideologia politica, di ideali e credo, purchè il Creazzo potesse essere eletto e prima ancora potesse avere le maggiori possibilità di vittoria.

Nella vicenda interviene anche il boss Cosimo Alvaro, già dominus di alcuni locali della movida a Reggio Calabria ad Alvaro, Laurendi rappresenta che, grazie all'intercessione di Antonino detto "Nino" Creazzo, era riuscito ad avvicinare uno dei giudici della Corte di Appello di Reggio Calabria e preannunciava di disporre di altro contatto, un dottore, che doveva avvicinare il giudice dr Minniti, che, però veniva visto come un magistrato meno abbordabile e quindi più difficilmente corruttibile ("ALVARO Cosimo: Novità? / LAURENDI Domenico: Eeeee a quello ... (incomprensibile)..., ad uno l'ho 'arrivato "i Ora arrivo il nuovo relatore. / ALVARO Cosimo: con quello come è finito? / LAURENDI Domenico: no, che non c'è. / ALVARO Cosimo: ah, ok .., ah, ok! / LAURENDI Domenico: Suo cugino ... eeee ... è un altro che lavora, fa, capisci, le stesse cose ... eeee ... niente, sta facendo una, una carriera (fonetico). / ALVARO Cosimo: Uhm! E il ...(incomprensibile)... LAURENDI Domenico: ... (incomprensibile)... / ALVARO Cosimo: ...(incomprensibile)... / LAURENDI Domenico: ora è .... a quell'altro ... a MINNITL / ALVARO Cosimo: Uhm! / LAURENDI Domenico: un medico che .. lo conosce! Con l'intervento di questo. / ALVARO Cosimo: MINNITI? / LAURENDI Domenico: ah? / ALVARO Cosimo: E' indegno!' ). Laurendi continua la sua esposizione e raccontava a Cosimo Alvaro che Creazzo Antonino si era anche recato a Roma per trovare "un aggancio pesante" e corrompere i magistrati. Il 25 aprile 2019, Laurendi relaziona al capo Cosimo Alvaro i movimenti della cosca attuati per "aggiustare i processi" che vedevano coinvolti esponenti del clan; cosca che aveva rinvenuto in Antonino Creazzo un soggetto che disponeva o poteva trovare contatti per arrivare a corrompere i giudici della Corte di Appello di Reggio Calabria ed aveva deciso di acquistare "il servigio" in cambio del sostegno elettorale a Domenico Creazzo nella corsa alla poltrona in seno al Consiglio Regionale .Cosimo Alvaro di aver parlato col suo avvocato per una imminente sentenza tanto che questi gli aveva detto che la Corte di Appello", chiaramente di Reggio Calabria, "non stava funzionando". Si intuisce che Alvaro Cosimo aveva tentato di avvicinare, senza esito, qualche giudice componente del Collegio che doveva occuparsi della sua posizione. ("ALVARO Cosimo:...(incomprensibild... non c'era niente, gli ha detto Francesco: < < sono un po' preoccupato per questa sentenza, parliamo chiaro la Corte di Appello non sta funzionando> > dice ..."). A fronte dell'affermazione del sodale, Laurendi però dice che "c'era uno dei tre che poteva essere avvicinato", con chiaro riferimento ad uno dei tre componenti del Collegio, di cui non veniva fatto il nome. Dalla risposta di Alvaro Cosimo si evincerebbe che la cosca Alvaro aveva già sperimentato la strada della corruzione dei magistrati. Cosimo afferma di aver saputo che le sentenze erano nelle mani dei giudici e che nella vicenda "c'era denaro" che aveva permesso di sovvertire una sentenza (non si comprendeva però quale) a favore di un soggetto che il boss conosceva.

L'indagine eseguita dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria avrebbe dimostrato che, anche dopo che Creazzo Domenico ottenne la candidatura e scese in campo per la poltrona di consigliere regionale, i fratelli Creazzo avrebbe avuto una chiara interlocuzione con la cosca Alvaro, per il procacciamento di voti nei territori dove la stessa esercita giurisdizione mafiosa, ed in particolare si sono rivolti a Domenico Alvaro del ramo denominato "carni i cani" ad Alvaro Cosimo e a Francesco Vitalone. 

Vi sarebbe quindi stato il "nulla osta" dei vertici della cosca Alvaro per la candidatura e il sostegno di Creazzo; che erano stati messi in campo dei ragazzi che giravano "porta a porta" per rammentare agli abitanti cosa (simbolo) e chi (candidato) dovessero votare.Da qui, dunque, l'affermazione, a poche ore dall'apertura dei seggi, dell'appoggio di tutti i ceppi degli Alvaro: " E' da rilevare come, ad esporsi direttamente con i personaggi di calibro mafioso per la raccolta dei voti, per accordo col fratello candidato e scelta strategica ed opportunistica. è sempre e solo stato Creazzo Antonino. non essendo ritenuto conveniente che il personaggio pubblico Creazzo Domenico, con importanti ambizioni politiche. "sporcasse" la sua immagine frequentando o facendosi anche solo vedere in giro con esponenti della criminalità organizzata calabrese" è scritto nelle carte d'indagine.

E' del resto eloquente quanto affermato espressamente da Nino Creazzo in un dialogo intercettato: "Se avessi fatto il carabiniere puoi stare sicuro che Domenico tempo una settimana sarebbe stato arrestato, siccome non ho deciso di farlo, che vadano ad arrestarlo quelli che fanno i Carabinieri. Io non lo so,..io non lo rinnego... cosa diversa è mio fratello... è normale che mio fratello non si può far vedere... non si può fare vedere con Domenico... è naturale, è una cosa giusta, è una questione di rispetto per il ruolo che..."