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“Ndrangheta stragista”, Graviano choc: “Da latitante, incontrai Berlusconi almeno tre volte”

berlusconi forza italiadi Claudio Cordova - "Nel dicembre 1993, mentre ero latitante, incontrai Berlusconi a Milano. Berlusconi sapeva come mi chiamavo. E sapeva che ero latitante da dieci anni. Alla riunione ha partecipato anche mio cugino Salvo e con Berlusconi c'erano persone che non conoscevo. Dovevamo discutere dell'ingresso di alcuni soci nelle società immobiliari di Berlusconi". C'è tanto di non detto nella deposizione di Giuseppe Graviano, ma quello che il boss mafioso dice nell'ambito del processo "'Ndrangheta stragista", in cui è imputato, è dirompente.

"Verso la fine del 1993 - spiega rispondendo in videoconferenza alle domande del pm Giuseppe Lombardo - si tenne una riunione a Milano 3, per regolarizzare questa situazione. Siccome Berlusconi aveva detto di sì mio cugino ha detto di andare a incontrarlo. 'Vediamo che intenzioni ha', disse, ed così è stato fissato l'appuntamento a Milano 3. Fino a quel momento questi soggetti che dovevano entrare in affari con Berlusconi non apparivano". "In quell'occasione fu programmato un nuovo incontro, per febbraio, ma io il 27 gennaio 1994 venni arrestato a Milano, un arresto anomalo...", dice ancora Graviano.

Il boss del rione Brancaccio è imputato a Reggio Calabria, insieme al boss calabrese Rocco Filippone, essendo ritenuto il mandante degli attentati contro i carabinieri, costati la morte ai brigadieri Fava e Garofalo e gravi ferite ad altri quattro militari, con cui la 'ndrangheta ha partecipato alla stagione degli attentati continentali fra il '93 e il '94. L'ipotesi accusatoria, infatti, è che la strategia stragista dei primi anni '90 non sia stata solo una questione siciliana, con la lotta di Totò Riina allo Stato, ma anche qualcosa che ha toccato in maniera forte la Calabria e la 'ndrangheta. E stando al racconto di Graviano, negli anni '80 alcuni boss mafiosi avrebbero preparato un attentato al capo dei capi Totò Riina: "La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'omicidio del giudice Gaetano Costa. Quindi, il signor Riina ha deciso di mettere delle regole, insomma un po'di democrazia, perché non potevano prendere le decisioni solo Salvatore Bontade e Gaetano Badalamenti". E ricorda la costituzione della Commissione di Cosa nostra. "Michele Greco era un uomo di pace, non per niente lo hanno fatto diventare 'Papa' e ha messo delle regole che si dovevano togliere delle vergogne".

"Sto dicendo solo qualcosa, ma ne posso dire molte altre" dice in maniera sibillina Graviano, che in parte decide di trincerarsi sulle intercettazioni registrate nel 2016 nel carcere di Terni con il codetenuto Umberto Adinolfi almeno fino a quando non avrà un computer con il quale poterle ascoltare in carcere. Si tratta di 32 conversazioni tra il boss Giuseppe Graviano e Umberto Adinolfi in cui Graviano parla, tra le altre cose, anche di Silvio Berlusconi. "Ti ho portato benessere, 24 anni fa mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi...", dice Graviano nell'intercettazione registrata. E ancora: "Gli faccio fare la mala vecchiaia... 30 anni fa mi sono seduto con te...".

Sul punto, il pm Lombardo è stato molto critico: "Graviano sta chiedendo un computer su cui potere ascoltare quelle conversazioni, non si può fare alla presenza della guardia penitenziaria? A me sembra paradossale. E' mai possibile che non ci sia un computer nel carcere..."'. Nelle conversazioni intercettate nel carcere di Ascoli Piceno, Graviano parlerebbe anche degli anni delle stragi, della sua latitanza, del suo arresto, delle modalità di concepimento del figlio e non mancano anche riferimenti a Silvio Berlusconi. Gravi le affermazioni sul conto dell'ex premier e leader di Forza Italia: "Da latitante ho incontrato Berlusconi almeno per tre volte. Fu mio nonno ad avere i contatti con gli imprenditori milanesi. Poi, quando è morto mio padre, mi prese in disparte e mi disse 'Io sono vecchio e ora te ne devi occupare tu'. Poco dopo mio nonno, che aveva più di 80 anni, morì".

"Già nel 1992 Berlusconi annunciò a mio cugino Salvo che voleva entrare in politica" prosegue Graviano. L'excursus in aula al cospetto della Corte d'Assise presieduta da Ornella Pastore, riguarda la fusione, di fatto, tra Sicilia Libera, movimento separatista dietro cui si celava Cosa Nostra, e Forza Italia, con l'ingresso dei membri del movimento all'interno del partito fondato da Berlusconi. "Con Berlusconi cenavamo anche insieme. E' accaduto a Milano tre in un appartamento". Ma il boss mafioso rincara la dose: "Tramite mio cugino avevamo un rapporto bellissimo". Insomma, le dichiarazioni di Graviano, nonostante il "non detto" in puro stile mafioso, scuotono le fondamenta di un'intera stagione politica, quella nata dalle ceneri di Tangentopoli.

Poi, però, qualcosa sarebbe cambiato.

"Berlusconi fu un traditore, perché quando si parlò della riforma del Codice penale e si parlava di abolizione dell'ergastolo mi hanno detto che lui chiese di non inserire gli imputati coinvolti nelle stragi mafiose". Il Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo gli ha letto l'intercettazione del 19 gennaio 2016 quando, conversando con il boss Umberto Adinolfi, disse: "Berlusconi prese le distanze e fece il traditore". E oggi conferma quella frase e spiega i motivi di quel 'tradimento'. "Un avvocato di Forza Italia mi disse che stavano cambiando il Codice penale - dice ancora Graviano - e che doveva darmi brutte notizie. Perché in Parlamento avevano avuto indicazioni da Berlusconi di non inserire quelli coinvolti nelle stragi. Lì ho avuto la conferma che era finito tutto. Mio io cugino Salvo era morto nel frattempo per un tumore al cervello. E nella riforma del Codice penale non saremmo stati inseriti tra i destinatari dell'abolizione dell'ergastolo". E aggiunge: "Questo mi portò a dire che Berlusconi era un traditore".