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Antonio Uricchio al Master dell’Università della Calabria: “L’intelligence ambientale va condivisa come bene universale perché anticipa catastrofi e pandemie”

Antonio Uricchio, professore di diritto Tributario presso l'Università "Aldo Moro" di Bari e Presidente dell'Anvur, ha tenuto una lezione dal titolo " Controlli Ambientali e Finanziari tra Diritto, Intelligence e Satelliti" nl corso del Master in Intelligence dell'Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri, Uricchio si è dapprima soffermato sul significato etimologico del termine Intelligence, spiegando che la sua radice etimologica deriva dall'espressione latina "intus-legere" ossia capire ciò che è dentro di noi, quello che è lontano dal nostro sguardo.

"L'intelligence - ha affermato - è uno strumento per decidere. Ma per farlo bisogna prima capire quello che ci circonda. L'intelligence è una disciplina che non ha confini, è luogo ideale di contaminazione, poiché ha una natura sia antropica sia bionica. Antropica perché la Human intelligence, ossia l'intelligence degli esseri umani, utilizza sia gli agenti che gli strumenti di discipline umane, mentre è bionica attraverso la geo-intelligence, ossia l'intelligenza della terra, che riguarda il controllo ambientale ed è terreno di indagine e di riflessione strategica per proiettare le decisioni verso il futuro". "L' uomo - ha precisato - per molti secoli ha subito l'ambiente mentre oggi lo sta trasformando in modo sempre più rapido. L'intelligence ha riguardato per molto tempo solo gli aspetti militari legati alla guerra invece oggi rappresenta una strategia del futuro. Riuscire a definire la capacità di bio-intelligence, di geo-intelligence, di open-space dell'intelligence significa ottenere delle informazioni che possono aiutare a gestire l'uomo all'interno del suo ambiente terrestre e dello spazio. Oggi i limes, i confini, sono stati superati e questo deve aiutarci a capire che bisogna guardare più lontano, sviluppando la capacità di acquisire informazioni e metterle a frutto per assumere decisioni utili per il nostro pianeta".

In questo quadro, ha ribadito che "si potrebbe profilare una nuova funzione dell'intelligence legata alla sopravvivenza della specie umana, per non soccombere bei confronti dell'intelligenza artificiale. Gli studi sull'intelligenza si evolvono, mentre fino a poco tempo fa c'era un unico modello: quello umano, che riguardava la raccolta, la catalogazione, l'analisi e l'utilizzo delle informazioni. Oggi assistiamo all'ibridazione tra uomo e macchina e questo comporta dei rischi che riguardano la tutela, l'acquisizione, la manipolazione e l'hackeraggio dei dati".

L'intelligence si colloca nell'ambito degli studi strategici e in questo quadro ogni problema, compreso quello ambientale, va inserito in un'ottica globale. "Il ruolo dell'intelligence ambientale di fronte alle emergenze - ha precisato il professore – deve essere la raccolta delle informazioni da utilizzare nel rapporto tra controllo e comando. Questa logica aiuta a decidere in maniera adeguata e tempestiva su come affrontare le emergenze". "Accanto alle tecnologie tradizionali - ha spiegato - ci sono anche tecnologie più innovative come i sensori, i droni , i satelliti, i micro satelliti, tutti strumenti sofisticati che si affiancano a quelli esistenti per captare informazioni e metterle a disposizione del decisore pubblico".

"Le informazioni ambientali - ha ribadito Uricchio - sono un bene comune, patrimonio dell'umanità, perché servono per prevedere catastrofi come alluvioni ed evitare pandemie".

Il professore ha affermato che "la prospettiva degli studi ambientali è quella della Open ambient intelligence ossia un'informazione condivisa, una informazione universale, un'intelligence democratica e per tutti, che aiuti a risolvere i problemi di ognuno e della collettività".

Uricchio ha concluso evidenziando che le informazioni satellitari ambientali più facilmente acquisibili, come Google Maps", sono possedute società private del web. E questo ovviamente penalizza il ruolo degli Stati.

Vito Uricchio al Master dell’Università della Calabria: “La supremazia quantistica e i controlli ambientali nuova frontiera dell'Intelligence"

Vito Uricchio, ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche e componente della Commissione Grandi Rischi, ha tenuto una lezione su "Controlli Ambientali e Finanziari tra Diritto, Intelligence e Satelliti" al Master in Intelligence dell'Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Vito Uricchio ha parlato dell'intelligenza artificiale come strumento estremamente utile per migliorare le conoscenze umane e l'ambiente in cui viviamo. "L'intelligenza artificiale - ha affermato - consente di avere una conoscenza più vasta e profonda dell'ambiente che ci circonda, ricordando che sono state censite in ambito europeo 100.000 sostanze presenti nell'ambiente.

Uricchio ha poi affrontato il tema degli scenari aperti dall'utilizzo dei computer quantistici che adoperano le leggi della fisica e della meccanica quantistica con una capacità di calcolo impressionante. "Questi computer – ha ribadito - sono in grado in soli tre secondi di fare dei calcoli che prima richiedevano 10.000 anni o addirittura 600 milioni di anni. I super-computer rappresenteranno un valore aggiunto alla potenza della gestione delle informazioni begli Stati per cui la Quantum Intelligence avrà un impatto dirompente nello sviluppo del mondo"

La supremazia quantistica - ha sostenuto - in questo momento nel mondo è detenuta dalla Cina con il computer Jiuzhang. L'Italia con le sue importanti competenze in ambito CNR, INFN e di Università italiane ha ispirato l'impiego dei fotoni del computer quantistico cinese e punta alla supremazia quantistica mondiale.

Il professore ha quindi analizzato il tema della tutela dell'ambiente e a tal proposito ha illustrato un esempio pratico della tutela ambientale, applicato in un territorio specifico come quello della Puglia. In particolare, ha posto l'accento sui problemi che derivano dallo smaltimento illecito dei rifiuti tossici anche in cave abbandonate e nel sottosuolo, che sono gestite a volte da organizzazioni mafiose. Ha quindi approfondito il problema dello smaltimento dei fanghi, dell'inquinamento dei nitrati e delle strategie di indagine impiegate in Puglia.

Uricchio ha evidenziato poi l'importanza della gestione delle banche dati, che consentono un'analisi integrata per supportare le decisioni politiche. "Com'è noto – ha ricordato – il processo classico dell'intelligence riguarda la raccolta, la valutazione, l'analisi e l'interpretazione. In tale ciclo, particolarmente importanti sono le tecniche dei data mining e dei text mining". Per quanto riguarda nello specifico i data-mining ambientali ha fatto riferimento ad un fenomeno molto diffuso che riguarda il rapporto tra la presenza degli orti e la perdita delle reti delle acque potabili, che ha ricadute il prelievo improprio delle acque, peraltro non pagate. Inoltre le perdite che si verificano nella rete fognante ha un impatto rilevante anche sull'inquinamento ambientale. Il professore ha poi ricordato che "l'Italia è un Paese dove il 41,4% dell'acqua immessa all'interno della rete distribuzione si perde, determinando impatti economici ed ambientali con costi elevati per cittadini e amministrazioni pubbliche, l'inquinamento ambientale e la gestione impropria dell'utilizzo dell'acqua". Si è, inoltre, soffermato sulla relazione tra il consumo delle droghe e le tracce di queste sostanze ritrovate nelle acque reflue.

Uricchio ha poi concluso soffermandosi sull'importanza del controllo del territorio che richiede la sinergia virtuosa tra le istituzioni, le forze dell'ordine, il settore privato ed il mondo della ricerca, affinché possano essere sviluppati ed impiegati nuovi mezzi tecnologici a tutela dell'ambiente, come le mini-fotocamere per la videosorveglianza intelligente, i georadar, il rilevatore di gas serra di attività, di particelle gamma, gli sniffer intelligenti e soprattutto l'impiego di satelliti.

In tale quadro le tecniche di intelligence, che consentono di raccogliere imponenti moli di dati, interpretarli e proporli in modo tempestivo ai decisori pubblici ed ai magistrati diventano essenziali.

Il 21 gennaio inaugurazione online della mostra "Fotosgrammi"

Il 21 Gennaio 2021, alle 20.21, verrà inaugurata su Instagram la mostra "Fotosgrammi", realizzata dal Laboratorio di Fotografia del corso di Laurea in DAMS Cinema, Fotografia, Performance dell'Università della Calabria.

Gli studenti, guidati dal professore Marcello Walter Bruno, si sono cimentati nella realizzazione di 100 scatti volutamente sbagliati, ispirandosi a L'errore fotografico di Clément Chéroux.

"Fotosgrammi" è il tentativo di tradurre il titolo originale del saggio dello studioso francese, Fautographie – gioco di parole che mette insieme i termini errore e fotografia –, con un adattamento che in questo caso unisce i termini fotografia e sgrammaticatura.
L'obiettivo del progetto non è quello di mostrare le capacità tecniche dei partecipanti, ma cercare di aprire uno spazio di riflessione su alcuni tipi di errori ricorrenti in fotografia.
La mostra è stata pensata da subito come un evento che doveva essere fruibile digitalmente per far fronte agli impedimenti dettati dall'emergenza sanitaria, che hanno inevitabilmente penalizzato anche il settore artistico. Il profilo Instagram verrà reso pubblico in maniera permanente a partire dall'orario di apertura della mostra e potrà essere visitato digitando @fotosgrammi2020