Cosenza
 

L’appello del Coordinamento Educativo Cosenza alle istituzioni: “Programmare riapertura in sicurezza di tutte le scuole”

Il Coordinamento Educativo Cosenza, nato dalla volontà di diverse organizzazioni cosentine che si occupano dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, pensa alla ripartenza delle attività formative ed educative del prossimo settembre chiamando all'appello tutte le istituzioni locali e regionali.

Con l'obiettivo in autunno di organizzare gli Stati Generali dell'Educazione a Cosenza, con tavoli tematici volti a discutere di diritti, nuove povertà educative e dispersione scolastica, nel frattempo il coordinamento – si legge in un comunicato stampa - rivolge un accorato invito alle istituzioni affinché da subito ci si si adoperi per la riapertura in sicurezza di tutte le scuole, insieme al mantenimento di tutti quei servizi educativi comunali che sostengono le famiglie e che rappresentano presidi sociali irrinunciabili per la comunità (pre e post scuola, asili nido, trasporti e mense scolastiche, ludoteche e centri comunali) .
Le ricadute sociali, economiche e psicologiche dell'emergenza sanitaria in corso pesano come macigni sulle spalle delle giovani generazioni e richiedono inedite ed adeguate risposte ai nuovi bisogni educativi emergenti, secondo un approccio sistemico capace di coinvolgere l'intera comunità educante, istituzioni, famiglie, scuole, organizzazioni del terzo settore.
Occorre avviare al più presto un'operazione di ricucitura sociale, formativa, emotiva, relazionale, affettiva, ludica. Un'operazione che parta da un percorso condiviso e di co-progettazione degli interventi necessari per garantire ben-essere ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze della nostra area urbana.

Il dialogo e l'interlocuzione con i soggetti attivi – prosegue ancora il coordinamento nel comunicato stampa - in ambito educativo deve rappresentare il modus operandi attraverso cui rispondere ai bisogni reali della comunità, evitando politiche ed interventi deboli ed inefficaci.

Gli investimenti sulla riapertura delle scuole lo scorso settembre hanno dimostrato, ancora una volta, che l'assenza di dialogo con i territori, con le scuole, con il mondo dell'associazionismo produce effetti devastanti. La riapertura e la chiusura delle aule scolastiche affidate a sentenze del TAR o alla volontà delle singole famiglie, ha rappresentato un indebolimento del ruolo delle istituzioni e ha manifestato l'inefficacia degli interventi quando gli stessi non sono capaci di sintonizzarsi sui bisogni urgenti e reali delle comunità.
Quanto chiedeva la società civile, vale a dire l'eliminazione delle classi pollaio attraverso un investimento sull'organico scolastico, un nuovo piano dei trasporti, screening periodici ed efficaci, un'edilizia scolastica capace di tenere conto di nuovi modelli didattici e di innovativi ambienti di apprendimento, è stato completamente disatteso ed ha prodotto il perpetrarsi insostenibile di disuguaglianza nelle opportunità formative ed educative.

Tanto ci sarebbe da dire anche sugli investimenti per il periodo estivo. Abbiamo assistito ad una sovrapposizione di finanziamenti ministeriali e, rispetto ai Piani estivi scolastici, ad un'incapacità di raccordarsi con le organizzazioni del terzo Settore, come peraltro previsto dal protocollo di intesa stipulato tra MIUR e Forum del Terzo settore. La comunità scolastica, deprivata ormai da due anni della possibilità di vivere il percorso formativo come occasione di socialità e di relazioni educative efficaci, aveva bisogno di idee innovative e di sperimentazioni inedite, soprattutto di adeguate politiche scolastiche da parte degli enti locali e dell' amministrazione regionale.

Partendo da ciò, diventa necessario ribadire che la nuova stagione del Recovery Fund non può ripercorrere il solco delle esperienze precedenti ma deve rappresentare un'occasione concreta per uscire dal black out educativo in atto.

Per questo diventa urgente che i territori discutano e che le amministrazioni municipali si impegnino anzitutto a favorire interlocuzione e dialogo sui diritti dei cittadini più giovani e la stipula di Patti educativi di Comunità.

In una città in cui pare che sui servizi comunali penda la mannaia del dissesto economico occorre, inoltre, che si lavori all'unisono sulla difesa di tutte le esperienze educative, concordando tavoli ed occasioni in grado di individuare strategie politiche atte a favorire la tenuta dei servizi e la salvaguardia di opportunità educative pubbliche per tutti e tutte.