Cosenza
 

A Cosenza un candidato ogni 27 elettori. Lo sdegno di Francesco D’Ambrosio (e non solo)

dambrosiofrancesco18aprdi Francesca Gabriele - Il discorso del candidato a consigliere comunale a sostegno di Lucio Presta, Francesco D'Ambrosio, non fa una sola grinza e riprende quel discorso dei "voto zero" di cui abbiamo scritto nei giorni scorsi evidenziando anche una questione di fondo importante che è quella della (non) etica e anche della (non) morale di chi, pur di vincere una competizione elettorale, arruola di tutto e di più. Che una competizione preveda il finale con la vittoria è concetto indiscutibile, com'è indiscutibile la sfrontatezza con la quale si estremizzano le regole del gioco indifferenti anche al sempre più crescente astensionismo e distacco delle persone normali dalla politica, da chi la rappresenta e peggio ancora di chi finge di non rappresentarla.

"Un candidato – scrive Francesco D'ambrosio - ogni ventisette elettori. Ora, è ovvio che almeno venti candidati supereranno la soglia dei duecento / trecento voti e, quindi la platea elettorale non sarà di 40mila ma detratte le preferenze di questi (circa 6mila voti), essa si riduce a 35mila (sempre su base teorica), quindi ricapitoliamo: togliamo i venti candidati che si aggiudicheranno i 6mila voti di preferenza), 35mila diviso 1356 è uguale a 25.8, un candidato candidato ogni 25, 8 elettori. Una vergogna, un mercimonio senza fine, un reticolo di "scambi", di promesse, d'illusioni, di degrado. Il sindaco eletto si ritroverà a ripetere la triste esperienza di questi anni. Succube di un consiglio comunale che gli renderà la vita difficile. Di cosa discutono le grandi forze politiche? La lente d'ingrandimento piazzata su queste elezioni ci restituirà tra qualche mese fatti e misfatti che faranno piangere "lacrime napulitane" a tanti. Già ora iniziano a originarsi fatti, vicende, episodi di malcostume che prontamente – garantisce D' ambrosio - denunceremo e propagheremo, affidandoli prima ai candidati sindaci e poi a chi ha il dovere di sovrintendere a una competizione "pulita". Ora, ci provi, per una volta, ad alzare il dito, chi si sente migliore degli altri.