Catanzaro
 

Mascherine e sciarpe rosse in piazza Matteotti. Sit in della Cgil Area Vasta di Catanzaro-Crotone-Vibo nella Giornata internazionale per i diritti della Donna

"Il problema è la violenza maschile contro le donne e non possiamo fare più finta di niente. Perchè siamo noi uomini i violenti, e non ci sono scappatoie". Lo dicono gli uomini della segreteria provinciale della CGIL Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo che - in questa Giornata internazionale per i diritti della Donna - hanno scelto di responsabilizzare l'universo maschile puntando sulla consapevolezza: "E' necessario prendere coscienza del fatto che la violenza sulle donne è un problema soprattutto degli uomini, e non si può più far finta di niente". E' quanto afferma il segretario provinciale della CGIl Area Vasta, Enzo Scalese, schierato assieme ai tanti colleghi che si sono ritrovati in piazza Matteotti, in prossimità del Tribunale di Catanzaro, per dare un segno tangibile della partecipazione a quella che vuole essere una battaglia di responsabilità e rispetto da portare avanti tutto l'anno. Mascherine e sciarpe rosse al collo, i dirigenti della CGIL di tutte le categorie, schierandosi per il sit in, hanno letto parte dell'appello nazionale – sottoscritto anche dalla segreteria provinciale dell'Area Vasta – su www.abbiamounproblema.it.

"Il problema è la violenza maschile contro le donne e non possiamo più fare finta di niente. Perché siamo noi uomini i violenti, non ci sono scappatoie – si legge infatti nell'appello -. È una violenza strutturale che ha radici profonde e tante facce, il femminicidio è solo quella più estrema e più visibile. Vive nelle azioni quotidiane, nel lavoro, nella società, negli stereotipi e nella cultura, in famiglia, nel rapporto di coppia. La parità di genere perde di senso se si trasforma in un artificio retorico dietro al quale ci nascondiamo e ci mettiamo a posto la coscienza. Dobbiamo uscire dal torpore e dall'indifferenza dei nostri pensieri e delle nostre intenzioni. Come uomini dobbiamo rompere quel silenzio assordante nel quale siamo colpevolmente avvolti. Deve arrivare per noi il tempo della consapevolezza e della responsabilità. E di una modifica radicale della società, che è ancora profondamente patriarcale, sessista e maschilista".

"Il numero delle donne che subiscono violenza, e ancora di più quello delle donne che vengono uccise, cresce in maniera preoccupante – rimarca Scalese – e sono incrementati soprattutto nel periodo della pandemia perchè si tratta di delitti che si consumano principalmente in ambito familiare. Pandemia che ha amplificato la fragilità delle donne sui luoghi di lavoro, soprattutto in settori specifici come quello del turismo, delle pulizie, del servizio mense, le operatrici del mondo dello spettacolo e della cultura, giusto per citare qualche esempio dove l'incremento della precarietà già radicata pesa tutta sulle spalle delle donne. Il femminicidio non è un fenomeno che può essere affrontato solo in maniera repressiva: il nostro obiettivo deve essere azzerare il numero delle donne che muoiono per mano di chi dice di amarle, e possiamo farlo solo se ci sono uomini che decidono affrontare la problematica dal punto di vista sociale e culturale ammettendo che sono loro ad avere un problema con la violenza".