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Cartelloni del “No” nel Palazzo di Giustizia, l’Organismo Congressuale Forense: “Rimozione immediata per tutelare neutralità e fiducia dei cittadini”

L’Organismo Congressuale Forense aderisce con fermezza alla richiesta del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria per la rimozione dei cartelloni propagandistici referendari che il Comitato del no dell’Associazione nazionale magistrati ha apposto all’interno del Palazzo di Giustizia, addirittura negli spazi dove viene esercitata la giurisdizione.

 

Il Consiglio dell’Ordine di Reggio Calabria, con lo stigmatizzare immediatamente la avvenuta trasformazione del Palazzo di Giustizia in un luogo di propaganda politica ad opera del “comitato del no”, ha esercitato quella funzione di tutela dei diritti di tutti i cittadini che è compito fondamentale dell’avvocatura, rimarcando in modo ineccepibile che “il Palazzo di Giustizia e i suoi locali non sono luoghi di parte: rappresentano uno dei presidi più alti delle istituzioni democratiche, lo spazio in cui si amministra la giustizia in nome del popolo italiano e in cui deve essere coltivata come valore assoluto la neutralità politica delle istituzioni”.

 

E’ veramente singolare che il comitato dell’Anm, che dichiara la contrarietà alla riforma in ragione della necessità di garantire la separazione dei poteri e l’autonomia dei magistrati dalla politica, dimostri poi in questo caso una totale assenza di cultura della giurisdizione, giungendo a ritenere che la contesa politico-elettorale possa svolgersi all’interno del Palazzo di Giustizia, proprio dove il cittadino deve avere una sola percezione, ossia che il giudice applica la legge senza alcun condizionamento interno o esterno. L’esposizione dei cartelloni nel Palazzo di Giustizia inevitabilmente dà al cittadino l’idea di una commistione tra la amministrazione della giustizia e le battaglie politiche. In più, si attua una vera e propria strumentalizzazione di luoghi istituzionali, fornendo la percezione distorta che solo le ragioni di una delle parti appartengono al mondo della giustizia e ai luoghi che la rappresentano. E ciò non è ammissibile proprio per la natura di quei luoghi e per la terzietà dalla politica che li deve connotare.

 

Va ribadito che i luoghi della giustizia non appartengono nè alla magistratura nè all’avvocatura e, al contempo, si deve prendere atto di come ancora una volta l’Anm e i suoi comitati prendono iniziative che appaiono il frutto di una concezione proprietaria della giustizia. L’OCF evidenzia che la rimozione immediata dei cartelloni è necessaria al fine di non intaccare la fiducia del cittadino nella giustizia e a tutela, anche, della immagine di indipendenza e di equilibrio dei magistrati che esercitano con impegno l’attività giurisdizionale.

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