“Pane e coraggio ci vogliono ancora che questo mondo non è cambiato, pane e coraggio ci vogliono ancora sembra che il tempo non sia passato” - Ivano Fossati
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Assoluzione con formula piena per Massimo Ripepi

Riceviamo e pubblichiamo:

“Buongiorno a tutti!

mi chiamo Ilenia e per affetto e correttezza, verso chi ingiustamente è stato oggetto di un’onda mediatica, ovvero MASSIMO RIPEPI, che ammiro e verso cui provo un affetto puro e sincero per tutto cio che fa per la sola fede nella persona di Gesu’ Cristo, Unico e Vero Dio, ..per tale motivo scrivo anche a voi giornali (tale mio post che potete trovare anche pubblicato su mio profilo FB), affinchè sia dato lo stesso spazio  alla notizia di “ASSOLUZIONE CON FORMULA PIENA, PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE” come da ordinanza emessa in data 17/02/2026 dal Tribunale di Reggio Calabria.

CREDO CHE SIA UN ATTO DOVEROSO DA PARTE DI TUTTI VOI! SPERO che tale mail non rimanga infruttifera, ma possa essere di stimolo a tutti voi, che siete i soggetti che muovono le fila, nella memoria collettiva! Grazie

Finalmente giungiamo al termine di un calvario giudiziario, e ancor prima mediatico,  che Ti e CI ha coinvolto: il Tribunale di Reggio Calabria, ieri 17/02/2025, ha pronunciato la sentenza di ASSOLUZIONE PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE, in ordine al reato di favoreggiamento personale.

Massimo, sei e noi con te, siamo stati travolti da un’ondata di esposizione pubblica, ancor prima che il tribunale avesse accertato fatti e dichiarazioni.

Quanto avvenuto deve farci riflettere tutti, perché oggi, l’informazione corre più veloce della giustizia, ma soprattutto l’agogna mediatica precede la verità. 

Oggi sentiamo comunque il peso di un’assoluzione (ovvia, evidente, e certa, senza equivoci!che arriva dopo, lasciando comunque tracce profonde, e spesso irreversibili…perché quando arriva l’assoluzione piena, specie “perchè il fatto non sussiste”, la verità giudiziaria fatica a inseguire il rumore che l’ha preceduta.

Per questo credo che sia necessario, alla luce di questo increscioso e compulsivo calvario -subito ingiustamente- una presa di coscienza da parte di tutti, autorità competenti, enti preposti, soggetti interessati, giornalisti, ma e soprattutto da parte dell’intera comunità.

Dobbiamo difendere e tutelare il prossimo, e cosi facendo anche noi stessi!

Non deve più accadere che un’indagato (ma tu non eri neanche indagato!diventi colpevole per anticipazione, oggetto di un processo parallelo celebrato nelle redazioni giornalistiche, sui social, e talk show, che alimenta una percezione di colpevolezza che precede qualsiasi sentenza!

Quando arriva la notizia dell’assoluzione, tale notizia non occupa, molto spesso, i medesimi spazi rispetto a quella di un indagine o processo o addirittura un’arresto!  Nella memoria collettiva, purtroppo l’ombra del sospetto rimane più a lungo della luce della sentenza.

In un contesto mediatico, spesso anche l’assoluzione, può passare inosservata, perché non genera lo stesso impatto emotivo di un’accusa clamorosa, lasciando il soggetto mal capitato, in un archivio digitale che non dimentica!

Pertanto, alla luce di un calvario lungo 5 anni in cui Massimo Ripepi, la sua meravigliosa famiglia e la nostra meravigliosa comunità cristiana (di cui mi onoro di appartenere!!!), abbiamo ingiustamente subito, – oggetto di narrazioni mediatiche fuori da ogni verita’ dei fatti e anche giuridica,  credo sia giusto, corretto, dare intanto e almeno lo stesso rilievo della proclamata ASSOLUZIONE che si è dato al sospetto di colpevolezza, in quanto non solo sarebbe un gesto di correttezza professionale e deontologica, ma un dovere etico da parte di tutti!”.

Ilenia Lombardo

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